Il rarefatto e lieve mondo dei quanti

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Non mi pare che Carlo Rovelli citi mai Calvino in questo suo ultimo saggio, Helgoland, sulla fisica quantistica (un piccolo capolavoro di divulgazione scientifica), ma credo che all’autore delle Lezioni americane sarebbe piaciuto non poco.
Se nella prima parte del libro viene ricostruita la genesi della teoria, a partire dall’assurda idea che venne in mente a un giovanissimo Heisenberg abbarbicato alle rocce di una ventosa isola del mare del Nord, con i successivi contributi del gruppo di fisici geniali raccoltisi attorno a Bohr negli anni ‘20 del ‘900 (Pauli, Jordan, Dirac), e poi Born, Schrödinger e altri, per giungere alla straordinaria conclusione della “granularità” del mondo, della sua indeterminatezza ed infine al concetto-chiave di relazione – mi pare che l’avvio della seconda parte (quella più filosofica) ha proprio a che fare con la levità e leggerezza della materia, con l’invisibilità spesso evocata dalla scienza, che tanto avevano colpito Calvino sul finire del secolo. “Il rarefatto e lieve mondo dei quanti”, intitola Rovelli uno dei paragrafi, dove spiega: «il mondo dei quanti è quindi più tenue di quello immaginato dalla vecchia fisica, è fatto solo di interazioni, accadimenti, eventi discontinui, senza permanenza. È un mondo con una trama rada, come un merletto di Burano» (92).
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Leibniziana 1 – Stranezza di monade

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La Monadologie di Gottfried Wilhelm Leibniz, un testo scritto in francese risalente al 1714, e che si può dire sia il lascito sistematico del grande pensatore tedesco, mi ha sempre affascinato. L’avevo incontrato all’inizio del mio percorso filosofico, dopo aver seguito il mio primo corso di Filosofia teoretica con Giovanni Piana, il quale lo aveva messo in bibliografia come esemplificativo della via metafisica alla filosofia (laddove l’altra era l’empiristica), all’interno di quella che doveva essere un’introduzione alla filosofia (e al suo linguaggio) per neofiti. Io oltretutto neofita lo ero davvero, dato che non avevo fatto filosofia al liceo, né avevo mai letto un testo scritto da un filosofo. Già il nome “monadologia” dovette apparirmi inquietante – ma mi armai di pazienza, e cercai di penetrare in quel ginepraio concettuale per me assolutamente nuovo.
Qualcosa dovetti capire, visto che presi 30, ma quel che mi rimase in mente fu – al di là del contenuto del sistema di Leibniz – la sua forma. Un testo di pochissime pagine, formulato in 90 brevi proposizioni (talvolta di poche righe), che intendeva riassumere in sé un intero sistema filosofico, una visione globale del mondo, del cosmo, della conoscenza, del destino umano. Una sfida grandiosa – al di là della sua riuscita o meno.
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Introduzione alla filosofia – 1. Gli inizi

(Pubblico qui, a beneficio dei miei “allievi”, la prima delle tracce del corso propedeutico alla filosofia che sto tenendo presso la biblioteca di Rescaldina. È un ciclo di sei lezioni – dunque la programmatica impossibilità di trattare esaurientemente uno qualsiasi dei pensatori, concetti o problemi della storia della filosofia. Diciamo che si tratta di un “aperitivo filosofico” per palati a digiuno, ma affamati e motivati dal desiderio di conoscere. Magari qualche lettore del blog, pur avendo ormai consumato parecchie cene, può trovarle utili o interessanti. Naturalmente saranno un po’ insapori e incolori, inevitabilmente “prosciugate” in favore della sintesi, oltre che prive del variegato gusto dell’oralità, delle digressioni, delle domande, del dialogo, dell’interazione tra le persone – insomma, più “lettera” che “spirito”).

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1.
Di fronte al “mostro sacro”.
Già solo a sentir nominare la parola “filosofia”, si è portati a pensare a qualcosa di troppo difficile (se non incomprensibile), di astratto (se non astruso), lontano dalla realtà, per pochi, inutile…
C’è del vero, ma anche del falso in questi “luoghi comuni” (e così ci abituiamo fin da subito ad una delle specialità filosofiche: i paradossi!).
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