Posts Tagged ‘descartes’

Antropocene 5 – Homo deus

sabato 16 febbraio 2019

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Il termine Antropocene fu coniato negli anni ’80 dal biologo Stoermer, e ripreso dal chimico olandese Paul Crutzen nel 2000 per sottolineare il cambio di paradigma nella definizione delle ere geologiche: non siamo più nell’Olocene, ma nell’Antropocene, cioè nel periodo in cui è la specie umana a determinare le condizioni generali di vita nel pianeta. Questo smottamento è dovuto essenzialmente alla principale delle caratteristiche specie-specifiche di homo sapiens, la più variabile delle sue invarianze biologiche, ciò di cui parleremo principalmente stasera – Nostra Signora Tecnica.

Possiamo ritenere che la tecnica [dal greco téchne: arte, saper fare,  da intendersi sia come imitazione che come manipolazione della natura: ciò che è artificiale ed artefatto, contrapposto a naturale] sia la facoltà di costruire protesi e dispositivi, la potenza di agire sull’ambiente esterno e su di sé (a fini adattativi e trasformativi) – ciò che è coessenziale alla stessa natura umana. Ovvero: l’essere umano non è concepibile senza le proprie capacità tecniche, non esiste un homo sapiens che non sia tecnico.
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L’anima? Nient’altro che un grafema!

mercoledì 21 marzo 2012

[Sommario: New Realism – Dualismo immaginario – La lettera e lo spirito – Mente-tabula – Lo spirito in un iPad – Il corpo di Spinoza – La macchina di Cartesio – L’automa di Leibniz – Homme machine – L’osso hegeliano – Scritture essoteriche]

Ho letto con molto interesse Anima e iPad di Maurizio Ferraris. Mi è piaciuto innanzitutto il tono ben poco accademico, non so dire se per le eventuali contaminazioni popsophiche o per quel piglio militante che fa dell’autore uno dei più convinti assertori del cosiddetto nuovo realismo in filosofia (so che è uscito in questi giorni per Laterza il suo Manifesto del nuovo realismo, i cui contenuti essenziali si trovavano già in un articolo comparso su La Repubblica dell’8 agosto 2011 ). Il costante riferimento a pratiche sociali, linguaggi audiovisivi, film, letteratura, canzoni, fatti di cronaca e aneddoti rende piacevole la lettura, anche se immagino possa far storcere il naso a certi filosofi un po’ ingessati, nonostante l’eventuale professione di postmodernismo. Comunque mi interessa poco dare etichette o valutare le mode filosofiche del momento, e dunque vado subito al nocciolo.
Le tesi di fondo – per lo meno quelle che mi sembrano più interessanti e in sintonia con le questioni più volte discusse in questo blog – sono almeno due, che è poi una soltanto, e che si può inscrivere nel dibattito su che cosa si debba intendere per natura umana, e, conseguentemente, sulla peculiarità spirituale delle produzioni umane:
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Introduzione alla filosofia – 4. La filosofia moderna

lunedì 21 marzo 2011

Il nodo principale che affronteremo questa sera, e che attraversa tutta la filosofia moderna, specialmente da Cartesio in poi, riguarda il rapporto tra soggetto e oggetto. La costituzione di questi due termini e la loro cangiante e problematica relazione.

1. Medioevo e modernità
Ma facciamo prima qualche passo indietro.
Ci siamo lasciati alle spalle un intero millennio, quello che è stato definito Medio-evo, età di mezzo. L’età che separa l’antichità (o la classicità) da quella che evidentemente si ritiene una nuova era (guarda caso in concomitanza con la scoperta – o meglio, la conquista – di un Nuovo Mondo).
Possiamo schematizzare questo passaggio con una successione categoriale di ciò che catalizza l’attenzione dei filosofi, e di ciò che finisce per caratterizzare lo spirito delle epoche che si vanno succedendo:

Dio – natura – uomo

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Sum ergo cogito (aliquando)

giovedì 10 giugno 2010

(Con buona pace di Cartesio…)

Sono terra
i passi che la calcano
le foglie che calpesto
la polvere che sta all’inizio
e alla fine
la trasmutazione degli elementi
i corpi che ingoio
i corpi che ingoiano me
la sostanza di cui tutte le cose son fatte
io tra tutte le cose
tutte le cose in me
muto e riposo
dalla/sulla/nella/sotto
terra

Sono acqua
circolazione di liquidi
fiumi e cascate
che sento percorrermi le viscere
o gocce impercettibili
liquefazione nel caldo
solidificazione nel gelo
tutt’uno con lo scorrere
delle cose
del tempo
arché e destinazione
fino al grande mar
dell’essere

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Terza cronaca: bambini cartesiani, pitagorici e spinozisti

lunedì 28 dicembre 2009

Incontro troppo didattico il terzo, quasi una lezione. Non può funzionare, e infatti non funziona. D’accordo le grandi domande, l’inizio dell’universo, l’arché o il big-bang (un nome che fa sempre molto effetto) in salsa greca. Però… Vabbé, io ci provo lo stesso: “adesso vi racconto alcune delle ipotesi fatte dai primi filosofi greci“.
Per cominciare l’acqua di Talete. Come mai proprio l’acqua? Alcune risposte arrivano. Sui quattro elementi di Empedocle hanno un bel po’ di reminiscenze che risalgono alla prima elementare, e funzionano sempre (le insegnanti hanno una strana predilezione per i quattro elementi…). Quando tiro fuori la faccenda dell’odio e dell’amore, però, rimangono un po’ perplessi. Glieli ritraduco come attrazione e separazione, ma cominciano a dar segni di cedimento.
Quasi nessuno, con mia sorpresa, ha sentito parlare di atomi, e quindi non è facile far passare anche Democrito. Rinuncio alla quarta ipotesi – quella di Pitagora (che però conoscono e associano correttamente a numeri e forme geometriche) e mi accingo a salutarli. Tra l’altro sono troppo agitati, si distraggono facilmente, sarebbe del tutto inutile proseguire.
(Anche se sono molto soddisfatto perché una bambina è riuscita a seguirmi fino in fondo ed è arrivata con la sua testa alla conclusione che visto che il nulla è uno scandalo per i primi filosofi greci – questa faccenda del nulla li ha molto colpiti, lo tirano fuori ogni due minuti! – che dal nulla non può venir fuori qualcosa, allora non resta che pensare che il mondo è da sempre, è eterno. Mi dovrò accontentare di questa – solitaria – conclusione, poco condivisa dagli altri).
Faccio, appunto per andarmene, quando un’altra ragazzina, rossa come un peperone, mi blocca e mi chiede di spiegarle l’espressione, che una delle maestre aveva maldestramente utilizzato alcuni giorni prima, cogito ergo sum.
“‘Sti cazzi!” – penso io (penso, mica lo dico, ovvio).

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IL CUORE DI CARTESIO

lunedì 27 ottobre 2008

Nel rileggere il Discorso sul metodo di René Descartes, molto più delle pur geniali intuizioni della seconda e della quarta parte, mi hanno colpito e fatto riflettere le pagine della quinta parte, là dove viene descritto con grande perizia il funzionamento del cuore e del sistema circolatorio. Mi sono quindi chiesto perché mai Cartesio abbia scelto di inserire quel piccolo trattato a sé stante, all’interno di un testo teorico e introduttivo al discorso filosofico e scientifico in generale. Vi sono alcune risposte possibili: la più ovvia è quella dell’illustrazione pratica di quei principi. Dopo averli brevemente elencati, vengono messi subito all’opera. C’è poi la questione del rapporto tra metodo deduttivo (utilizzato specialmente nella parte quarta) e metodo induttivo. Ed infine, non ultimo, l’esposizione di un esempio insieme utile ed interessante di applicazione della teoria meccanicistica. Ma ripercorriamo brevemente il Discorso, esponendone gli snodi e i principi fondamentali, prima di provare a rispondere.

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