Posts Tagged ‘destra/sinistra’

Destra sinistra sovranismo liberismo

giovedì 31 maggio 2018

Pur nella sua sconsiderata brutalità, la frase attribuita al commissario europeo Oettinger “I mercati insegneranno agli italiani a votare”, rivela il nodo attorno a cui ruota ormai quella che appare sempre di più la futura polarizzazione elettorale (in Italia e non solo): sovranisti contro europeisti, (ma sarebbe meglio dire liberisti), destinata ancor più del recente passato ad oscurare quella di destra e sinistra, sempre più svuotata dei tradizionali significati che per un paio di secoli l’hanno caratterizzata.
La Lega sovranista, una sorta di neo-NSDAP, al momento egemone nel dibattito, sfrutta lo slogan “padroni a casa nostra”. Niente di più falso e fuorviante di quello slogan: siamo sempre ospiti di passaggio, entro sfere crescenti di necessità, dei luoghi fisici e sociali nei quali ci troviamo a vivere. Che non vuol dire che non si possano modificare, ma che occorre avere coscienza profonda e rigorosa delle condizioni date per poterlo fare, per non parlare degli obiettivi che ci si propone.
(Oltre al fatto che nessuno è padrone – se non entro la relazione hegeliana di servo e padrone, condizione quantomai dialettica e storicamente determinata, dunque destinata ad essere superata – Aufhebung – tramite il conflitto sociale).
(more…)

Annunci

Analisi politica breve breve

giovedì 24 maggio 2018

Ci fu un tempo, intorno agli anni 2000, in cui sembrò ci potesse essere un’uscita da sinistra dalla dittatura globale del neoliberismo. Poi l’11 settembre, le guerre in Medio Oriente, la crescente precarizzazione sconfissero quei movimenti. Ora sembra imporsi un’uscita da destra in risposta al medesimo problema.
In particolare, la scena politica italiana si presenta come un vero e proprio laboratorio internazionale, col suo essere egemonizzata da due forze cosiddette “antisistema”, opposte e speculari: l’una con un’ascendenza di destra tradizionale, dura e pura, l’altra che si presenta come un movimento-contenitore post-ideologico, in cui ci può stare qualunque cosa – anything goes! Ciò che le accomuna, il loro collante al di là delle differenze, è stata la creazione del capro espiatorio perfetto: immigrati, profughi, tecnocrati, euro, vecchi partiti corrotti – anche qui, anything goes, la colpa è essenzialmente di ciò che da “fuori” mina sovranità e italianità. La presa del potere di queste due forze, senza colpo ferire, è avvenuta attraverso una forma inedita di comunicazione politica, che ha avuto nei social media – con l’appello diretto, quanto generico, al “popolo” – il suo strumento fondamentale (e del popolo paiono aver conquistato tutto – teste, cuori e pance).
In questa occupazione crescente dello spazio politico, che potrebbe arrivare ad intercettare il consenso di 2/3 dell’elettorato – e dunque prospettare o un’alternanza delle due forze, oppure l’antisistema che si fa sistema, con possibili esiti autoritari – ciò che rimane del tutto tagliato fuori sono le forze di sinistra. Quella governativa (che aspirava a rappresentare il medesimo contenitore nazionalpopolare), nata solo per governare, la darei per spacciata (dissoluzione di cui non mi dolgo). Rimangono frange antagoniste sparse, frammentate e carsiche, che al momento appaiono girare a vuoto, smarrite.
Al momento anch’io, altrettanto smarrito, giro a vuoto con loro. Mi rimane il pensiero critico, forte e chiaro. Che forse non è poco di questi tempi.

Proletari di tutto il mondo nazionalizzatevi

mercoledì 9 novembre 2016

usa-election-trump

Confesso che la vittoria di Trump (così come la Brexit di qualche mese fa) non mi ha punto sconvolto, anzi. Mi ha convinto ancor più che occorre andare a fondo nell’analisi di quel che sta accadendo, cambiare paradigmi, rifondare la stessa idea di politica – in un certo senso è come se il mio pensiero critico fosse più eccitato di prima, nonostante l’orrore antropologico che provo per il nuovo presidente della potenza americana. Ma sono più che mai convinto che occorra scindere l’aspetto emotivo (l’orrore, appunto, o il disgusto) dal ragionamento e dall’analisi, che devono farsi più lucidi che mai.
Era stato Slavoj Zizek a dichiarare qualche giorno fa che il voto per Trump avrebbe avuto un significato dirompente sul piano politico – in un’ottica che in passato sarebbe stata etichettata come logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ecco, credo che ora l’ottica sia radicalmente cambiata, e quella formula non valga più. Trump rappresenta piuttosto la sintesi, la punta di diamante (o di merda, se la metafora non piace) di un processo che appariva inarrestabile dai lontani decenni del neoliberismo anglosassone (do you remember il vangelo thatcheriano-reaganiano?).
(more…)

Il grillo che c’è in me

mercoledì 6 marzo 2013

Grillo-piglia-tutto-la-piazza-della-sinistra-lo-slogan-del-Msi_h_partb

“Del resto non è difficile a vedersi come la nostra sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione. Invero lo spirito non si trova mai in condizione di quiete, preso com’è in un movimento sempre progressivo. Ma a quel modo che nella creatura, dopo lungo placido nutrimento, il primo respiro, – in un salto qualitativo, – interrompe quel lento processo di solo accrescimento quantitativo, e il bambino è nato; così, lo spirito che si forma matura lento e placido verso la sua nuova figura e dissolve brano a brano l’edificio del suo mondo precedente; lo sgretolamento che sta cominciando è avvertibile solo per sintomi sporadici: la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l’indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualche cosa di diverso che è in marcia. Questo lento sbocconcellarsi che non alterava il profilo dell’intiero, viene interrotto dall’apparizione che, come un lampo, d’un colpo, mette innanzi la piena struttura del nuovo mondo”.

Potrebbe sembrare strano che per ragionare su quel che sta avvenendo in Italia a ridosso delle ultime burrascose elezioni politiche, si debba addirittura scomodare Hegel. Eppure non è casuale, dato che proprio della razionalità politica si tratta. Il celebre brano che ho trascritto sopra, tratto dalla Fenomenologia dello spirito, schizza per sommi capi quel che succede quando un mondo, un’istituzione od anche una costellazione di significati crollano, e ancora non se ne sono presentati altri con chiarezza all’orizzonte. Hegel rappresenta con linguaggio ed efficacia straordinari il senso di vertigine, di incertezza, persino di sacro terrore che accompagna tali processi.
(more…)