Posts Tagged ‘dickinson’

In this short Life

venerdì 11 agosto 2017

In questa breve vita
che dura solo un’ora
oh quanto – e quanto poco
giace in nostro potere

(una fulminante Emily Dickinson, in soli quattro versi, compendio di voluminosi tomi di filosofia)

Deserto di luce

mercoledì 21 giugno 2017

Se non avessi visto il sole
avrei potuto accettar l’ombra.
Ma la luce rendeva più deserto
il mio deserto.

[Emily Dickinson]

Verità obliqua

martedì 9 maggio 2017

Dì tutta la verità ma dilla obliqua –
il successo è nel cerchio –
sarebbe troppa luce per la nostra
debole gioia
la superba sorpresa del vero –
Come il lampo è accettato dal bambino
se con dolci parole lo si attenua –
così la verità può gradualmente
illuminare – altrimenti ci accieca –

[E. Dickinson]

Corpi biochemiomeccanici – e dissociati

giovedì 6 aprile 2017

Userò la condizione esistenziale di mio padre – violando così la sua privacy o velatezza, del resto lo avevo già fatto alcuni anni fa – senza alcun trasporto emotivo (nella misura in cui ci riuscirò), nella maniera più oggettiva e lucida possibile. Anche perché credo sia, almeno in parte, il suo stesso modo di guardarla. Come se cercasse parole per dirlo e concetti per descriverla – che proverò a prestargli con gli strumenti della filosofia.
Non che la filosofia non debba o non possa essere emotiva (noi siamo sempre in una condizione esistenziale connotata da una certa tonalità emotiva, come direbbe Heidegger) – ma qui occorre innanzitutto fingere l’espunzione dei sentimenti (e del sentimentalismo), prosciugare e ridurre all’osso, cercare l’essenziale. Impietosirsi non serve a capire, anzi sarebbe persino fuorviante.
Parliamo, cioè, della condizione esistenziale di una moltitudine crescente di anziani (ma non solo) integralmente medicalizzati. Un tempo “si moriva” dopo essere vissuti. Oggi si muore vivendo, o si vive morendo. I confini netti (e dialettici, dunque coessenziali) di morte e vita son più sfumati – ma, soprattutto, si sono andate costituendo nuove forme di vita, in una crescente commistione di biologia, chimica e meccanica. Corpi biochemiomeccanici hanno preso il posto degli antichi corpi naturali.
Ciò è sicuramente un progresso – non “si muore” più per caso, o si muore meno – si vive più a lungo, ci si conserva meglio – la quantità è salvaguardata. Ma che ne è della qualità?
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Silence

mercoledì 15 marzo 2017

Nessun silenzio al mondo è più silente
di quello che sopporta
l’anima, e se trovasse voce
sgomenterebbe la natura
e atterrirebbe l’universo.

[E. Dickinson]

Gomitoli sul pavimento sparsi

sabato 18 febbraio 2017

La mia mente sentii fendersi –
come se il mio cervello si fosse spaccato –
Cercai di ricongiungere i due orli –
ma non riuscivo a farli combaciare.

Il pensiero anteriore al successivo
tentavo in ogni modo di allacciare –
ma la sequenza era un groviglio muto –
gomitoli sul pavimento sparsi.

[E.D.]

Finché le nostre labbra raggiunse il muschio

venerdì 4 marzo 2016

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Morii per la bellezza – ma non m’ero
ancora abituata alla mia tomba
quando un altro – morto per la verità –
nel sepolcro vicino fu adagiato –

Piano mi domandò perché ero morta –
“Per la bellezza” – gli risposi – e lui:
“Io per la verità – è una sola cosa”
disse “siamo fratelli”.

Così, come congiunti che di notte s’incontrino –
dall’una all’altra stanza conversammo –
finché le nostre labbra raggiunse il muschio –
e coprì i nostri nomi –

[oggi nessuno, per lo meno in questa parte del pianeta, ambirebbe più a morire per cose piuttosto aliene come la bellezza e la verità; e tutto sommato è un bene, ché di solito quando qualcuno brandisce la spada nel nome della verità produce più danni che benefici; però forse Emily Dickinson ci vuol suggerire una morte più simbolica e trasfigurata, fatta di sottili allusioni, smottamenti delle gerarchie e dei significati; e poi comunque lei muore per la bellezza, non per la verità; che si dissero da una stanza all’altra? e… ma forse è meglio tacere, e coprire quei nomi pudicamente, col muschio di un silenzio più antico di ogni parola sussurrataci dal passato]

Perle di fine anno – 4

mercoledì 30 dicembre 2015

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Io sono Nessuno! Tu chi sei?
Sei Nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare – come una rana
che gracida il tuo nome – tutto giugno –
ad un pantano in estasi di lei!

[Emily Dickinson]

Presi gli arcobaleni per cose usuali

venerdì 18 dicembre 2015

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La felicità è come la brevità –
o ad essa proporzionale,
direbbero le scuole –
il modo dell’arcobaleno –
Un velo
colorato, spiegato dopo la pioggia,
avrebbe la stessa chiarezza
non fosse la fuggevolezza –
che è alimento –

“Potesse durare”
chiedevo all’Oriente
quando la striscia curva
accendeva il mio infantile
firmamento –
e io, dalla gioia,
presi gli arcobaleni per cose usuali,
e i cieli vuoti
per eccezionali –

[Emily Dickinson. Immagine: Sul tetto del mondo, di Girolamo Peralta]

La dissoluta di rugiade!

venerdì 30 ottobre 2015

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Emily Dickinson è una poetessa incendiaria. Una cantrice, come poche altre, della bellezza dell’essere, delle cose e della natura, e – insieme – dell’incongruenza umana (e dell’abissalità divina) – condizione umana che però, dall’assurda soglia su cui si trova in bilico, è pur sempre in grado di evocare l’inferno e il paradiso, la vita e la morte, la comunanza assoluta e la disperata solitudine. Un canto totale per voce e sentimenti.
In questa poesia, definire l’ape “dissoluta di rugiade” e se stessa desiderante “qualche giorno di gala” (nell’originale – some gala day – suona meglio), colloca la Dickinson in un vertice emotivo, e pure filosofico, difficilmente raggiunto da altre voci e menti umane.
Da leggere e delibare piano, a voce alta…

***

Portatemi il tramonto in una coppa,
numerate i flaconi del mattino,
contate la rugiada;
ditemi dove il mattino si spinge,
ditemi quando dorme il tessitore
che ordì l’azzurra vastità!

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