Il dono oscuro

dono-oscuro-hull-libro

Nel corso di alcune settimane, con molta calma e cadenza quasi quotidiana, ho letto questo testo di John Martin Hull, teologo inglese di origini australiane, che ci racconta in forma di diario la lucida cronaca del suo passaggio definitivo alla cecità, intorno ai quarant’anni: si tratta dell’arco temporale che va dall’estate del 1983 alla primavera del 1986, il periodo di attraversamento di un tunnel senza via di uscita, senza alcuna luce in fondo.
E parto proprio da qui, da questa immagine molto precisa, non a caso utilizzata in questo tempo pandemico (non solo medico-sanitario, anche cognitivo e psicosociale): l’attraversamento dell’ignoto che ci dovrebbe condurre verso un’uscita luminosa, un altro stato, un altro mondo. Così non accadrà, e anche se la vaccinazione di massa è la luce salvifica che ci condurrà fuori dal tunnel, il mondo che ci attende rimane più oscuro, ignoto e asfittico del precedente – perché appare, almeno per ora, come la riproposizione incattivita del precedente, con un ulteriore passo in avanti nel processo globale di addomesticamento. Nulla che assomigli a un dono.
Non che per Hull questo “dono” sia stato meno che velenoso e per nulla invocato – ma ci torneremo, perché è nelle ultime pagine, a neocoscienza acquisita, che il concetto di dono compare.
(Il titolo Il dono oscuro è, in verità, la scelta dell’editore italiano, mentre la prima edizione inglese è Touching the rock, titolo dell’ultimo capitolo – e, significativamente, dell’ultima tappa del viaggio verso la cecità profonda – mentre la seconda edizione s’intitola più semplicemente Notes on Blindness).

Continua a leggere “Il dono oscuro”