Posts Tagged ‘disincanto’

Liquida, anzi miasmica (con postilla sul papa e dichiarazione di voto)

sabato 16 febbraio 2013

miasma-n.-2-daniel-cucura

Alla fine di questo post (senza capo né coda, liquido esso stesso un po’ come la società e le categorie del sociologo Zygmunt Baumann), dichiarerò pure le mie intenzioni di voto al prossimo redde rationem del 24 febbraio – sempre che non si volatilizzino nel frattempo, confondendosi con i miasmi sociali, politici ed antropologici della nazione. Nazione incantata per una buona fetta, in queste incerte giornate di fine inverno, dal palco fiorito di una popolare manifestazione canora (una delle poche cose ancora solide, non affette da malefico relativismo). Insomma, sarà un post pseudodadaista.

Buttiamola subito in politica (anche se sarebbe meglio buttare la politica). Ma credo che in Italia non si possa più parlare di politica, quanto di cosche e consorterie che hanno messo le mani su ciò che è comune contendendoselo, e più spesso spartendoselo (non certo in misura eguale ed egualmente colpevole: troppo comodo berciare il ritornello da bar del “tanto sono tutti uguali”). Non è un’altra tangentopoli, quanto piuttosto il consolidamento di quel sistema e di quella crisi che non solo non ha trovato uno sbocco, ma si è fatta permanente. Tutte le uscite dalla politica (la cosiddetta antipolitica, peraltro politicissima ed ideologicissima) hanno paradossalmente consolidato il sistema: così è stato con il leghismo, poi con il berlusconismo, e c’è da temere che così avverrà anche per il grillismo.

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Incantamenti

giovedì 14 aprile 2011

«Questa follia fa parte della magia del capitale.
Sbaglia Max Weber!
La società del capitale è tutt’altro che disincantata!
Io, da parte mia, ho sempre fortemente sottolineato gli elementi magici che la caratterizzano.
E’ questa società che ha sottomesso le forze naturali, ha inventato macchine, ha applicato la chimica all’industria e all’agricoltura (e, ahimé, alla guerra) e ha fatto sorgere quasi per sortilegio (hervorgestampfte) intere popolazioni dal suolo.
[…] Alla fiaba dello spettro del comunismo (dem Marchen vom Genspenst des Kommunismus) io oppongo la realtà della stregoneria del capitale e del non/uomo che ha scatenato eventi ed elementi che non riesce più a controllare».

Fa una certa impressione rileggere oggi, dopo la catastrofe di Fukushima, questa pagina del Faust e Marx di Luciano Parinetto, risalente ad oltre vent’anni fa, soprattutto se si pensa che venne scritta a ridosso di un’altra grande catastrofe tecnonucleare, quella di Chernobyl, che evidentemente poco ha insegnato agli apologeti delle magnifiche sorti e progressive del capitale. Ma era sulla questione dell’incantamento che volevo puntare maggiormente l’attenzione.

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Il 25 aprile, il 1° maggio, la mia “vacatio”, un ragazzino spinozista e un eroe antifascista

venerdì 24 aprile 2009

partigianiNon credo che avrò occasione di accedere al blog in questo periodo, ma so di lasciarlo in buone mani. Spero, anzi sono sicuro, che si continuerà a discutere dei temi che ci sono cari, anche senza di me. Io ho proprio bisogno di una “vacanza ” – nel senso del vacuum, cioè dello svuotamento, dell’essere sgombro, libero, vacante e senza padrone (nemmeno di me stesso): animus vacuus ac solutus, animo libero e sgombro da ogni altro pensiero, come dice Cicerone.

Ora non so bene se quelle date significhino ancora qualcosa in questo paese fagocitato da un’impressionante ondata di conformismo (stando per lo meno a quel che appare). E’ la dittatura della maggioranza, si dirà, più che di Berlusconi. O, per usare il linguaggio di John Stuart Mill, a farla da padroni sono  il “predominio della mediocrità” e il “dispotismo della consuetudine”. Intanto a Milano vengono spaccate le teste dei richiedenti asilo; a Lampedusa si staglia sempre più alto il vergognoso muro della fortezza-Europa; da Roma a Varese imperversa la passione per il sangue, meglio se fatto schizzare tramite lame e picconi, in una strana recrudescenza di antichi costumi rusticani; il povero Abruzzo semidistrutto rischia di diventare l’ombelico militarizzato del mondo; i fascisti e i razzisti stanno al governo e vorrebbero ingoiarsi anche il 25 aprile per poi cagare un’Italia nuova di zecca… e tutto ciò accade mentre le opposizioni si sono squagliate come neve al sole, e un po’ anch’io, visto che me ne andrò “vacante” in giro a zonzo per l’Italia per una settimana, in Sicilia, poi nelle Marche, poi a Roma, un po’ qua un po’ là. Magari mi ci perdo e non torno più, in questo paese che non mi appartiene, cui non appartengo. Alieni entrambi, l’uno all’altro.

Questi erano (e in buona parte sono) i pensieri e la “tonalità emotiva” di questi giorni. L’umore di questa mattina. Ma poi succede che…

…a un dibattito che ho avuto la fortuna di condurre in una scuola, un ragazzino di 10 anni alza il ditino e dice forte e chiaro: “il potere vuole che i sudditi siano tristi, che abbiano paura e che non siano felici” – e una ragazzina parla di autonomia delle idee e di libertà, poi molti altri a ruota libera alzano la mano per dire cose altrettanto stupefacenti;

…e poi apri la posta elettronica e leggi la mail di un amico che ti racconta del nonno eroe antifascista di cui nulla sapevi fino a quel momento;

…beh allora – ti dici – forse non tutto è perduto.

E se qualcuno vuole leggere in poche righe la storia di Francesco Dosio, il nonno del mio amico Andrea, eccola qua:

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