Posts Tagged ‘disperazione’

Caro Goffredo Guglielmo Leibniz, mi chiedo come ad una mente eccelsa come la tua sia potuta venire in mente una simile sciocchezza…

giovedì 3 ottobre 2013

…quel pensiero, cioè, che ti spinse a scrivere circa tre secoli fa: «Se noi potessimo intendere abbastanza l’ordine dell’universo, troveremmo che esso sorpassa tutti i desideri dei più saggi, e che è impossibile renderlo migliore di quello che è».
Ora, io, dal mio monadicissimo punto di vista (quello stesso che contribuisce all’armonia, alla varietà, alla molteplicità delle prospettive, e che è “specchio vivente, perpetuo, dell’universo”), penso che non solo questo non è il migliore dei mondi possibili (e poco m’importa sapere che non è nemmeno il peggiore o che è-quello-che-è-e-non-può-essere-altrimenti, oppure, a seguire, una qualunque delle solenni e consimili minchiate ontologiche).
E attenzione: non dico questo solo (!) perché un numero imprecisato di umani sono oggi crepati in un atto di infinita cosmica assoluta ingiustizia – per di più nello stesso mare che ha visto la nascita di Nostra signora filosofia (cioè di una delle più belle invenzioni di quella ridicola cosa che è la specie umana). Dopotutto sono innumeri gli esseri che, d’un colpo, sono sorti e tramontati nello spazio di un attimo.
Quel che però so e che sento, è che in questo momento avrei solo voglia di urlare al cielo fino a frantumarlo. E anzi, credo proprio che lo farò. Uscirò in questa cazzo di notte padana, attraverserò il solito campo (quello del tarassaco, delle brume, delle lingue di neve, del primo sole e di tutto quanto di bello c’è, esiste, è – e lo è perennemente, eternamente e maledettamente) e poi urlerò fino a sfinirmi e a sfinire l’intera fibra dell’essere.

Annunci

Irrappresentabilità

lunedì 13 maggio 2013

«L’autocoscienza – scrive Hegel nella Fenomenologia dello spiritoè in e per sé in quanto e perché essa è in e per sé per un’altra; ossia è soltanto come un qualcosa di riconosciuto». Seguiranno a queste parole le celebri pagine sulla dialettica servo/signore, che sono una vera e propria fenomenologia del lavoro e del conflitto sociale, dove però al centro di tutta l’intenzione hegeliana rimane la categoria del reciproco riconoscimento: esser-per-sé (e non essere indifferentemente ed immediatamente un «esser calato [dell’autocoscienza] nell’espansione della vita», è il contemporaneo operare dell’io e dell’altro, che in quanto tali si riconoscono pur attraverso la lotta per la vita e per la morte.
Al di là dell’attuale ed epocale crisi della rappresentanza politica (che è crisi del senso stesso della politica che non sa decidere/risolvere/sciogliere alcunché, che pare dunque girare a vuoto), c’è una non-rappresentazione che rasenta l’irriconoscibilità e irrappresentabilità di segmenti sociali sempre più vasti. Minoranze senza voce, disagio e povertà culturale, marginali, disperati, poveri (spesso impoveriti), naufraghi del modello della famigliola nucleare felice e realizzata: nuove figure, insomma, di quel che Enzensberger aveva definito a suo tempo “perdenti radicali“.
(more…)

Catalogo delle passioni: la (quasi) identità di speranza e timore

venerdì 25 settembre 2009

La speranza II-Klimt-particolare

Abbarbicate come l’edera l’una all’altra: così Spinoza ci presenta gli “affetti” della speranza (spes) e del timore (metus). Le loro definizioni sono identiche, anche se l’una è una passione “triste” mentre l’altra è “lieta” (come già sappiamo tutti i sentimenti sono riducibili ai due fondamentali). Ma entrambe sono inconstanti:

La speranza (il timore) è una letizia (tristezza) incostante, nata dall’idea di una cosa, futura o passata, del cui evento in qualche modo dubitiamo” (Etica, parte III, Definizioni degli affetti, prop. XII-XIII).

Si resta sempre stupefatti di fronte alla lapidaria essenzialità, e grande precisione, del testo nel quale Spinoza viene distillando concetti correlati ad un pensiero così vasto e stratificato (e la cui ampiezza e disegno complessivo possono essere colti solo a poco a poco). Naturalmente il rischio è anche quello di restare perplessi e a bocca asciutta. Proverò allora ad inferire qualcosa in più.

(more…)