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(In)utilità della filosofia

mercoledì 5 giugno 2013

[Riporto la traccia del mio intervento all’ultimo incontro del Gruppo di discussione filosofica, presso la biblioteca di Rescaldina. I Lunedì filosofici riprenderanno in autunno]

 

“La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”.
“La nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo”.
Due frasi – una dal sapore popolaresco e canzonatorio, l’altra corrucciata dalla serietà hegeliana – che giungono ad una medesima conclusione: la filosofia come qualcosa di inutile, cioè privo di uno scopo determinato (non ha importanza qui il contenuto dello scopo; ciò che importa è che vi sia una finalizzazione dell’attività: faccio questo per ottenere quest’altro, purché mi sia utile, cioè vantaggioso, che mi apporti dei benefici – anche se poi esistono scopi reconditi, eterogenesi dei fini, beni che si rivelano mali, insomma una casistica esageratamente varia).
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Mezzodì filosofico

lunedì 15 agosto 2011

Nel suo profondo vidi che s’interna
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna;
sustanze e accidenti e lor costume,
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.

(Paradiso, canto XXXIII vv. 85 e segg.)

Mi succede talvolta di sentirmi filosoficamente appagato. Libero da ogni inquietudine ed irrequietezza. Ho tutto squadernato e apparecchiato davanti a me, chiaro e ben disposto, i nodi sciolti e i fili allineati, le domande e i dubbi esauriti (ed esauditi), la gerarchia causale dei concetti e delle questioni ben strutturata, nessun angolo oscuro, nessuna zona in ombra. Il mondo e la mente illuminati e persino trafitti dalla luce della ragione – e questa, immobilmente salda “quale un eterno mezzogiorno al quale non mai succeda la sera o come il vero sole che arde senza intermittenza, benché sembri tuffarsi nel seno della notte” – detto con una celebre immagine coniata da Schopenhauer, secondo cui “il sole della vita brilla di eterna luce meridiana” (si veda Il mondo come volontà e rappresentazione, § 54). In quei momenti del mezzodì filosofico, teorie e concetti appaiono con nitore e trasparenza, come se il mondo e la mia mente fossero tutt’uno, mente di una materia e materia di una mente, senza barriere, senza iati. Fusi e conflati l’una nell’altra. Ecco perché – in quei momenti, e solo in quei momenti – i pensieri si presentano in guisa tale da sembrare apodittiche verità. E dunque non sembrare, ma essere quel che sono e dire quel che dicono e significare quel che significano, senza pieghe od ombre. E quel che dicono è, ad esempio:
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