Posts Tagged ‘errore’

Un mondo senza di noi

venerdì 1 febbraio 2019

Nella sua visione piuttosto apocalittica, criticando un mondo in cui si fa fatica ad immaginare le conseguenze dell’azione della tecnica, Günther Anders rovescia proprio ľassunto che Marx aveva criticato nella celebre XI tesi su Feuerbach – e che Enzensberger aveva reso con lo slogan il problema non è più trasformare il mondo, ma risparmiarlo. Scrive a tal proposito Anders: «Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche ďinterpretarlo. E ciò, precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi».
Ma c’è un aspetto ancora più inquietante nella profezia di un mondo senza uomo (che non è però detto che sia peggiore della prospettiva di un uomo senza mondo): mentre i vecchi utopisti, per definizione, non potevano produrre ciò che immaginavano, in quella che Anders definisce la sua epoca finale, l’homo sapiens ipertecnologico non è più in grado di immaginare ciò che produce. È questa discrasia – e la crescente divaricazione tra ľantica coscienza e una superintelligenza meccanica – a costituire il vero dilemma epocale nel quale ci stiamo imbattendo. In tutto questo, ľumanità potrebbe finire per essere concepita come la parentesi di un errore – e però proprio ľerrore diventare la nostra essenza più pura, in bilico tra due abissi temporali dominati dal meccanicismo.

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Piacevoli errori percettivi

venerdì 12 dicembre 2014

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Qualche mattina fa ho avuto una delle tante esperienze percettive errate che ci capita spesso di fare. Nella fattispecie: stavo camminando in direzione di un bosco, e da lontano mi è parso di vedere due piccoli animali (sarebbero potuti essere delle taccole, delle gazze, ma anche gatti o lepri – e già qui l’imprecisione regnava sovrana) che stavano muovendosi a passo di danza, incrociandosi l’un l’altro (probabilmente la mia mente ha richiamato esperienze percettive precedenti, od anche filmati e documentari dove avevo viste scene del genere). Senonché dopo pochi secondi mi sono reso conto che in realtà si trattava di un uomo (ma poteva essere anche una donna) che camminava inoltrandosi nel bosco, calzando molto probabilmente degli stivali scuri – ed erano stati questi ad avermi ingannato.
Sono celebri fin dall’antichità i misconoscimenti percettivi (celeberrimo il remo spezzato), con argomentazioni raffinate in ambito stoico, scettico, ecc. Ma al di là dell’interesse per l’aspetto gnoseologico (oggi suffragato da ulteriori elementi neuropercettivi) ciò su cui mi sono soffermato è stata la tonalità di piacevolezza dell’errore, o, per meglio dire, di piacevole stupore – peraltro già sperimentato altre volte, senza che mi fossi fermato a riflettervi. Come mai questa reazione psichico-emotiva? Non avrei dovuto piuttosto dispiacermi e rimproverarmi per l’errore? Gli errori ortografici venivano segnati a scuola con dei segnacci rossi: perché, allora, compiacermene? darmi un buon voto, anziché un’insufficienza?
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