Posts Tagged ‘estetica’

Amletismi – 9

martedì 14 giugno 2011

Qualche tempo fa passeggiavo dopo tre lunghi giorni di pioggia, gustandomi una composizione di nuvole in cielo, con colori cangianti, dal rosa all’azzurro all’arancio. Mi sono venuti alla mente gli sfondi di certi quadri rinascimentali o di paesaggisti quali Lorrain o Turner, e la seguente domanda: è il mio occhio naturale a fondare l’estetica della bellezza pittorica o non piuttosto questa a fondare la mia disposizione a osservare la natura in modo non indifferente? La risposta è…

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IV viaggio in Sicilia

lunedì 6 settembre 2010

“Il viaggio più difficile è quello che si inoltra fin dentro lo specchio”
(R. Alajmo)

[Sommario: Un viaggio geostorico – Inizio tra le Madonie – Nuddu cu nnenti – I vecchi di Corleone – Le pietre insanguinate di Portella – Semiotica a Cefalà Diana – La memoria del Belìce – Vecchie strade da Sambuca a Sciacca – Caltabellotta: in cima al mondo – Rupi e bellezza – Ellenica sintesi estetica – Attese e ritorni – Autunno sui Nebrodi – Il giusto mezzo di AlajmoDedica finale]

Tralasciando i periodici ritorni e le numerose gite, sparsi lungo quasi (ahimé) mezzo secolo di vita, sono ormai giunto al compimento del mio quarto viaggio intorno (soprattutto interno) all’isola.
Il primo e il secondo, in compagnia rispettivamente di alcuni cari amici e di una cara amica, datano 1994 e 2000. Gli ultimi due, rigorosamente solitari, sono dello scorso e di quest’anno.
Ciò che li ha accomunati è stato il tentativo, via via crescente, di guardare alla Sicilia al di fuori di ogni schema turistico. Troppo brevi, in verità, per essere dei veri e propri viaggi – questi ultimi avendo bisogno per loro natura di tempi e ritmi quantomai ampi – ma certo lontani da ogni frettolosità vacanziera. Ogni viaggio è un viaggio dell’anima (ammesso e non concesso che questa sia qualcosa) all’interno di un mondo enigmatico e misterioso cui ci si dovrebbe concedere senza riserve. Una compenetrazione di soggetto e oggetto e una discesa alle loro comuni radici. Cosa peraltro quasi impossibile. E ogni viaggio in Sicilia è – sempre più me ne convinco – metafora della vita e della sua (altrettanto quasi) impossibilità. Una recita assurda della comprensione dell’incomprensibile.

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Lezioni di estetica dai Monti Nebrodi

lunedì 23 agosto 2010

Lui non sospetta ancora che questi nostri incontri sul far del crepuscolo sono diventati per me il momento irrinunciabile e zenitale della vacanza. Quasi una dose quotidiana. Forse lui pensa che siano per me un peso. Certo, lo saranno un po’ per lui: studiare in piena canicola agostana non è il massimo. Ma per me è diverso. Io li preferisco mille volte a un bagno nel Tirreno, o a una granita ai fichi, o al pigro dondolare della mia amaca tra gli ulivi. Tutte cose meravigliose e rituali. Ma ricolme di un insopportabile estetismo del déja-vu. Un poco mortifere, persino. Così come può diventare mortifera quest’isola incantata.
Non sa o non può sapere ancora che non c’è nulla di più piacevole per un “filosofo” (posso dirlo di me? non so, ma credo proprio di sì, per lo meno nell’accezione etimologica che evoca la philìa: amo la sapienza, anche se sapiente non sono) – nulla di meglio che parlare di filosofia con una giovane mente, tanto più se si tratta di una mente brillante, aperta e critica.
Quella di Michele, che sta per concludere i suoi studi universitari presso la facoltà di Architettura e che mi ha chiesto di aiutarlo nella preparazione dell’esame di Estetica, non avendo nessuna base filosofica alle spalle. Un invito a nozze per me. Nozze alchemiche!
E siccome da qualche parte dovevamo pur cominciare, gli ho subito proposto di fornirmi le definizioni di sette parole-chiave (quello delle parole-chiave è un mio pallino), senza temere di trovarsi di fronte ad un compito troppo complesso o, per converso, troppo scontato. E prescindendo, per quanto possibile, da letture o nozioni apprese.
La domanda era secca: secondo te che cosa significano le seguenti parole:

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IL FRAMMENTO E IL SISTEMA

martedì 20 Mag 2008

Ho sempre amato l’aforisma come modalità espressiva. Sia per la sua forma linguistica – asciutta ed essenziale, ma anche allusiva e metaforica, un po’ come la poesia – che per la sua sostanza – il frammento di un sistema, ma anche il frammento che è come la spina in un sistema. In campo filosofico, da Eraclito a Nietzsche, molti hanno usato l’aforisma per queste sue capacità sintetiche e nello stesso tempo per la potenza evocativa. Proprio per questo l’aforisma è per sua natura sibillino – per quel suo dire e non dire, un po’ come la natura, che ama nascondersi (e di fatti, questo è un aforisma di Eraclito). Ma l’aforisma, a voler ben vedere, è in realtà ciò che definisce, delimita, determina (aphorismòs significa proprio “definizione”). Non a caso viene usato molto anche in campo filosofico-morale, per esprimere sentenze, norme di vita, massime. Come dire che l’aforisma è la definizione che definisce e che trova in sé la sua giustificazione, una sorta di circolo vizioso dell’autoreferenzialità e dell’autocompiacimento: io so, dico e definisco – e non do altre spiegazioni. Un’arma a doppio taglio dunque, che forse deriva proprio dalle caratteristiche del linguaggio, da quella sua capacità di essere duro come pietra e tagliente come spada – tutto sta nel saper utilizzare e disporre ad arte le parole e i concetti.
Ma come la mettiamo col sistema?

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LA BELLEZZA

lunedì 30 luglio 2007

museo32.jpgL’occhio non vedrebbe mai il sole
se non fosse simile al sole
né l’anima vedrebbe il Bello
se non fosse bella.

(Plotino)

Sabato pomeriggio passeggiavo nel parco-museo Pagani di Castellanza, e ammirando per l’ennesima volta le opere lì esposte mi chiedevo se quella che stavo facendo non fosse un’esperienza di “bellezza”.

E’ da sempre che mi chiedo “cos’è la bellezza” e ho dato risposte diverse nel tempo – così come i filosofi, i non filosofi e le persone cosiddette “comuni” (perché poi “comuni”? mah…). La bellezza qui, la bellezza là. La nascita, lo sbocciare delle cose, ma anche il loro compimento, la loro perfezione. E poi: la forma o il contenuto? o tutte e due? Bellezza e bontà; bellezza e verità; il tralucere sensibile dell’intelligibile o dell’Idea – nientemeno! E ancora: il gusto, la percezione, l’arte, l’estetica… e poi l’eros… uuuh, quante implicazioni!
Ma non voglio qui disquisire del concetto di bellezza, darne conto e definizioni, voglio solo riportare le impressioni di una passeggiata di fine luglio tra sculture e mosaici, con linee, forme e colori ficcati negli occhi entro la cornice di un bellissimo giardino. Sono stato molte volte al museo Pagani, ma ogni volta che ci torno c’è qualcosa di nuovo che mi colpisce. Banale. Ovvio, si dirà. Del resto sono centinaia le opere esposte, può ben capitare che non uno ma mille particolari sfuggano. Già solo un’opera vista molte volte può produrre questo effetto, figuriamoci così tante messe insieme. Ma quella non l’avevo mai vista! Mio Dio, com’è possibile? E’ bellissima! Quel rosso smagliante, quel nero luccicante, quei materiali con cui è fatta, quel volto, quell’espressione, quella postura, quella forma, quell’armonia o disarmonia… mi si mozza il fiato! O forse… magari non me la ricordo, l’altra volta l’occhio le è scivolato sopra… o è solo cambiata la prospettiva, ora le sto per la prima volta dinanzi, oppure dietro, di lato, di sghimbescio, sopra, sotto… ora chiudo gli occhi…
La bellezza – questa parola che già era affiorata altre volte (com’è ovvio dato che si tratta di arte) mi si pianta nel cervello, non se ne vuole andare. La bellezza, la bellezza! Sempre, di nuovo.
Ma perché, dov’è? – mi chiedo.
In che cosa, nel guardare queste opere, la scorgo?
“Diversità, molteplicità, possibilità” – sono le prime parole che mi vengono in mente.
Ma come? La bellezza non dovrebbe essere qualcosa di fisso, di stabile, qualcosa che sfugge al tempo, alla caducità? E allora, com’è che mi vien da pensare che proprio nella novità che ogni volta sorge dallo sguardo e dalla contemplazione di questi oggetti si nasconde quella magica parola?
Dunque è soggettiva, sono io che trovo belle queste cose perché ogni volta mi suggeriscono nuove emozioni, nuove sensazioni – anche nuove conoscenze.
Oppure no, sono loro che nascondono gran parte di sé per rivelarsi piano piano, a piccole gocce, a brevi sorsi, mostrando una sola faccia del poliedro, un solo raggio della propria luminosità, concedendosi poco alla volta, senza mai cedere e svelare il proprio segreto – i misteri di cui sono ammantate – una volta per tutte…
“La natura ama nascondersi” diceva il grande Eraclito.
Ma ancor più, mi permetto di chiosare, è la bellezza che ama nascondersi.
Ma allora, che cos’è la bellezza?
Chi sa rispondere?