Posts Tagged ‘fanatismo’

Le menti-bombe dei perdenti radicali

venerdì 23 dicembre 2016

fanatismo

Ho sempre pensato che la “guerra globale” in corso vada innanzitutto compresa (anche perché noi comuni mortali ne siamo superagiti, come fossimo pedine eterodirette su una grande scacchiera).
E va compresa in primo luogo una delle figure eminenti che la rappresenta, ovvero il suo soldato tipico, quello del jihadista-terrorista-fanatizzato-radicalizzato-fondamentalista (vi è già qui un grosso problema di nominazione e definizione).
Ho sempre trovato calzante la denominazione, risalente ad ormai quasi vent’anni fa, suggerita da Enzensberger, che definiva tali combattenti una delle possibili incarnazioni epocali della figura del nichilista e/o perdente radicale – l’escluso dall’umanità (o che tale si percepisce), che per un’estrema forma di revanche e di rivalsa diventa un corpo-bomba (o, prima ancora, una mente-bomba) pronto ad esplodere in qualsiasi luogo e situazione.
Naturalmente occorre non generalizzare (la guerra è pericolosa proprio perché induce semplificazioni – anzi la guerra è per sua natura essenzialmente una forma di semplificazione, secondo lo schema esclusivo e distruttivo amico/nemico).
Tuttavia ho trovato calzante quella figura di perdente disperato e nichilista in alcune delle biografie dei “radicalizzati” (ora va di moda chiamarli così) che stanno operando stragi, apparentemente a caso, in giro per l’Europa, o in altre aree del pianeta, soprattutto di religione islamica (in corrispondenza, tra l’altro, della guerra civile sunnita-sciita in corso).
Quella del presunto attentatore di Berlino, il tunisino Anis Amri, parrebbe corrispondervi alla perfezione:

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Lo sguardo di Ipazia

giovedì 29 aprile 2010

Ma è nel fuoco che bisogna ardere.
Niente si addice alla parola più che la temperatura del fuoco […]
Non c’è ritirata possibile, Sinesio.

(M. Luzi, Libro di Ipazia)

Leva dunque, lettore, all’alte ruote
meco la vista, dritto a quella parte
dove l’un moto e l’altro si percuote […]
E se le fantasie nostre sono basse
a tanta altezza, non è maraviglia;
ché sopra ‘l sol non fu occhio ch’andasse.
(
Dante, Par. X)

Non ha poi molta importanza stabilire la veridicità della ricostruzione storica fatta dagli autori del film Agorà, uscito in questi giorni nelle sale italiane (e mi vien da dire, a latere: che goduria che la filosofia diventi addirittura argomento per un kolossal!) – salta all’occhio, ad esempio, l’incongruenza della figura dell’allievo Sinesio, morto oltretutto quasi sicuramente prima della sua maestra Ipazia. E non tanto perché si tratti di un film, e non invece di un saggio specialistico, quanto per l’ottica generale e le tematiche attualissime messe in campo (oltretutto le fonti in nostro possesso sono piuttosto esigue e frammentarie; mi si perdoni, en passant, l’uso acritico del termine abusato attuale). Non saprei nemmeno dire se la verosimiglianza ambientale sia stata rispettata: è certo però che Alessandria e la sua biblioteca sul finire del IV secolo d.C. erano il simbolo di un’epoca (lacerata) che stava per compiersi e di un’altra (imprevedibile) che stava per sorgere. Declinava l’ellenismo (e con esso la filosofia antica), nasceva a tutti gli effetti l’era cristiana.
E’ anche probabile che si sia prodotta nella narrazione cinematografica una vera e propria dicotomia, insieme ad un’eccessiva semplificazione (i neobarbari cristiani rozzi e fanatici da una parte contro gli illuminati e raffinati pagani dall’altra) – sacrificando tra l’altro l’inequivocabile carattere “di classe” dello scontro, visto che il cristianesimo appariva anche come un’ideologia soteriologica e solidaristica per le masse di derelitti, schiavi e diseredati che l’abbracciavano, e che certo non dovevano essere minoritarie. Dopotutto non era la prima volta (né sarebbe stata l’ultima) che una religione si offriva come prospettiva liberatoria, con le sue belle promesse di riscatto, giustizia ed eguaglianza (e il suo retroscena consolatorio ed ultraterreno,  un dispositivo quantomai ingannevole ed illusorio, che però evidentemente corrisponde ad un qualche bisogno).
Ma quel che sta al centro della scena di questo film è la figura di Ipazia, filosofa e astronoma, figlia del matematico Teone, che certamente venne massacrata dai cristiani in quanto rappresentante di un mondo e di una mentalità del tutto incompatibili con la concezione della Verità (unica, monologica e indiscutibile) che si andava affermando. (more…)