Posts Tagged ‘femminismo’

Terzo lunedì: la “madre” di tutte le decolonizzazioni

sabato 21 dicembre 2013

manifestazione-donne

Premessa biografica.
La scoperta, peraltro tardiva, di uno scritto femminista dei primi anni ’70 che si intitolava Sputiamo su Hegel, ebbe su di me un duplice effetto. Da una parte fui turbato (e al contempo divertito per la singolarità del titolo), poiché si sputava proprio nel piatto nel quale stavo mangiando da tempo, oltretutto con gusto: Hegel era il filosofo che più avevo studiato (e amato) e che maggiormente aveva condizionato la mia formazione filosofica nonché la mia concezione del mondo, della storia, della politica. Dall’altra, quella scoperta non era certo casuale, dato che si innestava su una parallela frequentazione di ambiti di pensiero radicalmente critici (tra cui, ovviamente, quello femminista), non solo nei confronti della tradizione filosofica, ma soprattutto della società e delle sue strutture categoriali.
Una mia cara amica e compagna di studi, con la quale condividevo l’assunto marxista della stretta connessione tra teoria e prassi, mi disse un giorno che non capiva perché mai dovesse studiare tutti quei filosofi uomini, che avevano elaborato teorie di dubbio valore universale (al più potevano essere semiuniversali), e nei quali, soprattutto, finiva per non riconoscersi. Ecco allora che “sputare su Hegel” non era solo un gesto simbolico o provocatorio, quanto piuttosto un chiedersi radicale e straniato – che non valeva solo per le assoggettate di sempre, ben poco contemplate in quel “Soggetto” cui il filosofo tedesco dava una suprema importanza – se il discorso filosofico che andavo studiando sui libri riguardasse o meno la mia esistenza e l’esistenza collettiva nella quale ero immerso.
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Salvare gli studi di genere

martedì 23 aprile 2013

LAURA CORRADI-POLITICA FEMMINILE

(volentieri pubblico questo appello che mi giunge dall’amica filosofa Nicoletta Poidimani)

Dal margine degli studi di genere: una proposta politica

Le voci di protesta che si sono levate in seguito alla chiusura del corso di “Studi di genere” tenuto da Laura Corradi all’Università della Calabria, stanno facendo finalmente emergere sotto gli occhi di tutte e di tutti un quadro grave e inquietante, che conferma come gli studi di genere siano una questione politica. Tale quadro va letto, a nostro parere, su diversi piani.
Innanzitutto è necessario collocare questa vicenda in un orizzonte più generale che riguarda lo stato delle università italiane, dove i criteri del finanziamento pubblico e l’ingresso di forme di finanziamento privato privilegiano alcuni ambiti e oggetti di ricerca e ne marginalizzano, o escludono, altri. È noto come gli unici settori di ricerca che non soffrono dei tagli agli investimenti siano quelli relativi alla produzione bellica, alle nanotecnologie, agli strumenti tecnologici di controllo sociale.
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Amletismi – 4

venerdì 5 novembre 2010

Donne maltrattate, stuprate, conculcate, recluse, uccise, perseguitate, controllate, represse, illuse, ridicolizzate, colonizzate, reificate, mercificate, ri-fatte, plastificate, sessualizzate, infantilizzate, omologate, disumanizzate…
che dovrebbero forse, per reazione psicofisica uguale e contraria: maltrattare, stuprare, conculcare, recludere, uccidere, perseguitare, controllare, reprimere, illudere, ridicolizzare, colonizzare, reificare, mercificare, ri-fare, plastificare, sessualizzare, infantilizzare, omologare, disumanizzare i loro (quasi sempre maschi) carnefici?
Come fuoriuscire dalla logica del mimetismo mortifero e autodistruttivo?
E’ ancora pensabile una radicale diversità antropologica di genere?

La questione maschile

mercoledì 13 maggio 2009

Macho

Piuttosto nauseato dal fetore machista che esala sempre più forte dalle stanze del potere – stanze che assomigliano ormai a corti-postriboli e a lupanari d’altri tempi -, stavo pensando l’altro giorno che in realtà non c’è in Italia (né più in generale nelle società maschiliste del pianeta) una questione femminile; la vera questione aperta – direi anzi una ferita purulenta – è semmai quella maschile. Cioè: sono i maschi, praticamente tutti, che non hanno fatto davvero i conti con la rivoluzione antropologica inaugurata nel secolo scorso dai movimenti delle donne. Non è solo la pratica odiosa e quotidiana dello stupro – reale o simbolico che sia – a ricordarcelo. I maschi della specie non si sono cioè accorti che le strutture antropologiche e mentali che li hanno costituiti in quanto tali sono tutte sotto scacco, sottoposte a revisione critica radicale.
Eppure la sacrosanta e necessaria messa in discussione del loro ruolo e potere da parte dei soggetti storicamente conculcati e sottomessi, sembra solo averli sfiorati di striscio. Basterebbe andare ad analizzare il loro (nostro) linguaggio medio, la concezione del sesso e della corporeità, dei ruoli di genere e delle relazioni affettive per averne ampia conferma. I maschi non stanno capendo proprio un cazzo!

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Fermare il femminicidio

giovedì 5 febbraio 2009

manifestazione

manifestazione contro la violenza 24 nov

scritta3

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Da tempo vorrei scrivere quel che penso sul femminicidio in corso, sulla guerra transnazionale e transculturale che il patriarcato continua imperterrito a condurre contro le donne; una guerra che viene utilizzata anche in funzione delle campagne mediatiche e securitarie, orchestrate a comando e atte soltanto a creare un clima di terrore che non scardina di un millimetro quel sistema di potere, ed anzi genera più spesso un clima ancor più maschilista e militarista, con il corollario etnico-nazionalista sottaciuto ma chiarissimo che recita “le nostre donne ce le stupriamo noi”.

E’ questo un tema da cui la filosofia ufficiale si mantiene vergognosamente a distanza; e così ho pensato che sarebbe stato opportuno, come primo atto di una riflessione che vorrei inaugurare sul blog, pubblicare un documento elaborato dal collettivo femminista separatista milanese Maistat@zitt@, gentilmente suggeritomi dalla mia amica filosofa Nicoletta Poidimani, che di quell’esperienza è protagonista pensante e militante. Il dossier era seguito all’imponente manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, svoltasi a Roma il 24 novembre 2007, e rappresenta ad oggi, a mio parere, l’analisi teorico-pratica più avanzata interna al movimento. Vi si legge nelle prime pagine:

“…E niente uomini in corteo, o almeno nello spezzone di apertura: perché la violenza degli uomini sulle donne non è neutra, non ha passaporto, non ha bandiere, e i responsabili vanno nominati nel genere a cui appartengono. Che gli uomini lavorino e pensino, ed elaborino a loro volta una lotta contro l’aberrante mentalità di repressione e dominio che sottende al femminicidio.

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OBIETTIAMO GLI OBIETTORI

mercoledì 6 febbraio 2008

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Volentieri pubblico l’appello lanciato dal collettivo femminista Maistat@zitt@, di cui la mia amica filosofa Nicoletta Poidimani fa parte, a proposito degli attacchi ormai quotidiani e intollerabili contro l’autodeterminazione delle donne. Ne condivido ogni parola:

“Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all’autodeterminazione delle
donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.
Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane
rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più
in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare,
coadiuvata anche dall’articolo 9 della legge 194 che prevede per il
personale sanitario la possibilità dell’obiezione di coscienza ­ possibilità
contemplata unicamente rispetto all’interruzione di gravidanza: in nessun
altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.

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AUTODETERMINAZIONE

martedì 23 ottobre 2007

femministe_anni_70.jpg

Il concetto di “autodeterminazione”, come forse tutti i concetti, ha una natura ancipite e bifronte. Mi spiego: se ne può tracciare un profilo puramente teorico, astratto, ma è nella prassi, nei movimenti storici e sociali che può essere scorto e osservato all’opera in tutta la sua sostanzialità.

Partiamo dal primo fronte, quello teorico. E’ forse per la prima volta in epoca illuministica che l’autodeterminazione viene teorizzata. Certo, non con questo nome, ma la critica radicale dell’autorità e della tradizione ne definiscono bene le coordinate di fondo. In particolare, la famosa definizione kantiana di illuminismo come uscita dalla minorità può attagliarsi benissimo a quel concetto: “illuminismo è la liberazione dell’uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale che è l’incapacità di servirsi dell’intelletto senza la guida d’un altro; questa minorità è volontaria quando la causa non sta nella mancanza d’intelletto, ma nella mancanza di decisione e di coraggio nel farne uso senza la guida di altri. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto”. Mi pare che una definizione concettuale di “autodeterminazione” non potrebbe essere più precisa.

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