Posts Tagged ‘feyerabend’

Quel dito puntato sulla fronte di mio padre

giovedì 28 luglio 2011

“Canto chi mi ha preceduto […]
L’amore non cantarlo, è un canto di per sé
più lo si invoca meno ce n’è”
(Montesole, PGR)

(quando ho cominciato a scrivere queste note, non avrei mai pensato che sarebbero diventate una sorta di diario… come chiamarlo?… bioaffettivo? bioemotivo? una cronaca a metà tra la riflessione e la passione-pietà, schizzi disordinati sulla vita, la malattia, la fragilità dell’esistenza – e la paura della morte – con un unico filo: il volto smarrito di un padre, la sua indecifrabile agitazione interna; e gli occhi ondivaghi di un figlio, che talvolta fissano quel volto e talvolta deviano lo sguardo; forse ci sarebbe anche da riflettere sulla relazione insieme biologica e affettiva tra genitore e figlio, sul detto e non detto che comporta, su sangue, istinto e cultura – ma forse è meglio, per questa volta, lasciare tutto ciò tra parentesi)

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Siculo-lombardo (e un po’ africano)

venerdì 5 giugno 2009

obama berlusconi1

Nacqui, casualmente, tra gli ulivi dei Monti Nebrodi. Migrai e mi ritrovai a vivere, altrettanto casualmente, in una pianura un po’ più a Nord. Mi sento quindi, dacché io mi ricordi, un po’ siciliano, un po’ arabo, normanno e africano, terrone, meridionale, un tantino lombardo e molto milanese (magari non proprio meneghino), mediterraneo, europeo, occidentale, umano e terrestre. Sono un miscuglio di tutte queste cose, e altre ancora.

Il filosofo della scienza Paul Feyerabend delinea nella sua opera di disarticolazione del metodo e di demitizzazione della ragione, un modello di società libera di tipo democratico-relativistico: “Una società libera è una società nella quale tutte le tradizioni hanno uguali diritti e uguale accesso ai centri dell’istruzione e ad altri centri di potere”. Non solo: una società libera deve essere fondata sulla scissione tra Stato e scienza, Stato e religione, Stato e (qualsiasi) ideologia – e dunque Stato e razza, Stato e cultura, Stato e civiltà, ecc. ecc. Durante una discussione pubblica Feyerabend dichiarò: “La società, lo Stato di cui parlo, sarà ben presto la Terra intera“.

Mentre l’afroamericano (occidentale, terrestre e tutto il resto) Barack Obama si impegna, per lo meno nelle intenzioni, a promuovere quel modello di società in chiave planetaria, il ridicolo-patetico ducetto italiano, con la complicità di una banda di razzisti ricolmi di livore, delinea in alternativa il suo: un modello sociale ad alto contenuto etnico e razziale, e a bassissimo tasso di intelligenza, prospettive e creatività. Un’ idea di Italia meschina, asfittica, esangue, autarchica, micragnosa, avida, chiusa, triste, rancorosa, impaurita, ricolma anch’essa di livore.

Et voilà, il piatto del futuro di questo paese è in tavola! Ingozzatevi tutti quanti: italioti, lumbard, camicie verdebrune, e gggente comune!