Posts Tagged ‘fragilità’

Fragile gioire

giovedì 6 ottobre 2011

Qualche giorno fa mi sono chiesto quante volte ho gioito in vita mia. Per “gioito” non intendo il buon umore, la contentezza, l’esser lieto, la felicità per qualcosa che ti è capitato, la positività, il godimento (sia fisico che spirituale), l’essere ben disposti, ecc. – tutte cose belle e buone ed auspicabili, s’intende. Il “gioire” cui qui alludo si disloca in un’altra dimensione, più vicina all’esultare (o all’esaltarsi) del tutto insensato ed irrazionale, senza alcun motivo o causa apparenti. Questa gioia nasce misteriosamente, come un fiore che sboccia nel deserto, all’improvviso, e fa smottare e deragliare ogni logica emotiva o sentimentale. Succede talvolta la stessa cosa, in termini rovesciati, con la malinconia (o l’angoscia), ma non voglio qui addentrarmi in territori ancor più complessi del già insidioso territorio delle passioni.
Torniamo piuttosto alla domanda iniziale: mi guarderò bene dal tediarvi con l’elenco (peraltro non lungo) delle volte che ho gioito o che sono “impazzito di gioia”. Ammesso, poi, che la memoria me ne restituisca dei quadri vividi e attendibili. Vorrei provare soltanto a darvene un assaggio, tramite la narrazione di quel che mi è passato per la testa (e per il corpo) durante un sabato pomeriggio di questo inizio (estivo) d’ottobre. Sono sicuro che sarà capitato anche a voi…

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Quel dito puntato sulla fronte di mio padre

giovedì 28 luglio 2011

“Canto chi mi ha preceduto […]
L’amore non cantarlo, è un canto di per sé
più lo si invoca meno ce n’è”
(Montesole, PGR)

(quando ho cominciato a scrivere queste note, non avrei mai pensato che sarebbero diventate una sorta di diario… come chiamarlo?… bioaffettivo? bioemotivo? una cronaca a metà tra la riflessione e la passione-pietà, schizzi disordinati sulla vita, la malattia, la fragilità dell’esistenza – e la paura della morte – con un unico filo: il volto smarrito di un padre, la sua indecifrabile agitazione interna; e gli occhi ondivaghi di un figlio, che talvolta fissano quel volto e talvolta deviano lo sguardo; forse ci sarebbe anche da riflettere sulla relazione insieme biologica e affettiva tra genitore e figlio, sul detto e non detto che comporta, su sangue, istinto e cultura – ma forse è meglio, per questa volta, lasciare tutto ciò tra parentesi)

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