Posts Tagged ‘francesco guccini’

Mahler, i fili d’erba, la cura

lunedì 19 settembre 2016

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Poiché settembre, com’è noto e come dice il cantastorie, è il mese del ripensamento, e subito dopo l’estate “porta il dono usato della perplessità”, che induce a giocare con le identità e con le possibilità – mi sono dato, proprio in questo mese, più tempo del solito per le mie passeggiate quotidiane. Non solo: ho anche approfittato della lunga coda estiva per riascoltarmi le 10 sinfonie di Mahler, en plein air. E l’ho fatto a rovescio, partendo dall’ultima e risalendo alla prima. Dieci, nove, otto, sette… una per ogni passeggiata, qualcuna di quasi due ore, come saprà chi conosce Mahler e le sue interminabili opere.
E solo poco fa, al compimento del ciclo, durante l’ultimo movimento del Titano, con la complicità dei fili d’erba mossi dal vento, mi si è rivelato un ulteriore significato di questa mia quasi trentennale frequentazione (quasi ossessione) mahleriana.
La musica di Mahler è stata la mia cura. Non solo e non tanto per l’incredibile ricchezza di significati, un vero e proprio attraversamento di tutte le fasi, i drammi, la bellezza, i chiaroscuri della vita – il titanismo, la tragicità, l’amore, la natura, lo struggimento, la morte, la caducità, una trasognata eternità, l’irraggiungibile sentimento di pienezza e di totalità… e potrei andare avanti a lungo, in un gioco (forse stucchevole) di riconoscimento e identificazione.
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Piccola avvelenata di Natale – parte seconda

mercoledì 25 dicembre 2013

…ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare
e a culo tutto il resto!

Memento:
Non permettere che la tua vita venga ammorbata o fagocitata dagli imbecilli, dai presuntuosi, dai piccoli e grandi arroganti, dai narcisi egocentrici, dai so-tutto-io, dai capetti tronfi e dagli ignoranti ottusi e soddisfatti di esserlo, dai soliti prepotenti e dai superbi di ogni risma.
Lascia che la già scarsa e limitata riserva di amore (o di quel che è) e di ecumenica pietas scorra solo in direzione ostinata e contraria, a beneficio dei meritevoli, degli umili e soprattutto di quelli che né lo pretendono né se lo aspettano.
Presta maggior cura e, se possibile, un’attenzione incondizionata nei confronti dei fragili, dei deboli e degli inermi, usa spietatezza solo verso i profittatori, i succhiasangue e tutti coloro che progettano l’indebolimento e l’asservimento degli altri.
E se pensavi di poter vivere senza nemici, ebbene ti sbagliavi: avere nemici è costitutivo di questo mondo, che non hai né fatto né scelto tu.
(Naturalmente devi prima aver puntato l’arma di tale spietato rigore su te stesso, e aver raso al suolo ogni tua forma di ipocrisia).
E a culo tutto il resto!

Gli eroi son tutti giovani e belli

lunedì 14 giugno 2010

“Così, disco e vino, siano alla vostra salute”. Sono le parole con cui Francesco Guccini – che oggi compie 70 anni tondi tondi – concludeva la presentazione dell’album Radici, uscito nel 1972. Ho qui davanti a me il disco – un vinile addirittura in due copie, non so bene perché – con quella foto seppia in copertina che ritrae gli antenati dell’autore. All’epoca avevo solo 10 anni, e probabilmente nemmeno sapevo chi fosse Guccini. Ma quando più tardi lo scoprii, queste sette canzoni – alcune interminabili – costituirono per me un vasto e prezioso continente storico ed emotivo da esplorare. La memoria, trasfigurata e filtrata dalla biografia, mi veniva consegnata a piene mani nel modo più generoso e inaspettato. Non ci sarebbe stata parola, verso, sentimento che io non avrei condiviso o nelle quali non mi sarei riconosciuto: ognuna di quelle canzoni, come mappe preziose dell’esistenza, mi avrebbe solcato la pelle e attraversato le viscere, fino a scuotermi e darmi i brividi.
Le cantai e ricantai fino alla spasimo, imparandole a memoria (all’epoca ne avevo parecchia). E quando verso i 17-18 anni decisi che mi sarebbe piaciuto fare il cantautore,  e mi misi a scrivere canzoni impegnate e ricolme di sofferta esistenza, poiché mi dava qualche problema la mia “erre” affetta da rotacismo, mi consolai pensando proprio a Guccini: dopotutto, se lo fanno cantare e gli permettono di incidere dischi con quella erre lì, perché non potrei farlo anch’io?

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