Posts Tagged ‘freud’

Polvere di stelle

mercoledì 15 Mag 2019

(la traccia del mio intervento introduttivo ad una conferenza di astrofisica sull’Universo in espansione, ultimo di un ciclo di 3 incontri sulle visioni dell’universo nella storia umana)

Avevamo visto come già nella visione di Dante (tolemaica e geocentrica) l’uomo non fosse in realtà al centro, quanto piuttosto in fondo all’universo, nella zona più bassa e più infima. Egli è però chiamato ad innalzarsi ai cieli della divinità, all’empireo – tramite la fede e la ragione.
In epoca moderna il cosmo aristotelico-tolemaico si frantuma per allargarsi all’infinito: Giordano Bruno annuncia gli infiniti mondi nei quali noi siamo sperduti e nei quali non può esserci alcun centro (altrimenti che infinito sarebbe?).
L’infinito, però, deraglia nella visione kantiana: la mente umana si aggroviglia nelle sue contraddizioni (le cosiddette antinomie), per fermarsi ad una sola apparente (soggettiva) certezza: spazio e tempo (lo spazio e il tempo della scienza newtoniana e della geometria euclidea) sono le condizioni imprescindibili della nostra conoscenza della natura. Ogni cosa si muove all’interno di un tempo uniforme che scorre e di uno spazio fisso che ci contiene.
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Muffe ed escrescenze

sabato 15 settembre 2018
«Nello spazio infinito innumerevoli sfere luminose, intorno a ciascuna delle quali ne gira una dozzina circa di più piccole, illuminate, che, internamente calde, sono ricoperte da una crosta rappresa, fredda, su cui un rivestimento di muffa ha generato esseri viventi e conoscenti: è questa la verità empirica, il reale, il mondo.» (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione) «La fisica studia la natura fondamentale del mondo, e la biologia descrive un’escrescenza locale. La psicologia – la psicologia umana – descrive un’escrescenza su questa escrescenza.» (W. O. Quine, Theories and Things) Umiliazione dell’amor proprio, la definisce Freud – che è però frutto di quello stesso amor proprio: l’antropocentrismo è esattamente questo oscillare tra i picchi dell’autoincoronazione e gli abissi dell’autoincinerazione.

Gratitudine al bismuto

venerdì 8 luglio 2016

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La cosa che più mi è piaciuta di questa raccolta postuma di Oliver Sacks – a parte il titolo Gratitude, che rende con un’unica parola il sentimento giusto del congedo dalla vita – è il legame simbolico tra lo scorrere degli anni e la tavola periodica degli elementi. Sacks ci racconta di questa usanza che ha percorso l’intera sua vita: ad ogni compleanno si diventa/festeggia uno degli elementi che compongono la materia – un gas, un metallo, un minerale. E ora che è vecchio e sul punto di morire, si sta circondando, come faceva da bambino, di quei metalli e minerali, “piccoli simboli di eternità”, confessando la propensione, nei momenti di sconforto o di dolore, a volgere lo sguardo verso le scienze fisiche, “un mondo che non conosce la vita, ma nemmeno la morte”.
Mi piace per varie ragioni – tra cui quella ovvia che di quegli elementi siamo fatti, da quegli elementi veniamo e a quelli sempre torniamo – polvere eravamo e polvere saremo. Ma c’è anche qualcosa di più oscuro e insondabile: quella nostalgia dell’inorganico di cui parla l’ultimo Freud a proposito della pulsione di morte e di Thanatos, quasi che la vita sia troppo dolorosa e che talvolta diventi intollerabile, al punto da voler tornare ad essere materia inorganica, insensibile, incosciente, indeterminata (l’apeiron di Anassimandro).
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La Genesi e il perturbante

lunedì 5 gennaio 2015

Sea Lions at Puerto Egas in James Bay, The Galapagos from Genesis,  2004

Proprio mentre stavo ammirando il fulgido lavoro di Sebastião Salgado intitolato Genesi – il progetto durato un decennio di catalogare fotograficamente (ma sarebbe meglio dire, nel suo caso, trasfigurare poeticamente) i luoghi naturali ed antropologici più lontani, irraggiungibili e pressoché incontaminati del pianeta – mi capita tra le mani un romanzo di Georges Simenon di cui non conoscevo l’esistenza, appena ripubblicato da Adelphi, ed intitolato Hôtel del ritorno alla natura (peccato che non lo conoscessi, visto che su questo tema ci avevo fatto la tesi). Il prolifico autore belga-francese lo aveva scritto a Tahiti negli anni ’30 (guarda caso, un luogo mitizzato proprio dalla cultura francese, da Diderot a Gauguin), prendendo spunto da un inquietante fatto di cronaca avvenuto in un altro luogo leggendario, quelle isole Galàpagos dove Darwin aveva trovato non pochi spunti per la sua rivoluzionaria teoria.
Nel catalogo di Genesi vi è un capitolo dedicato proprio alle Galàpagos, isole che ci vengono ritratte se non come un luogo paradisiaco senz’altro come una riserva naturale straordinaria, dove la terra, il mare, il fuoco, i venti si incontrano e danno luogo a sculture mirabolanti, e migliaia di specie animali convivono in pace (una pace che certo non esclude la legge ferrea dell’eterotrofia).
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Secondo lunedì: éros e agàpe

martedì 26 novembre 2013

Amore-e-psiche-Canova

[Quella che segue è la traccia del mio intervento al Gruppo di discussione filosofica tenutosi lo scorso lunedì 18 novembre, cui è seguito il contributo dell’amico e teologo Marco Paleari. Che ci ha consegnato una visione tutt’altro che eterea dell’amore cristiano – éros come un uscire da sé e andare verso l’altro – che affonda le proprie radici in una complessa tradizione religiosa e spirituale non riducibile a quella occidentale o al cattolicesimo, con interessanti riferimenti all’arte, all’iconografia, al misticismo e ad un pensiero teologico più propenso ad indicare che a prescrivere, decisamente più comprensivo che moraleggiante. È stata una serata ricca di spunti, con una partecipazione davvero straordinaria – fin nel numero di presenze, che ha superato le 30 persone, ma che ha scontato l’ovvio limite dell’ampiezza del tema e della pochezza del tempo a disposizione: troppa carne al fuoco, insomma, anche se preferirei un’altra metafora, visto il mio vegetarianesimo…]

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Cominciamo dalle parole e dai loro significati originari. Ne metto in gioco tre, tutte della lingua greca:

érosphilìaagàpe

(in verità quest’ultima è pochissimo usata, ed entrerà nel vocabolario religioso quando si tratterà di tradurre in lingua greca il concetto dell’amore di Dio nei confronti degli uomini).
Questo il significato delle due parole più utilizzate:
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Sesso infante

giovedì 14 novembre 2013

kidssoundtrack

Per gli “adulti” benpensanti che se la menano su “sesso e adolescenza”, un vademecum di ovvietà (nell’epoca in cui l’ovvio appare intelligente):
1. Rileggersi Freud a proposito della sessualità infantile
2. Chiedersi a quale stadio di infantilizzazione loro si trovino
3. Chiedersi a quale stadio di adultizzazione abbiano indotto gli adolescenti
4. Tracciare una riga sul muro e provare a stabilire con estrema precisione gli stadi della propria evoluzione sessuale
5. Chiedersi quante volte hanno parlato di sesso in maniera morbosa
6. Chiedersi quante volte non hanno parlato di sesso con i figli
7. Farsi un esame di coscienza circa la loro dubbia opposizione al più grande induttore di prostituzione generalizzata della società italiana degli ultimi 20 anni
8. Guardarsi attorno e verificare quanti oggetti consumano e possiedono
9. Confessare, almeno a se stessi, alcuni torbidi ed inconfessabili desideri
10. Chiedersi infine: ma cosa cazzo è il sesso?

Introduzione alla filosofia – 5. Da Hegel a Nietzsche

lunedì 4 aprile 2011

Noi vedremo come nel corso dell’Ottocento si avvia una integrale opera di  de-assolutizzazione, de-mitizzazione, de-sacralizzazione di tutte le categorie consolidate del pensiero filosofico. Si viene cioè preparando in quel secolo l’età della crisi delle certezze che caratterizzerà il Novecento e che non pare essersi ancora conclusa. Ogni ordine va in pezzi e lo stesso rapporto soggetto-oggetto entra in crisi: non solo non c’è più un oggetto (una natura) ordinato e stabile, ma anche il soggetto (l’io cartesiano) comincia ad incrinarsi fino ad andare in frantumi. Tale grave crisi, che porterà al declino del concetto classico di verità (e che Nietzsche ha sintetizzato con la fortunata formula della “morte di Dio”), investirà tutti i campi: non solo la filosofia, ma anche il sapere scientifico, la rappresentazione della realtà, la società, la mentalità, la cultura e – in particolare nel Novecento – l’arte, la pittura, la musica…
E’ quella che Emanuele Severino ha definito in termini di “distruzione dell’epistème” (cioè del fondamento ultimo del sapere scientifico) o degli immutabili: tutto vacilla, e ogni teoria può (anzi deve) essere revocata in dubbio.
Vediamo ora di ricostruire brevemente la “genealogia” di questa crisi, che comincia proprio (un po’ paradossalmente) con il filosofo più sistematico che la storia della filosofia abbia mai conosciuto: Georg W.F. Hegel.

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Catalogo delle passioni – Necrobiofilia

martedì 9 novembre 2010

Deviando dalla lucreziana lezione sulla lontananza contemplativa del dolore altrui (e forse anche dalla precisazione che non per sadismo ma per scampato pericolo tale distanza di sicurezza ci allieta, e dunque per un istinto vitale), vorrei brevemente addentrarmi nelle torbide acque del lato oscuro di certi nostri umanissimi comportamenti, tutt’altro che lontani e ben più che contemplativi, direi anzi al limite del più turpe voyeurismo. Situazione invero paradossale di questa che è la bioepoca per eccellenza, che vede da una parte una grave rimozione della morte, e dall’altra un suo ripresentarsi negli aspetti più morbosi, in forma appunto di necrofilia – tanto che vien da pensare che è proprio lo squilibrio tra bios e thànatos a tener banco.
Pietro Citati dice a proposito di Leopardi, che “pensare – anche le cose più terribili – gli dava gioia”; ora non credo che questa immersione nella mota delle passioni più inconfessabili possa procurare molta letizia in me o in chi leggerà, ma a) è necessario farlo e b) di gioia teoretica semmai si tratta, più mentale che corporea, al limite dell’impalpabilità, e piuttosto illusoria (l’illusione, cioè, di poter controllare proprio la fonte di tutte le passioni, anche di quelle più basse ed istintive). Certo un conto è discettarne, un altro è sentirne direttamente gli effetti – sulle carni o nella psiche – così come altro conto ancora è assistere morbosamente ai loro effetti sugli altri, cosa di cui la cronaca nerissima da cui siamo invasi ci informa (e per lo più deforma) ogni giorno. Lucrezio uscito dalla porta rientra così dalla finestra, puntando il dito proprio sulla spettacolarizzazione macabra del dolore e della morte.
Naturalmente non possiamo che cominciare con il riferirci a Spinoza, com’è ormai tradizione per il nostro compilando catalogo degli affetti umani…

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