Posts Tagged ‘fuoco’

Sum ergo cogito (aliquando)

giovedì 10 giugno 2010

(Con buona pace di Cartesio…)

Sono terra
i passi che la calcano
le foglie che calpesto
la polvere che sta all’inizio
e alla fine
la trasmutazione degli elementi
i corpi che ingoio
i corpi che ingoiano me
la sostanza di cui tutte le cose son fatte
io tra tutte le cose
tutte le cose in me
muto e riposo
dalla/sulla/nella/sotto
terra

Sono acqua
circolazione di liquidi
fiumi e cascate
che sento percorrermi le viscere
o gocce impercettibili
liquefazione nel caldo
solidificazione nel gelo
tutt’uno con lo scorrere
delle cose
del tempo
arché e destinazione
fino al grande mar
dell’essere

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Trinacriablog – 3. Visioni da Monreale

lunedì 17 agosto 2009

monreale

Luogo incantevole di chiostri e portali
geometrie spirituali che si fanno pietra
occhio sul mondo
un tempo maravigliosa valle
giardinu ammenzu di lu mari
tuttu ‘ntissutu di aranci e ciuri
tutti l’aceddi ci vannu a cantari
e le sirene ci fannu all’amuri…

ora colata informe di cemento
delirio mafioso-democristiano
trasposto metamorficamente
nel nuovo regno di Berlusconia
– da qui don Fabrizio occhiolungo
mirava i gattopardi
i don Sedara di ieri
le luride canaglie di oggi.
Il denaro farà come sempre pulizia
di queste melanconiche scorie dei secoli:
e la valle colerà oro
inodore
insapore
intattile.
Tutti saranno felici.
E dove il mattone non puote
vi penserà lo foco…

Empedocle guerrafondaio ecologista

martedì 2 giugno 2009

Quattro_Elementi_Anjou_XVsec

Avevo già scritto a proposito delle cosmologie della guerra dei filosofi presocratici, in particolare in Anassimandro ed Eraclito. Ne avevo parlato qui e qui. Empedocle non fa eccezione.
Il filosofo-mago vissuto in Sicilia nel corso del V secolo a.C., viene di solito inquadrato nei manuali di storia della filosofia come “pluralista” e, secondo diversi interpreti, come colui che avrebbe fornito una sintesi risolutiva del grande conflitto ontologico apertosi tra e con Eraclito e Parmenide (naturalmente non è affatto così, Empedocle non ha risolto un bel niente, e magari non era sua intenzione nemmeno farlo).  Il suo sistema a due livelli sembrerebbe in effetti accogliere sia l’esigenza dei fisiologi e di Eraclito di garantire la diveniente molteplicità della physis, della natura e del mondo sensibile, sia quella parmenidea di un livello intangibile e incontrovertibile volto a garantire stabilità al mondo. I quattro elementi da una parte, il contrasto cosmologico di odio/amore dall’altro, sarebbero cioè in grado di spiegare la nascita, la morte e il divenire, non essendo essi a loro volta divenienti, né enti nati o destinati alla morte.  Partiamo dalle due forze cosmiche, motori del divenire.

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PYR KAI YBRIS

martedì 18 settembre 2007

valle-di-silenzio.jpg

“E’ dolce, quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare,
guardare da terra il grande travaglio di altri;
non perché l’altrui tormento procuri giocondo diletto,
bensì perché t’allieta vedere da quali affanni sei immune.
E’ dolce anche guardare le grandi contese di guerra
ingaggiate in campo, senza alcuna tua parte di pericolo…”

Chissà se i sentimenti espressi con tanta chiarezza da Lucrezio all’inizio del secondo libro del De rerum natura, venivano provati e condivisi anche dalle variegate e ineffabili torme di piromani che hanno infestato la nostra estate mediterranea. Un po’ me li immagino: appiccare l’incendio e poi contemplare da lontano, al sicuro, il frutto della propria insulsa capacità di innescare una tale potenza distruttiva… guardare alberi, cespugli, macchia, volatili, animali, umani, case, strade, orti, filari, il tutto che viene divorato da un’immensa quanto folle opera “purificatrice” (magari il latino purum, di origine indoeuropea, ha a che fare con pyr, il termine greco per indicare il fuoco…). C’è poi un tale abisso tra la mediocrità del gesto e la terribile grandiosità del risultato, da lasciare talvolta storditi, esterrefatti.
Quel che però si contempla il giorno dopo il misfatto, non ha più molto a che fare con la categoria del “sublime”: la terra violacea e i tizzoni neri ormai spenti e gelidi, i fianchi scoscesi e desertici della montagna, una scurità inqualificabile, scheletri e fantasmi di alberi come mani e braccia impietrite verso il cielo, l’assenza di vita che aleggia tutt’attorno, un silenzio innaturale, un’impressione di totale definitivo sradicamento, come se lì si fosse aperta una inguaribile ferita sul nulla. La metafora perfetta del nichilismo che avanza.

Ricordo che da bambino, a scuola, ci dicevano che “l’uomo primitivo aveva scoperto il fuoco”. Naturalmente quello “scoprire” aveva un significato molto più vasto e complesso, visto che il fuoco c’era già in natura: si trattava in realtà di imparare a gestirlo e di misurarsi con quell’immane potenza.
Eraclito, uno dei più grandi filosofi greci, dedicò al “fuoco” grande attenzione: il filosofo del perenne fluire delle cose, del divenire, del contrasto e della dialettica non poteva non rimanere colpito da quell’elemento così insolito e terribile. Il fuoco si alimenta divorando, permane fluendo, sta e si muove, dà vita (calore, cibo) e morte allo stesso tempo. Esso ha a che fare con l’indigenza e la sazietà, la guerra e la pace (frammento 65); è addirittura ciò che giudicherà e condannerà tutte le cose (66); il fuoco è sempre vivente (30), scambio universale (67, 90), movimento e ciclo eterno (76), ciò che governa tutte le cose (64).
Ma proprio di fronte a un fenomeno così potente della natura – al punto da esserne quasi forma e sostanza, pilastro cosmologico, se non materialmente certo simbolicamente – si deve esercitare la massima cautela: il fuoco va governato con il lògos, con la misura:

“Bisogna spegnere la dismisura (ybris) più di un incendio” (43).

Il termine greco ybris è traducibile con insolenza, tracotanza, violenza, prepotenza. Ma il suo significato filosofico riguarda più precisamente l’oltrepassamento della misura, la sfrenata insensatezza, l’agire contro gli dei, ma anche contro il lògos, la ragione.
La lezione di quest’estate, come la lezione di tutti i giorni, è che delle due l’una: o il nostro rapporto con l’essere rientra nel binario della misura, della ragione, del lògos, oppure finiremo per essere divorati dal fuoco della ybris, della nostra smisurata, stolta e insensata tracotanza.

(foto di Saltatempo)