Posts Tagged ‘futuro’

È solo un bel pensiero

lunedì 23 settembre 2013

Amedeo_Modigliani_Chaim_Soutine

A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
Non so perché. Mi sono incaponito a pensare così
e non c’è nulla che mi tolga questo pensiero
– o spina o fiore – dalla testa.
Un pensiero che si è insinuato lentamente
prima sottotraccia ora in tutta evidenza
ed è scritto qui sulla mia fronte
in lettere d’oro. Parole che solo io posso vedere.
Mentre non ne so decifrare il senso.
Non so andare oltre il loro luccichìo,
sì da cavarne le trame segrete ed imperscrutabili,
quelle che portano a me e a lui – separati.
A me e a lui – non padre non figlio.
A me e a lui – scissi.
Ma perché poi questo mio desiderio di paternità,
visto che ho estirpato scientemente ogni ansia biologica
ogni stupida brama di riproducibilità
di una stirpe che non voglio si riproduca
– che anzi desidero ardentemente si estingua?
Però se vedo lui si placa questo mio nichilismo.
Mi rassicura – non perché scriverà pagine divine
o perché volerà come Euforione nei cieli di Utopia
bruciandosi le ali, eccetera
(cose in cui non credo più da millenni).
E forse nemmeno perché mi piace il suo sorriso sornione
ricolmo di possibilità (e di buone sagge idee per il suo futuro incerto).
E, a ben vedere, nemmeno per quella sua acutissima
e un poco ombrosa intelligenza
(che forse riconoscerei
se solo scavassi appena nel ricordo dei miei diciassett’anni…).
A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
È solo un bel pensiero. Tutto qui.
Che non vuole essere indagato oltre.

Annunci

Non un fastidioso piagnisteo, se possibile

martedì 2 ottobre 2012

“La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente”.

“Non è stata la crisi di una forma di organizzazione sociale, ma di tutte le forme. Negli strani appelli alla «comunità» e a una «società civile» non meglio identificabile hanno risuonato le voci di generazioni perdute e alla deriva. Questi appelli vengono lanciati in un’epoca in cui quelle parole, avendo perso il loro significato tradizionale, sono diventate frasi insulse. Non c’è più altro modo di definire un’identità di gruppo se non distinguendosi rispetto agli estranei che non appartengono al gruppo.
Per il poeta T.S. Eliot «il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo». Il Secolo breve è finito in tutti e due i modi”.

“Comunque, una cosa è chiara. Se l’umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l’alternativa a una società mutata, è il buio”.

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve)

Filosofia della contingenza – 3

martedì 20 dicembre 2011

Il tempo è un bambino che gioca coi dadi:
di un bimbo è il regno.
(Eraclito)

[Sommario: 1. La freccia del tempo – 2. Sassi vaganti – 3. Di nuovo: natura e cultura – 4. Parentesi ontologica: la crisi del fondamento – 5. Etica della contingenza – 6. Ancora una filosofia della storia? – 7. Due dilemmi a chiudere – La stoffa delle stelle]

1. Dalla teoria – corroborata da una serie di fatti – che la vita non ci avrebbe previsti (a rigore non avrebbe previsto nessuna delle sue creature o evoluzioni – ma, conseguentemente, essa stessa sarebbe del tutto contingente, cioè poteva benissimo non esserci), Telmo Pievani inclina verso una radicale filosofia della contingenza, ed ecco il motivo del titolo di questa serie di post.
La storia naturale è essenzialmente contingente poiché priva di alcun progetto a priori, ogni specie ed ogni storia di ciascuna specie essendo unica e contraddistinta da serie causali indipendenti la cui congiunzione ha prodotto, a posteriori, quel determinato risultato storico. Il nastro di ciascuna storia non è riavvolgibile, e la freccia del tempo evolutivo corre in una determinata direzione mossa da molteplici serie causali che si congiungono in modo improbabile, inaspettato ed univoco, e non c’è alcuna ragione perché debbano farlo sistematicamente o necessariamente. Questi sarebbero, tra l’altro, gli ingredienti non ancora metabolizzati della rivoluzione darwiniana, che finiscono per storicizzare quel che di solito si pensa sia immutabile: la natura e le sue leggi. Non solo la natura scorre, scorrono anche le sue leggi – e questo scorrimento, come abbiamo già annotato nel post precedente, non è uno svolgimento necessario e predeterminato,  ma un fluire radicalmente contingente.
Questo, tra l’altro, sembrerebbe non valere solo per la vita (tutto sommato un fenomeno minuscolo nell’economia del tutto) ma addirittura per il cosmo o i cosmi, l’universo o i poliversi. La domanda metafisica essenziale fa qui capolino – pure nel bel mezzo di un diluvio bioscientista – e fa risuonare la sua flebile (ma inflessibile) voce: perché, allora, l’essere e non il nulla?

(more…)

Adolescenti III – Intervista a Laura B.

martedì 6 luglio 2010

Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno,
lo fanno per la prima volta

(Jim Morrison)

A sparigliare i giochi sopraggiunge l’inserzione del nuovo, come sempre.
Dopo aver intervistato lo scorso anno MDB (il quale ci aveva fatto dono di una insospettabile saggezza adolescenziale, al contrario dei nazistelli incontrati l’anno prima), è ora la volta finalmente di ascoltare il punto di vista di una ragazza. Sarà casuale, ma anche qui non trapela nulla di quella vulgata che vorrebbe gli adolescenti dei rincoglioniti seriali, servi conformi del sistema dei consumi, a cui sfuggono al massimo con le strategie del bullismo, del teppismo e del nichilismo autolesionistico. Anzi, se alcuni “valori” sporgono sul piattume consumistico generale, questi sono ben netti e definiti, e hanno il nome (magari venerando e con un gusto un po’ retrò)  di rispetto, relazioni, amicizia, dignità, famiglia, responsabilità, regole, giudizio, persino introspezione – o, se si preferisce, il buon vecchio caro (e per alcuni estinto) esame di coscienza
Intendiamoci: nulla lascia presagire una presa di coscienza generazionale volta non dico a scardinare la società o a correggerne i difetti, ma per lo meno ad appropriarsi di qualche rudimentale strumento critico collettivo. E come potrebbe essere altrimenti, dopo quanto schizzato nei due post precedenti? Oltre al grave sospetto che possa trattarsi di un’eccezione (anche se in fondo non lo credo).
Nell’intervista a Laura – 16 anni, un po’ adultescente, nel senso che in questo caso è lei a proiettarsi in là diversamente da quegli adulti che infantilizzano in qua – emergono comunque aspetti piuttosto interessanti ed imprevisti: accanto ai luoghi comuni – e comuni non sta per banali, ma per conformi ad un’epoca, un tempo, una generazione – vi sono alcuni elementi di apertura al futuro. Ma soprattutto la bellezza e la spontaneità della risposta genuina e sincera, senza infingimenti o sovrastrutture.
Certo, l’intervista è una forma comunicativa sibillina e fuorviante, un domandare a senso unico che tende ad incasellare ed ingabbiare le risposte. Un lasciar parlare che rischia di rinchiudere il flusso in un recinto bell’e pronto. Il confine del pre-scritto, pre-determinato, programmato. Necessario ed insieme fastidioso. Vorrei che non fosse così. Ma non tocca più a me dire, fare, proporre in questo campo. Posso solo testimoniare l’assenza di una rottura. E però la sua auspicabilità.
Spero che dalle parole che seguono (insieme alle tante altre di tanti altri giovani) tale rottura emerga da sola e diventi così dirompente da sommergere anche questo mio dire e definire, teorizzare e rinchiudere in uno spazio pre-scritto. Affinché la scorza del mondo vada in pezzi a preludio di un davvero nuovo – tutto loromondo.

(more…)

Marxiani

lunedì 29 marzo 2010

Ho avuto la fortuna di introdurre e di coordinare, giovedì scorso a Legnano, una serata dedicata a Bentornato Marx!, il libro scritto dal giovane filosofo torinese Diego Fusaro, cui ho dato il benvenuto (e del quale si era parlato  qui). Non ho potuto esimermi dal cominciare facendo le pulci proprio al titolo: in che senso è da intendere quel “Bentornato”? E’ forse la constatazione di un fatto? Oppure un auspicio? (e per converso un esorcismo da parte delle schiere terrorizzate dallo spettro di Marx). Perché mai dare il bentornato a un pensatore che ha affollato, nel bene o nel male, gran parte del secolo appena trascorso? E che quindi in realtà non si era mai levato di torno?
Tuttavia la vera questione riguarda il soggetto del bentornato, quel nome impronunciabile e quantomai spettrale – così come impronunciabile e spettrale è diventato l’oggetto della sua radicale critica, e cioè il Capitale, quasi che il solo nominarlo oggi lo togliesse dal suo status apparentemente intangibile di ovvietà, come se il sistema capitalistico fosse il modo naturale ed eterno dell’organizzazione socioeconomica, e non invece una delle sue molteplici e transitorie forme. Ed è qui che subito si apre un primo problema: perché “tornare” (o “ripartire”) dal pensiero di Marx non dovrebbe essere un po’ come riaccendere l’attenzione su – che so – Kant, piuttosto che Spinoza o Aristotele o Machiavelli? Come mai al nome “Marx” viene ancora un po’ di prurito se non l’orticaria, nonostante sia morto e sepolto?
Oppure, come ci ricordava Derrida ormai quasi vent’anni fa, a ridosso della caduta dei regimi “comunisti” dell’Europa orientale, siamo tuttora sotto l’influsso di una presenza quanto mai spettrale del barbuto di Treviri. Ecco, forse è proprio questo il vero motivo: la spettralità di Marx, l’essere senza pace di un pensiero che voleva trasformare il mondo e autorealizzarsi (dunque autoannullarsi) –  una filosofia che si realizza e una realtà che si filosoficizza. Marx è un pensatore e un filosofo, senza alcun dubbio (e dunque se ne può parlare come di un qualsiasi altro pensatore e filosofo) – ma si discosta radicalmente dalla tradizione filosofica perché mette in campo la questione del senso ultimo e dell’utilità (in senso lato) della filosofia, il suo statuto ontologico, il perché mai essa esiste ed è cosiffatta. E tale potenza implica la ricomprensione del suo stesso pensiero sotto il suo cono di luce (o d’ombra): perché io, Marx, penso questo e questo? Perché mai critico e predico (o predìco) la rivoluzione e l’avvento della società senza classi?

(more…)

L’invettiva di Socrate

mercoledì 11 novembre 2009

Socrate! (Attaaaaack!)
Io accuso

l’intera comunità degli adulti
di avere corrotto sistematicamente l’infanzia e la fanciullezza. Di averne deturpato il volto, il senso, la bellezza. Di averne distrutto la poesia, la meraviglia, la novità.

Accuso i genitori e le famiglie
di aver permesso che i loro figli nascessero in una società marcia, sudicia e profondamente immorale. Li accuso di aver messo al mondo i loro figli per lo più a casaccio. Li accuso di non averli amati a sufficienza, di averli lasciati in balìa del mondo, di non aver saputo resistere all’istinto riproduttivo.

Accuso gli imprenditori, i pubblicitari, il sistema economico
di avere mercificato le anime, le menti e i corpi fin nella culla. Di avere insozzato i bambini con il loro denaro, il loro desiderio di accumulo, la loro sporcizia consumistica. Di avere avvelenato l’aria, la terra, l’acqua, gli ambienti e i mondi delle future generazioni, dichiarando loro una vera e propria guerra preventiva.

Accuso l’intero sistema

(more…)

Diciassett’anni!

sabato 17 ottobre 2009

manichini

Ho intervistato MDB, adolescente diciassettenne figlio di amici, quest’estate. Proprio in quel periodo stavo cominciando a scrivere una “cosa” (un racconto o un romanzo, non sapevo e non so ancora) su un gruppo di ragazzi di provincia mediamente annoiati, nichilisti e superalimentati (da un mare di sciocchezze, oltre che di cibo e di merci). La storia non è progredita granché, e non so ancora bene che cosa succederà. Anche l’intervista è rimasta a dormire per alcuni mesi, finché l’altro giorno non mi sono deciso a trascriverla e, ora, a pubblicarla.
Quando avevo chiacchierato con MDB, facendogli quella sfilza di domande un po’ pretenziose, avevo in verità trovato le sue risposte un po’ insipide, forse troppo lapidarie e in qualche caso persino reticenti. Risentendole a distanza di tempo, mi sono del tutto ricreduto. Ed ecco la lezione appresa: a) mai pensare che qualcuno, specie con trent’anni in meno di te, sia assimilabile e riconducibile ai tuoi schemi mentali; b) diffidare della dilagante ed omologante doxa che vorrebbe tutti i ragazzi ridotti a vuoti tubi desideranti (ma questo già lo sospettavo); c) scendere definitivamente dal piedistallo e lasciare spazio al nuovo che avanza, anche se questo nuovo non ci piace o non lo comprendiamo.
Infine: le risposte di MDB sono semplicemente belle, spontanee, nette, anzi direi proprio ammirevoli. Se poi si confrontano con quelle disperanti dei suoi coetanei protonazi che avevo raccolto circa un anno fa…
Non ho ritoccato nulla, mi sono solo permesso di sottolineare i passi che mi sono piaciuti di più.

(more…)

ONDA SU ONDA

sabato 13 dicembre 2008

mario-by-rob

Ieri ho scioperato e sono andato in manifestazione, a Milano, in compagnia del mio amico Roberto. Abbiamo girovagato un po’ in piazza Cairoli, luogo del concentramento dei Cub e dei Cobas, e poi abbiamo deciso di seguire l’Onda. Ci siamo accodati al corteo degli studenti medi. Io potevo sempre figurare come un prof simpatizzante (alcuni in effetti c’erano). Roberto, con la sua macchina fotografica, aveva l’aria più svagata e giovanile del reporter.

L’onda.
Una bella idea di autorappresentarsi.
Movimento oscillatorio, variabile, sussultorio, vibrante.
Propagazione ed energia – senza materia!
Onda elettromagnetica.
Moto ondoso, che fluisce e rifluisce, frange, infrange e si rifrange.
Onde meccaniche, longitudinali, acustiche, sonore, trasversali, sferiche, elastiche, superficiali, armoniche, periodiche, stazionarie, solitarie.
Onde lunghe, microonde, raggi e radiazioni cosmiche.
Onde gravitazionali (che non si sa bene cosa siano…).
L’onda viene da lontano e va lontano. Sono corpi ondeggianti e menti pensanti.
Ora c’è, è visibile e talvolta impetuosa, poi si nasconde nei meandri del sottosuolo e si fa carsica. Per rispuntare all’improvviso. Sembrava non ci fosse più, invece era laggiù, nei sotterranei della storia.
L’onda è simpatica e ti accoglie. Ci scivoli sopra, ti ci immergi.
Ma poi diventa impetuosa, anomala.
E allora può travolgere tutto e tutti.
Onda d’urto.
L’onda è pervasa da correnti che vengono da lontano.
L’onda lunga della storia.
L’onda corta dei singoli.
Che ogni tanto si incrociano e si combinano.
Mille onde, una dopo l’altra, senza fine.
Un’unica ondata, tranquilla e poderosa, massa d’acqua imponente.
Onda.
Bella parola. Ricca. Densa di cose, teorie, metafore.
Sì, si sono scelti un bel modo di rappresentarsi.
Purché se lo tengano stretto.
E’ roba loro.
Io ho attraversato l’onda per un piccolo tratto.
E l’onda mi ha attraversato.

Siamo in Piazza Fontana, è il 12 dicembre, 39 anni dopo. Un ragazzo e una ragazza puntano decisi verso di me e mi chiedono in maniera secca: “sì o no?”. Io, che di solito prediligo il no, questa volta dico “sì” e loro mi rispondono con un sorriso largo di assenso. Sono entrambi bellissimi. Ma chissà cos’avevano in mente, che cosa intendevano dire? Boh? Poco importa…
Poi c’è quest’altro ragazzo con il rossetto in mano, che mi colora le guance. Ecco, anch’io adesso ho tracce dell’onda sulla mia pelle.
L’onda vuol lasciare un segno.
L’onda vuol incidere e decidere.
L’onda vuole prospettare un futuro.
L’onda è già una forma di futuro.
Ma ora mi tocca di andarmene, devo lasciarla, rifluire, d’altra parte è roba loro, io non c’entro.
Il cielo è livido.
Restano quei segni sul viso che cominciano a colare misti di pioggia.
E qualcosa di sottile, nascosto laggiù, dietro la bardatura real-razionale e post-hegeliana che irretisce la mia mente, un baluginìo impercettibile che fatico a chiamare “speranza“, per paura di apparire troppo retorico e un po’ sopra le righe persino a me stesso. Parola scandalosa e inconfessabile.
Loro sono l’onda, e quella parola.
Io, i resti sparsi sulla spiaggia…

foto di ro_buk

PAIDEIA VERSUS 133

venerdì 24 ottobre 2008

Il filologo tedesco Werner Jaeger, nella sua monumentale opera dedicata alla Paideia greca, cita alcuni versi che a suo dire valgono a caratterizzare con precisione il significato dell’educazione e della formazione nella vita dei Greci, proprio sul finire della loro età aurea: “Il solo possesso che nessuno può rubare all’uomo è la paideia”, vale a dire la sua cultura spirituale; e ancora “La paideia è un porto per ogni mortale”. E’ il commediografo Menandro a scriverli, tra il IV e il III secolo a.C., quando l’epoca della polis è ormai un pallido ricordo.
Sono felice di tornare a citare Lessing, che, in continuità con l’ideale greco, scrive tra il 1777 e il 1780 una breve quanto straordinaria opera in 100 tappe dedicata alla Formazione dell’umanità, un vero e proprio manifesto utopico e illuministico inneggiante alla Vollendung, al tempo della pienezza da conquistare tanto per i singoli quanto per l’intera umanità.
Questi da sempre sono stati i miei modelli e punti di riferimenti, entrambi volti alla costruzione di un essere umano totale e onnilaterale, che sia cioè messo in grado di sviluppare in ogni direzione le proprie capacità – i propri “talenti” – e che soprattutto possa farlo motu proprio, secondo i principi dell’autodeterminazione e dello spirito critico.

(more…)