Posts Tagged ‘geymonat’

Lo spettro e il libertino

martedì 16 giugno 2020

Doveva essere l’anno accademico 1986/87. Era il periodo della mia vita in cui mi ero gettato a capofitto nello studio forsennato della filosofia – e non intendo solo universitario e finalizzato agli esami (d’altra parte tutti noi studenti di filosofia eravamo così, alternativi, appassionati, un po’ snob). A novembre avevo cominciato a frequentare il corso di Filosofia della scienza di Giulio Giorello. Avevo sentito dire che era un tipo bizzarro – ma di docenti strani ce n’erano non pochi in quel periodo in Statale, e di ognuno si raccontavano aneddoti gustosi. Lui era un fiume in piena, anche se ogni tanto le parole gli si ingarbugliavano in bocca: stava per lo più in piedi e in movimento, agitando quel suo caschetto lucido di capelli che un po’ ci faceva sorridere.
Ricordo che fece venire un paio di volte il suo maestro marxista Geymonat, già molto anziano, a tenere delle lezioni speciali: lo chiamava Jemonà, e si divertiva a mettere in scena la loro diatriba su giustizia e libertà – accento sull’una o sull’altra. Dato che ero un collettivista convinto, ma nello stesso tempo gelosissimo della mia indipendenza, dovetti trovare in quel piccolo teatro filosofico elementi interessanti per la mia personale dialettica su eguaglianza e libertà.
Ricordo che non fu solo Geymonat ad intervenire nei suoi corsi, anche altri: di sicuro Salvatore Veca (che una mia amica definì “parrucchiere” per come era vestito e si atteggiava) e mi pare anche Remo Bodei. A pensarci oggi, era un’ottima idea quella di far intervenire altri docenti nei propri corsi, animando le lezioni e ampliando nello stesso tempo gli orizzonti degli studenti.
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Il mio ultimo corpo a corpo con Dio

sabato 28 luglio 2012

(in verità è un corpo a corpo piuttosto impari, visto che siamo noi che abbiamo inventato lui, non lui noi, come tra l’altro si potrebbe evincere persino dal sancta sanctorum dell’arte sacra, se non fosse che quello di Adamo è un dito troppo languido; una disfida che dunque, alla fine, diventa il mio corpo a corpo con me stesso, non avendo di meglio da fare in questa fine di luglio)

1. Il filosofo della scienza Ludovico Geymonat nella sua monumentale Storia del pensiero filosofico e scientifico soleva indicare dio in minuscolo. Per un certo periodo l’ho fatto anch’io – e c’è chi ogni tanto lo scrive così, del tutto legittimamente. Senonché, trattandosi qui del dio-persona, della sua invenzione e della sua recisa negazione, preferisco renderlo con la maiuscola: Dio. Certo ogni religione (monoteistica) tende a chiamarlo con un nome proprio, ma sgombrerei il campo dalla spinosa (o spinoza) questione del nome di Dio. Dunque, si parlerà soltanto del Dio personale della teologia cristiana. Io sarò il Signore Dio tuo, eccetera eccetera.

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