Posts Tagged ‘giappone’

L’antimilitarismo di Mel Gibson

martedì 14 febbraio 2017

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“Occorre qualcuno che rimetta insieme qualche pezzo del mondo,
mentre tutti sono così intenti a farlo a pezzi”.

Non so quali fossero le intenzioni etiche ed estetiche di Mel Gibson, né soprattutto se ci fosse un preciso intento ideologico nel suo nuovo film La battaglia di Hacksaw Ridge. Sicuramente c’è, anche se non credo sia riducibile al suo passato machista e reazionario (con molte sciocchezze dette in zona alcolica), e nemmeno al patriottismo hollywoodiano. Tuttavia l’effetto che fa – o per lo meno che ha fatto a me – è di un’opera fortemente antimilitarista, anzi forse del film più antimilitarista degli ultimi anni.
Così come avevo detestato l’uso eccessivo della violenza (al limite dello splatter) nella sua Passione (un film che avevo a suo tempo trovato intollerabile e disgustoso, e che mi sono rifiutato di rivedere), in questo Hacksaw Ridge la crudezza delle immagini della seconda parte – una sequela di pugni nello stomaco ben assestati – volente o nolente decide per l’intollerabilità della guerra, anche quando qualcuno la definisce giusta o necessaria. La guerra non è mai giusta, la guerra è sempre una sconfitta dell’umanità. La guerra è un concentrato di nichilismo e di autodistruzione. La guerra non risolve i conflitti ma li amplifica. La guerra perpetua le ingiustizie.
(E se una cosa la guerra mondiale – o la guerra civile europea 1914-1945 – ci dovrebbe aver insegnato è proprio questo. Ma evidentemente non ce lo ha insegnato a sufficienza).
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Italodicea

giovedì 25 agosto 2016

Al di là dell’angoscia, della doverosa e fraterna solidarietà, dell’umana pietas – sempre più provo una strana ed estenuata forma di rassegnato fatalismo (e sempre meno il montare della rabbia di un tempo), quando mi trovo a considerare il contesto sociale, antropologico, culturale e politico nel quale si situano le italiche disgrazie.
Fin da bambino ho periodicamente assistito a catastrofi (spesso annunciate, come si suol dire), con spargimento di lacrime ed autoflagellazioni, ritornelli sulla mancata prevenzione e poi a seguire smemoratezza, canto del cigno, pietra tombale su tutti i buoni propositi. In attesa della successiva catastrofe. Siano dighe, terremoti (dal Belìce in poi), frane e alluvioni, lo scenario che si ripropone è sempre il medesimo. Gli argomenti e le lamentazioni pure.
Avremmo dovuto fare, prevedere, costruire meglio, mettere in sicurezza – faremo, costruiremo, investiremo. Ma la sensazione è che, gattopardescamente, nulla cambi mai.
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Umana compagnia

sabato 12 marzo 2011

(con le terribili eppur fraterne, pietose ed universalissime parole di Giacomo…)

Islandese. E mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia, de’ tuoi figlioli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere. […]
Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?