Posts Tagged ‘giovanni lindo ferretti’

Preme compatta schiaccia

lunedì 9 luglio 2012

Seguo da anni le evoluzioni intellettuali e musicali di Giovanni Lindo Ferretti, e le seguo anche e nonostante la sua recente svolta mistico-cattolica (addirittura vaticana). Non è poi così incoerente tale “evoluzione” (che ad un marxilluminista come me non può che apparire come un’involuzione), leggendo alcuni testi delle canzoni di epoche (è proprio il caso di dirlo) precedenti. Certo, lo spirito critico e la non accettazione dei miti del nostro (e di ogni tempo) non comporta il marciare necessariamente in una direzione – né tantomeno baciare l’anello papale.
Tabula rasa elettrificata è stata una delle tappe esaltanti del cammino artistico (e spirituale) di Lindo, all’epoca nel progetto CSI, dopo quello punkettone CCCP e prima dei più eterei PGR. E il testo della canzone che apre l’album – Unità di produzione – con il suo ritmico, meccanico ed allucinato martellare, non smonta soltanto l’antico sogno tecnobolscevico (il comunismo coincidente con l’elettrificazione, secondo il vangelo di Lenin), ma più in generale il mito del progresso, la macchinizzazione del pianeta e della vita, l’ideologia produttivistica (che ha fatto strage a destra come a sinistra), il dominio totalitario della specie umana su tutte le altre specie – cioè quel premere compattare schiacciare delirante che vuole radere al suolo tutto, e ridurre ogni cosa ad una imbelle sterile igienica unità di produzione

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Dall’Appennino alle Alpi – tra linee gotiche, cammini e sorgiva bellezza

lunedì 7 giugno 2010

“Niente è più bello che passeggiare
contemplando gli alberi o guardando lievemente,
senza preoccupazioni, dentro se stessi”.

(Pietro Citati)

Prologo. “Il concetto di sintesi in Kant e in Hegel” – questo era il titolo del capitolo con cui Cassirer apriva la parte della sua celebre Storia della filosofia moderna dedicata a Hegel, e che tanto aveva colpito un mio compagno di università, tale Paolo Spada, il quale aveva occhi nordici e glaciali, di rara e però cupa intelligenza. Ma non intendo ora parlare di lui, né tantomeno di Kant o di Hegel. La sintesi di cui qui mi servirò è quanto di più lontano dall’organicità dell’io penso o dello spirito si possa immaginare. E’ semmai syn-thesis biografica, connessione ultrasoggettiva di membra sparse dell’esperire singolare (dell’io-io, non dell’io-noi) con cui tendiamo in genere a conferire senso a relazioni che di per sé non ne hanno. Ma basta con il cappello, passiamo ora all’oggetto.

***

Mi son trovato nell’arco di una settimana a passeggiare lungo l’Appennino emiliano prima, tra incantevoli paesaggi alpini subito dopo. La bellezza e il cammino – prima relazione. Pensare e camminare – la seconda.
Tempo fa Pietro Citati sul quotidiano La Repubblica lamentava come negli ultimi anni sia calata del 50-60% l’abitudine degli italiani (in buona compagnia di europei e americani) alla passeggiata quotidiana, o al passeggiare comunque. Poiché tendo ad associare il camminare con l’attitudine al pensare/rimuginare – o meglio: all’atto di liberare il pensiero, per poi distenderlo, rilassarlo ed amplificarlo (in relazione al paesaggio e al ritmo visivo) – spero ardentemente di non doverne dedurre che l’attività riflessiva sia calata della medesima percentuale (naturalmente tutto ciò non ha alcuna base logica, visto che resta comunque da dimostrare che il passeggiare abbia sempre a che fare con il pensiero). (more…)