Posts Tagged ‘gramsci’

Intanto l’immagine del bolscevismo…

mercoledì 22 maggio 2013

Qualche giorno fa ho trovato in un libro di storia un foglietto con alcuni appunti in bella calligrafia (che poi basterebbe dire “calligrafia”, senza l’aggettivo). Non ricordo nemmeno che libro fosse, né perché l’abbia preso dallo scaffale. Sono rimasto quasi sorpreso dall’ordine, dallo stampatello impeccabile ed ancor più dal contenuto di quegli appunti. Sembra passato un millennio e non un secolo dai fatti di cui vi si parla – e sembrano passati secoli e non decenni dal mio modo di trascriverli ed interpretarli; anche se in verità posso solo procedere per vaghe supposizioni.
Vi è poi un elemento “esterno” a quegli appunti che mi ha dato da pensare, quasi si trattasse di una madeleine in grado di riportarmi all’epoca dei miei sudatissimi studi universitari: correva la metà degli anni ’80 e non sapevo ancora, mentre compilavo quel foglietto, che di lì a poco mi sarei trovato di fronte a un bivio essenziale della mia vita. Stavo biennalizzando l’esame di Storia contemporanea e i temi che ero in procinto di approfondire – Gramsci, il bordighismo, il Partito comunista a Milano – mi avrebbero portato dritto dritto alla tesi e alla laurea in quella disciplina.
Poi, dopo un’estate tormentata ed appassionata, la decisione: ricordo ancora bene l’espressione dell’assistente (mi pare si chiamasse Granata) quando gli dissi che avevo intenzione di cambiare facoltà e di proseguire i miei studi in ambito filosofico.
-Ma ne è sicuro?
-Non sono mai stato sicuro di una cosa in vita mia come in questo momento (non l’ho detto, ma l’ho pensato, e immagino me lo si leggesse in faccia, vista la sua resa immediata).
Ma a parte l’aspetto personale, fa un certo effetto sapere (a posteriori) che i fatti attorno a cui quegli appunti (e le relative letture) vertevano, i protagonisti e le idee irradiate in gran parte dalla gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, sarebbero poi precipitati e rifluiti in quella cosetta da nulla che è oggi diventata la sinistra italiana, e specialmente il suo partito più importante, ovvero il Partito Democratico…

Mi diverte comunque l’idea di trascriverli qui, quegli appunti – che si concludono, tra l’altro, con lo pseudonimo di un celebre scrittore italiano di cui avevo perduto ogni memoria: (more…)

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Trilogia filosofico-letteraria – 3. Promesse violenze

venerdì 17 febbraio 2012

“Ché del dolore ce n’è,
sto per dire, un po’ per tutto”

Romanzi duri e violenti, com’è dura e violenta la strada. Quella allucinata di Raskol’nikov, quelle stranianti (e persino apocalittiche) di McCarthy, ed ora quelle degli umili e dei potenti di Manzoni. Anche qui strade, fin troppo note, interrotte: quella dell’ignavo Don Abbondio che incontra i bravi; le strade dei due sposi promessi che si divaricano; il viottolo di Renzo che incrocia l’ampia strada della storia; quello di Lucia che s’imbatte in alcuni straordinari ritratti del male, della violenza e della sopraffazione (da Gertrude all’Innominato, passando per Don Rodrigo).
Non comincio nemmeno ad affrontare le tematiche classiche del mondo di Manzoni, la storia, la provvidenza, la fede, ecc. (ne ho già avuto abbastanza a scuola e all’università). Ma siccome ora sono libero di rileggere il grande affresco manzoniano senza tener conto di criticoni ed azzeccagarbugli, dico un po’ quel che mi pare.
E dico che I promessi sposi possono esser letti anche come una raffinata e però dura fenomenologia della violenza e della sopraffazione. Una struggle for live neodarwinista e sociobiologica ante-litteram. Non può cioè non colpire come la cifra tragica rimanga quella dell’Adelchi: “non resta / che far torto, o patirlo. Una feroce / forza il mondo possiede, e fa nomarsi / Dritto”.
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