Posts Tagged ‘grande guerra’

Macchina decervellante

giovedì 21 gennaio 2016

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[così il poeta e teorico del surrealismo André Breton nel terzo dei racconti contenuti ne L’invisibile ovunque di Wu Ming – e mai descrizione della guerra fu più pertinente]

-Vostro fratello, lo avrete letto, chiamava la guerra «la macchina decervellante». Adattava un’espressione di Alfred Jarry, l’autore che più lo aveva influenzato. E cos’era per me la guerra? Una bestia che si mimetizzava leccandosi, più si leccava più si confondeva col mondo intorno. Aveva occhi del colore impreciso di una bufera, occhi che erano vortici e risucchiavano il peggio del mondo – l’immondizia, la propaganda, l’amor patrio – per restituirlo moltiplicato in grandi occhiate fluorescenti. Le fauci aperte della bestia contenevano un palazzo dove andavano a morire in processione, come vacche ipnotizzate al mattatoio, schiere di giovani a petto nudo, accompagnate da una cacofonia di canti di gallo in una quasi-alba che rimase, per cinque anni, sul limine tra notte e giorno.
Quest’altra guerra da poco finita ha conosciuto addirittura più «barbarie», come dicono i perbenisti per i quali non esiste che questa nostra civiltà d’occidente, la civiltà dei generali e mercanti che hanno causato entrambe le guerre da me vissute… Sarebbe meglio dire che quest’ultima guerra ha conosciuto più civiltà: più macchine decervellanti, più tecniche per imprigionare e uccidere. Si è trucidato un maggior numero di uomini, donne e bambini, ma la prima… La prima non avrà mai eguali per l’ipocrisia con cui si portò avanti la mattanza. Mai eguali.

La sostanza di Stoner

venerdì 2 Mag 2014

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L’ho letto quasi d’un fiato, come non mi capitava da tempo. Non ricordo chi me l’ha consigliato (se una persona in carne ed ossa, una qualche citazione fortuita e collaterale o semplicemente il mio lavoro di bibliotecario), ma sono davvero contento di averlo letto. È probabile che abbia sbirciato una frase della postfazione di Peter Cameron, scrittore che stimo e di cui ho letto con molto interesse Un giorno questo dolore ti sarà utile – quando dice: «la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria».
E in effetti è questo il primo aspetto notevole del romanzo di John Williams, che è forse ciò che più eleva e nobilita la letteratura e la scrittura: lo sguardo compassionevole e la sintonia affettiva con il destino degli umani (e non solo, poiché anche di animali, vegetali, pietre, oggetti ed altro si può scrivere in tal modo) – che è davvero un “prendersi cura” (l’inviare “ambasciate d’affetto”, di cui parlava Vitaliano Brancati nel Bell’Antonio).
Vi è poi la straordinaria capacità di rappresentare “una vita” nei suoi snodi essenziali, sia interni che esterni (ammesso che tale distinzione possa essere fatta): Stoner – il nome del protagonista del romanzo, da cui prende il titolo – è totalmente dentro il suo tempo (ma, come vedremo tra poco, ne è al contempo totalmente fuori).
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Il seme d’Europa

venerdì 25 aprile 2014

(così celebro il mio 25 aprile quest’anno, con questi atroci e bellissimi versi di Wilfred Owen, uno dei figli e semi d’Europa mandati al macello, un secolo fa, a milioni)

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