Posts Tagged ‘grazia’

Tris cinefilosofico – 3. L’ontologia di Malick

lunedì 1 aprile 2013

tree-of-life-gustav-klimt

Il problema di The Tree of Life, forse il più importante film di Terrence Malick, è che siamo al limite dell’incommentabilità, tanto è ricolmo di cose, di concetti, di suggestioni (oltre che di visioni), sia in termini strettamente estetici (citazioni letterarie e pittoriche, prestiti cinematografici, uso della musica, ecc.) che filosofici. E ciò nonostante (o proprio grazie alla) scarna essenzialità della trama. Trama è detto qui in senso apicale, non banale – poiché di tessitura del cosmo si tratta, e del rapporto tra micro e macrocosmo. Una trama che nel nostro caso si appalesa nel destino di una delle tante famiglie dell’umana avventura (con annessi conflitti e tragedie secondo schemi classici: il padre e la madre, la physis e il nòmos, l’amore e l’odio, il conflitto verticale ed orizzontale, la morte), vicende ricorrenti che a sua volta intramano il mondo, e di cui in verità il mondo (l’essere) ben poco si cura.
Ed è proprio da qui che forse si deve partire, dalla domanda metafisica essenziale (altrimenti non si capisce perché dedicare mezz’ora di film alla cosmologia e alla paleontologia, confezionate ovviamente con immagini di straordinaria poeticità): che relazione c’è fra le trame degli umani e le trame ontologiche?
(more…)

Lezioni di estetica dai Monti Nebrodi

lunedì 23 agosto 2010

Lui non sospetta ancora che questi nostri incontri sul far del crepuscolo sono diventati per me il momento irrinunciabile e zenitale della vacanza. Quasi una dose quotidiana. Forse lui pensa che siano per me un peso. Certo, lo saranno un po’ per lui: studiare in piena canicola agostana non è il massimo. Ma per me è diverso. Io li preferisco mille volte a un bagno nel Tirreno, o a una granita ai fichi, o al pigro dondolare della mia amaca tra gli ulivi. Tutte cose meravigliose e rituali. Ma ricolme di un insopportabile estetismo del déja-vu. Un poco mortifere, persino. Così come può diventare mortifera quest’isola incantata.
Non sa o non può sapere ancora che non c’è nulla di più piacevole per un “filosofo” (posso dirlo di me? non so, ma credo proprio di sì, per lo meno nell’accezione etimologica che evoca la philìa: amo la sapienza, anche se sapiente non sono) – nulla di meglio che parlare di filosofia con una giovane mente, tanto più se si tratta di una mente brillante, aperta e critica.
Quella di Michele, che sta per concludere i suoi studi universitari presso la facoltà di Architettura e che mi ha chiesto di aiutarlo nella preparazione dell’esame di Estetica, non avendo nessuna base filosofica alle spalle. Un invito a nozze per me. Nozze alchemiche!
E siccome da qualche parte dovevamo pur cominciare, gli ho subito proposto di fornirmi le definizioni di sette parole-chiave (quello delle parole-chiave è un mio pallino), senza temere di trovarsi di fronte ad un compito troppo complesso o, per converso, troppo scontato. E prescindendo, per quanto possibile, da letture o nozioni apprese.
La domanda era secca: secondo te che cosa significano le seguenti parole:

(more…)