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Auferstehung!

sabato 1 febbraio 2014

klimt_music1

Io non credo nella resurrezione, tanto meno in quella cosa stupida e un po’ noiosa che è l’immortalità. Non ci credo perché sono convinto che non ci siano ragioni sufficienti per ritenerle cose logiche e razionali. Al più potrei concedere – dal punto di vista logico e razionale (cioè dall’unico che conosco e su cui sono in grado di argomentare) – che vi sia qualcosa come l’eternità. Un concetto peraltro algido, insapore e incolore – un po’ come l’essere. Ma non la resurrezione, così come viene religiosamente intesa. Che senso ha morire per poi risorgere? Risorgere dove, poi? Ecco, sono un immanentista materialista razionalista radicale.
Però Mahler dava molto credito alla favola della resurrezione, tanto da dedicarvi una delle sue più vaste sinfonie – la Seconda, nota appunto come Auferstehungs-Symphonie.
In questi miei fortunati anni mahleriani – ormai due decenni di ascolto appassionato, spesso dal vivo, e di meditazione – non mi era ancora capitato di scrivere qualcosa su questa sinfonia: ho parlato in questo blog – mi pare – della Prima, senz’altro della Terza, della Sesta (che avrò la fortuna di riascoltare domani), dell’Ottava (evento della stagione musicale milanese), della Nona, del Canto della terra, ma non della Resurrezione.
Si tratta di una sinfonia programmatica, che già annuncia l’intero progetto estetico mahleriano, fin dalle parole scritte nella guida all’ascolto (poi fortunatamente soppressa): all’eroe titanico della prima sinfonia, ora morto, viene posta la grande domanda: perché sei vissuto? perché hai sofferto? è tutto questo solo un grande, atroce scherzo?
Mahler intende rispondere con l’ultimo movimento della sinfonia (una conclusione sofferta e a lungo ricercata) – quel vasto poema sinfonico a quadri che si chiude con i versi del poeta tedesco Klopstock:

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Tirar fuori le idee dal naso

sabato 9 luglio 2011

Un fiume in piena di sensazioni e di progettualità – questa è la forza della musica e dell’arte, che dalla vita partono e che alla vita ritornano, potenziandola; dandole più gusto e più sapore; più bellezza. La vita è bella? Sì, ma lo sarebbe meno senza l’arte.
A tal proposito, l’ascolto (dal vivo, tempo fa) di alcuni brani tratti da Il naso di Shostakovich, mi ha sollecitato un’intera gamma di possibili applicazioni estetico-pedagogiche. Che vorrei condividere con gli amici insegnanti (ma non solo) in ascolto. Nessun programma o consiglio didattico – per carità! Solo qualche anarchica suggestione creativa.

Ecco di che si tratta, brevemente.
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Berluskocrate

sabato 22 gennaio 2011

Leggo e ascolto in questi giorni – anche se distrattamente – analisi varie sulla resistenza ad indignarsi da parte degli italiani a proposito del loro amorale presidente del consiglio. A parte l’antico familismo altrettanto amorale di tanta parte del belpaese (insieme a un bel po’ di ipocrisia gesuitico-papista), mi è inavvertitamente passata per la testa una iperbolica ed irriverente spiegazione di tale deprecabile italico immobilismo.
Sentite un po’ qua: in realtà gli italiani nella stragrande maggioranza non s’indignano, poiché riconoscono nel loro attuale ducetto (come già nel precedente) un immorale ed anarcoindividualista novello Socrate. Tesi strampalata, direte voi. Eppure, provate a cimentarvi in qualche paragone…

A Socrate piacevano i “giovinetti”. A Berlusconi pure (vabbé, “giovinette”, ma sempre di carne fresca si tratta).
Socrate partecipava molto volentieri ai simposi. Anche il festaiolo Berlusconi non ne perde uno.
Socrate venne accusato di avere corrotto i giovani ateniesi. Berlusconi ha fatto molto di più: ha corrotto un intero paese.
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