Posts Tagged ‘gruppo di discussione’

Antropocene 4 – La torta e la glassa

venerdì 18 gennaio 2019

Sarà questa la metafora che ci guiderà in questa nuova tappa del nostro viaggio nella coscienza umana, una metafora coniata dall’antropologo-filosofo Clifford Geertz, per criticare gli assertori anti-relativisti di teorie forti della Natura umana o della Mente – ovvero di essenze permanenti ed immutabili volte a definire Homo sapiens una volta per tutte. La torta è la biologia, mentre la glassa è la cultura; la biologia è la sostanza, la cultura solo una vernice superficiale: ciò vuol dire che per quanto ci eleviamo ai cieli della metafisica, non potremo mai liberarci dal “guinzaglio genetico” che ci stringe il collo.

La prima parte del nostro incontro sarà dedicata a mettere in dubbio il senso di questa metafora, perché la sociobiologia, la psicologia evolutiva (e anche il biologismo dello zoologo Desmond Morris, che negli anni ’60 ha scritto il celebre saggio divulgativo La scimmia nuda) non convincono per nulla: non c’è dubbio che è dalla natura e dalla biologia che veniamo, al pari degli altri animali, ma sono proprio alcune delle sue caratteristiche biologiche (specie-specifiche) ad aver consentito ad homo sapiens di compiere dei salti evolutivi, e di imprimere alla sua storia un’accelerazione assente in altre specie. Con questo non stiamo dicendo che l’essere umano sia extra-naturale, ma che occorre definire meglio il concetto di natura e in quale misura essa si va innestando (e modificando) nel corso dell’evoluzione culturale.

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Antropocene 3 – Leibniz vs Spinoza (o delle umane macchine barocche)

venerdì 14 dicembre 2018

Ho scelto di parlare di Leibniz in questo nostro percorso sulla coscienza e la natura umana, perché trovo che la sua filosofia – e forse la sua stessa biografia intellettuale ed esistenziale – siano indicative di un dramma cruciale che si svolge nel cuore della modernità – e che, anzi, è l’essenza stessa della modernità: l’avere cioè subodorato il pericolo di una cancellazione della peculiarità umana all’interno della natura, di una riduzione di tipo meccanico e materialista di una specie che si crede speciale. Il pensiero di Leibniz può cioè essere (anche) letto come la reazione ad una vera e propria espulsione dal mondo umano dello spirito, di Dio, dell’anima così come erano stati fino ad allora intesi.
Leibniz rappresenta il filosofo (e lo scienziato) più cosciente di questo “pericolo”, che assume come problema e tenta di annullare costruendo una vera e propria filosofia barocca di taglio spiritualista, in grado di unire il fronte meccanicista e quello finalista, la materia e lo spirito, la natura e Dio.
Ma vi è un convitato di pietra, un’ombra che incombe su tutta l’attività filosofica leibniziana: Spinoza, il filosofo che invece aveva portato alle estreme conseguenze l’idea di immanenza – ovvero la concezione per cui tutto sarebbe natura e noi umani non saremmo altro che corpi, ingranaggi, parti di un grande ed unitario meccanismo naturale.

[È questa, ad esempio, la tesi sostenuta (e, potremmo dire, drammatizzata) dal filosofo americano Matthew Stewart nel celebre saggio Il cortigiano e l’eretico]

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Antropocene 2 – Prima l’Africa!

mercoledì 14 novembre 2018

Il titolo di questo incontro, se da una parte vuol fare il verso a quell’infelice slogan che va ora per la maggiore (“prima gli italiani” – ma anche “first America”, prima noi, padroni a casa nostra – che è poi sotto sotto prima io e la mia tribù), dall’altra allude a una realtà storico-antropologica ormai incontestabile: è dall’Africa che veniamo tutte e tutti. L’Africa sta alle origini della storia della specie e di tutte le sue infinite migrazioni planetarie. Ed è all’Africa che tutti i nodi dell’ingiustizia globale ritornano…

1. Una specie scissa
La paleoantropologia e la biologia ci fanno sapere che homo sapiens è un’unica specie (e l’unica specie umana rimasta sul pianeta, dopo che i nostri vari cugini diversamente umani si sono estinti per cause ancora da chiarire).
Ciò non vuol dire che al suo interno non vi siano “varietà” e diversificazioni, sia sul piano biologico (genetico) che sul piano culturale – ma è ormai assodato che le prime sono minime ed inessenziali, del tutto marginali, mentre sono le costruzioni culturali ad essere ben più consistenti.

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Antropocene – 1. Che cos’è la coscienza?

mercoledì 17 ottobre 2018

1. Possiamo introdurre il percorso di quest’anno partendo dalla celebre espressione di Kant che ho scelto come titolo generale – “il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me” – contenuta nella conclusione della Critica della ragion pratica: le due direzioni dello sguardo cui qui si allude – fuori di me (il cielo stellato) e dentro di me (la legge morale, ma, più in generale l’intera sfera mentale, sia emotiva che razionale) – riguardano proprio la duplicità costitutiva della coscienza.
La coscienza è esattamente questo duplice modo di sentire e di considerare l’esistenza, uno rivolto all’interno e uno all’esterno. Che è come dire che la duplicità di corpo e mente (o anima o coscienza) è già contenuta nella coscienza stessa, che sembra quasi sdoppiarsi e fondare questa dicotomia.
L’esame di questa duplicità – che è anche un’opposizione – costituirà il nostro percorso di quest’anno, che avrà così un carattere insieme filosofico ed antropologico: natura e cultura – insieme a corpo e mente, materia e spirito – saranno i due poli principali di questa oscillazione originaria della coscienza.
Ho detto “originaria”, ma occorrerà verificare esattamente che cosa qui si intende per origine.

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Ricominciano i lunedì filosofici

martedì 18 settembre 2018

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Volantino gruppo discussione filosofia 2018-19

Zoon politikon 6 – Popolo, moltitudine, populismi 2.0

giovedì 22 marzo 2018

«I più, ciascuno dei quali non è un uomo di valore, possono tuttavia, riunendosi, essere migliori dei pochi. […] Infatti, essendo molti, ognuno ha la sua parte di virtù e di saggezza, sicché con la loro unione dalla moltitudine (plethos) si ottiene una sorta di uomo unico con molti piedi, molte mani e capace di percepire molte cose, e lo stesso accade anche per i costumi e l’intelligenza (dianoia)» [Aristotele, Politica]

[plethos: moltitudine, folla, masse, la maggior parte; in assonanza con populus, plus, polis – tutte parole derivanti dalla radice indoeuropea par- o pal- che esprime il concetto di riunire, mettere insieme]

Questa tesi aristotelica sull’unità dei molti – che potrebbe essere avvicinata alla interpretazione moltitudinaria del suo intelletto attivo, così come verrà riletta da Averroè come potenza collettiva dell’intelligenza umana, una sorta di mente sovraindividuale che può anche essere avvicinata al concetto marxiano di general intellect – ci riporta ai fondamenti della concezione politica, sia greca sia ripresa poi dalla modernità: l’unificazione dei molti risolverebbe il problema del conflitto naturale (la guerra di tutti contro tutti), soprattutto se è in grado di istituire uno stato coeso sorretto da un popolo-corpo unico, secondo la visione di Hobbes, che consolida ed anzi moltiplica la propria potenza di sviluppo, quasi si trattasse di un organismo biologico dotato di molte mani, braccia, gambe e di molte menti.
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Zoon politikon – 5. Totalitarismo e zoon non-politikon

lunedì 19 febbraio 2018

Non l’Uomo, ma gli uomini abitano la terra.

[Il titolo può apparire bizzarro, ma nell’articolazione del discorso sulla politicità di homo sapiens, siamo giunti in quel momento della storia recente nel quale si è manifestato drammaticamente un sistema sociale inedito, fondato sulla totale negazione della politicità – e dunque, a parere di Aristotele, dell’essenza dell’essere umano: se si getta via la sfera etico-politica rimane uno zoon – una nuda vita – che non è nemmeno più un animale. È insieme forma mostruosa e pezzo sacrificabile di una macchina infernale – questo, a parere di Hannah Arendt, è stato essenzialmente il totalitarismo nel Novecento.
L’urlo gelidamente razionale che la grande filosofa (o meglio: teorica della politica, come preferiva essere definita) gettò contro il cielo nero del nazismo (ma anche dello stalinismo, occorre non dimenticarlo), ancora oggi suona talvolta incompreso. Questo perché non del tutto compreso è stato quel “male”, che non è affatto archiviato, anzi.
Quel male, che lei definì “banale”, è qualificabile come ancor più agghiacciante, proprio perché agisce per lo più inconsapevolmente – o meglio, in assenza di pensiero e di consapevolezza. I mortiferi laboratori di Auschwitz, o il lavoro forzato dei Gulag, che produssero un nuovo tipo umano impolitico, una “nuda vita”; le masse anonime atomizzate e straniate, superflue e sostituibili; il risentimento e l’indifferenza, il disprezzo per i fatti, il razzismo, l’omologazione sociale, il culto della personalità, la polizia politica come cuore dello stato, le purghe e i processi-farsa – tutto questo non è morto e sepolto nel 1945, nel bunker di Hitler, o nel 1953, con la morte di Stalin. I semi totalitari sono ancora vivi e vegeti e attecchiscono, e prefigurano – di nuovo – uno zoon non-politikon passivo, inebetito e controllato dalle nuove potenze tecnocratiche ed economiche. Da ideologie apparentemente pulite, perbene e neutrali. Molto meno ideologiche, all’apparenza, di quelle del secolo scorso. Ma che potrebbero essere anche più letali]

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Zoon politikon – 4. Sfuggente libertà

martedì 23 gennaio 2018

Libertas
1 libertà, condizione civile di uomo libero
2 affrancamento, emancipazione dalla schiavitù
3 autonomia, libertà politica
4 assenza di obblighi o costrizioni
5 permesso, licenza
6 franchezza, schiettezza, sincerità, libertà di parola
7 licenziosità, dissolutezza, libertà di costumi
8 indipendenza di carattere, amore per la libertà, spirito di libertà
9 immunità, esenzione da imposte
10 Libertas, la Libertà personificata e venerata a Roma come dèa

Vi sono già nella radice latina del termine le connotazioni variamente articolate, talvolta contraddittorie, con cui noi intendiamo questo concetto. Sono senz’altro presenti le due caratteristiche essenziali: la libertà (negativa) DA costrizioni e la libertà (positiva) DI agire (quello che viene comunemente denominato libero arbitrio). Ma vi è anche l’allusione al piacere (libido, che secondo alcuni condivide con libertas la medesima radice linguistica). Così come il riferimento alla sfera economica o giuridica (immunità, esenzione).
In sostanza possiamo dire che da questo ceppo comune derivano teorie molto diverse, talvolta incompatibili: le figure sociali di libertario, liberista, libertino, libero pensatore, liberale… – sono già tutte lì dentro.

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Zoon politikon – 1. Le origini della polis

mercoledì 18 ottobre 2017

Il senso di questi incontri – in netta controtendenza con la nostra epoca – è quello di scavare nelle parole, di andare alla ricerca dei significati originari e delle loro successive stratificazioni, di portare alla luce ciò che la superficie nasconde, in un’epoca in cui tutto è apparenza e i nomi vengono spesso usati in maniera superficiale se non a caso, senza cognizione di causa. Questo vale in particolare per l’ambito politico.
La lingua e la cultura greca designano per la prima volta con grande forza la “politicità” di homo sapiens: egli, dice Aristotele, è zoon politikon, essere (vivente, animale) eminentemente politico.
È di questo che ci occuperemo in questo ciclo, di questo elemento essenziale, delle forme che storicamente ha assunto e del loro destino in Occidente, alla luce dell’attuale crisi dell’idea stessa di politica.
Personalmente credo che non vi sia un eccesso, semmai una carenza di politica, nell’epoca in cui tutto appare politica, senza esserlo, mentre l’umanità politica arretra all’avanzare di nuove forme di barbarie.

1. Quel che i greci intendevano per “politica” è diverso da quel che intendiamo noi: polis è cosa diversa da stato o da società civile (che per i greci tendono a sovrapporsi). Credo però si possa sostenere che la domanda, il problema che sta alla base dell’invenzione della forma politica di convivenza (in particolare di quella sperimentata dai greci tra il VII e il IV secolo a.C., ovvero la democrazia), siano i medesimi, fatte le debite proporzioni demografiche o riguardanti la complessità sociale. Io ho sintetizzato quel problema in una domanda-simbolo: come contenere l’ira funesta di Achille?

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Quest’anno si discute di politica!

martedì 19 settembre 2017

per una migliore visualizzazione:

Volantino gruppo discussione filosofia 2017-18