Posts Tagged ‘guerra civile’

La Piccardia in Ucraina

venerdì 21 febbraio 2014

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Ricordo che ad un esame di storia contemporanea, uno degli assistenti (piuttosto carogne) che interrogavano, insisteva molto sulla geografia e sulla localizzazione dei fatti storici oggetto del colloquio: ma come fa lei a parlare di questo fatto, se non sa nemmeno dove si trova la Piccardia? – così aveva irriso una povera studentessa, che forse non si aspettava quell’insistenza sui luoghi, anziché sugli eventi e le date (io, per inciso, sapevo molto bene dove si trovasse la Piccardia, ma lo avrei dimenticato senz’altro, se non ci fosse quell’episodio a ricordarmelo).
Siamo in un’epoca globale, ma ben poco si sa dei luoghi, dei nomi, dei fatti o delle vite dei 7 miliardi di persone dislocate (talvolta affollate) sul pianeta – e del resto sarebbe pura follia anche solo pensare di voler sapere tutto di tutti. E poi, a che pro?
Stamane ho allora preso il mio voluminoso atlante geografico e ho dato un’occhiata alla cartina dell’Ucraina, anche se sapevo bene dove si trova (per quanto non fossi certo di conoscere tutti i nomi delle nazioni confinanti, oltretutto cambiate parecchio da quando, oltre 40 anni fa, mi venne regalato il mio primo atlante De Agostini).
In effetti ho riconosciuto pochi nomi: Kiev, Odessa, Sebastopoli, la Crimea, il fiume Dnepr (che si slarga in immensi bacini, suppongo artificiali), e poco più. Ho scorso col dito i nomi delle regioni e delle città: Zhytomyr, Dnipropetrovs’k, Cherkasy, Zaporizhzhia, Male Polissia, Bilokurakine… nomi impronunciabili e però evocativi. Ho immaginato pianure immense con grandi distese di grano, e, da qualche parte, anche la steppa. Sapevo del Gogol conteso (ucraino che scrive in russo, com’era ovvio) e sto leggendo da alcune settimane Vita e destino di Vasilij Grossman: ma lo si può considerare ucraino, visto il suo attraversamento di buona parte dell’epoca sovietica?
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Anfibolie della memoria

sabato 7 aprile 2012

“Spero ma mi fa soffrire. Non spero e divento triste. Che fare? E la storia non migliora le cose. La storia è un peso. Diciamo sempre che impariamo dal passato, ma se si ripete, ovviamente non impariamo niente. Forse la speranza è male. Forse dimenticare è meglio di ricordare. Io lancio questi pensieri contro il muro e guardo come vanno in pezzi.” (Shalom Auslander)

C’è questo termine che mi piace assai – anfibolia – e che ogni tanto tiro fuori (ne avevo parlato qui). Non è per far bella mostra o per fare il difficile, è solo che rende molto bene una situazione di ambivalenza, equivocità, incertezza, come quando ci si trova ad un bivio (o, peggio, ad un trivio o quadrivio) e non si sa bene che direzione prendere; oppure si è presi tra due fuochi, e si rimane bloccati o paralizzati.
Non credo ci sia niente di più anfibolico della memoria – e in particolare della memoria storica. Anche di questa ho parlato molte volte su questo blog (vi è una delle categorie che si intitola così), ma sempre sento il bisogno di ritornarvi. Magari per ribadire e confermare (per non perdere il filo), ma anche per cercare dell’altro e del nuovo – qualora ve ne fosse.
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