Impronte globali

Qualche considerazione sparsa sullo Strategic Concept NATO 2022.

1) Ne vien fuori una sorta di documento ideologico-strategico a tutto campo, nel quale si sostiene – in soldoni – che di qua c’è il bene e di là c’è il male. Noi siamo benigni, loro sono maligni. I nostri sono i valori buoni, i loro no.

2) In prima istanza “loro” sono i cattivi del momento (Russia – descritta come il nemico numero 1, il grande destabilizzatore dell’ordine internazionale – a seguire una non meglio specificata minaccia terroristica, Iran, Corea del Nord, insomma i soliti stati-canaglia, cui aggiungere a piacere varie entità non-statali).

3) Ma l’articolo 13 del documento – che indica nella Repubblica Popolare Cinese la principale sfida sistemica – ne esplicita il cuore: “La RPC usa una vasta gamma di strumenti politici, economici e militari per aumentare la sua impronta globale (global footprint)” – anche se (sottinteso: a differenza nostra che siamo trasparenti) il suo progetto strategico resta opaco.

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Dopo due mesi

Guerra-matrioska, mobilitazione emotiva, ipocrisia neoliberale, “naturalità” della guerra, antimilitarismo unica opzione.

La guerra sta rapidamente cambiando natura, obiettivi, strategie, persino attori (o meglio: sta emergendo ciò che in origine era poco chiaro o in seconda linea). Questa sua rapida trasformazione da apparente guerra locale a guerra potenzialmente globale, se non smonta il mantra aggressore/aggredito della prima ora, lo complica, anche perché la moltiplicazione dei fronti (e delle linee gotiche) rende ormai pressoché impossibile – salvo per gli amici guerrafondai degli imperialisti dei due fronti – schierarsi da una parte o dall’altra. Ma, ancor di più aumenta il rischio che chi non vuole la guerra, ne venga stritolato. Gli antimilitaristi devono perciò elaborare una teoria e una prassi all’altezza di una situazione cangiante e in continua evoluzione.
Ma proviamo a fare un minimo di analisi e a fissare alcuni punti.

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Logica di potenza

Quel che ho capito (fin qui) di questa guerra, in 17 punti

1. Premessa: per capirci qualcosa spegnere la TV e, soprattutto, ricordarsi che l’informazione in questa fase è essenzialmente propaganda.
2. Seconda premessa: Putin non è pazzo, e psichiatrizzare (o animalizzare) i “nemici” non solo è una strategia perdente e un po’ infantile, ma ci riporta al punto 1 con enorme danno per la comprensione.
3. Lo scontro è essenzialmente geopolitico, solo in seconda battuta economico e in terza valoriale, anche se in una guerra contano tutte le variabili e gli elementi in campo, senonché questi possono essere percepiti diversamente dai vari attori.
4. La posta in gioco la conoscono ormai anche i bambini: la Russia non può tollerare che venga completato il puzzle di accerchiamento ai suoi confini, innanzitutto da parte della NATO.
5. L’invasione dell’Ucraina non ha lo scopo di conquistare l’Ucraina (tranne per la Crimea, già annessa nella precedente guerra, e immagino una zona di collegamento con la Russia), altrimenti l’esercito russo avrebbe adottato tutt’altra strategia e potenza di fuoco.
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Le faglie della guerra

La guerra irrompe e, come sempre, rovescia i tavoli, spariglia le carte, sconvolge gli equilibri. Lascia attoniti e crea sconcerto – soprattutto in chi non ne sa riconoscere i segni e la fenomenologia: la guerra è l’intelaiatura profonda della vita e delle società umane, esattamente come la morte lo è per la vita. In tal senso, la guerra incombe perennemente su di noi. Ma ora si è mostrata di nuovo col suo vero volto, in fatti, carne e sangue.
Quando la guerra irrompe crea immediatamente due epifenomeni che le sono congeniti: una cortina fumogena diffusa, che confonde ancor di più il contorno delle cose; una radicale semplificazione delle cose, un’ontologia del bianco e nero, dell’amico/nemico, del di qua o di là. Nonostante essa sia il portato della complessità (e tragicità) del mondo, al contempo si presenta come la grande negatrice della sua complessità.

Fatte queste premesse generali, occorre però provare a dissolvere quella cortina e, senza lasciarsi condizionare dalla retorica bellica della semplificazione, accingersi ad un minimo di analisi che tenga fuori ogni emotività.
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Le menti-bombe dei perdenti radicali

fanatismo

Ho sempre pensato che la “guerra globale” in corso vada innanzitutto compresa (anche perché noi comuni mortali ne siamo superagiti, come fossimo pedine eterodirette su una grande scacchiera).
E va compresa in primo luogo una delle figure eminenti che la rappresenta, ovvero il suo soldato tipico, quello del jihadista-terrorista-fanatizzato-radicalizzato-fondamentalista (vi è già qui un grosso problema di nominazione e definizione).
Ho sempre trovato calzante la denominazione, risalente ad ormai quasi vent’anni fa, suggerita da Enzensberger, che definiva tali combattenti una delle possibili incarnazioni epocali della figura del nichilista e/o perdente radicale – l’escluso dall’umanità (o che tale si percepisce), che per un’estrema forma di revanche e di rivalsa diventa un corpo-bomba (o, prima ancora, una mente-bomba) pronto ad esplodere in qualsiasi luogo e situazione.
Naturalmente occorre non generalizzare (la guerra è pericolosa proprio perché induce semplificazioni – anzi la guerra è per sua natura essenzialmente una forma di semplificazione, secondo lo schema esclusivo e distruttivo amico/nemico).
Tuttavia ho trovato calzante quella figura di perdente disperato e nichilista in alcune delle biografie dei “radicalizzati” (ora va di moda chiamarli così) che stanno operando stragi, apparentemente a caso, in giro per l’Europa, o in altre aree del pianeta, soprattutto di religione islamica (in corrispondenza, tra l’altro, della guerra civile sunnita-sciita in corso).
Quella del presunto attentatore di Berlino, il tunisino Anis Amri, parrebbe corrispondervi alla perfezione:

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“Sfigati”, nichilisti e perdenti radicali

Fabio Marigo, Sbocco nichilista
Fabio Marigo, Sbocco nichilista

In mezzo alla massa di commenti, interviste, opinioni, rassegna stampa e quant’altro ogni mattina mi piove addosso dalla radio, mentre compio i riti e i gesti automatici con i quali apro la mia giornata – mi capita quasi sempre di recepire qualche pensiero un po’ più aguzzo di altri, votato a stimolare ulteriori ragionamenti e ad allargare gli scenari, anziché restringerli al trito e ritrito o al chiacchiericcio e alla retorica tipica dei politici. Questa mattina, ad esempio, credo un giornalista della Stampa avvertiva sul rischio molto pericoloso che si corre di una sorta di estetizzazione del terrorista, di offrirne una sua visione eroica, anche se in negativo, quasi fosse un “principe del male” – immagine che sarebbe per lo più distorta, poiché si tratterebbe in gran parte di “disadattati”. Non è un elemento da sottovalutare, specie pensando che tali “icone” possono diventare a loro volta (anzi, lo sono già) dei punti di riferimento per determinati soggetti di fasce disagiate della società: e qui il suddetto giornalista se ne esce col termine “sfigati” (orripilante ma ormai di largo uso popolare) – quelli che un tempo si definivano un po’ genericamente “sottoproletari”.
Mentre ascoltavo queste osservazioni, mi rampollavano due pensieri: il primo, piuttosto ovvio, ma rimosso dal ragionamento dell’intervistato, che ci si dovrebbe semmai chiedere (evitando quel finto stupore del post-festum) perché una società cosiddetta avanzata continui pervicacemente e sistematicamente a produrre quelle categorie sociali così turpi (sfigate, disadattate, incolte, “feccia”, marginali e quant’altro).
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30 domande aliene sulla guerra globale in corso

Space Alien --- Image by © Mike Agliolo/Corbis

Un alieno mi è apparso in sogno e mi ha consegnato questa lista di domande.
Qualcuna potrà sembrare ingenua, qualcun’altra fin troppo informata, accalorata e persino irriverente; ce ne sono poi alcune piuttosto sospette e maldestre, come se volessero già suggerire la risposta. Strano, per uno che viene da così lontano, e che dovrebbe avere la decenza di mantenersi neutrale. Comunque le riporto qui di seguito, così come mi è stato ordinato, anche se non sono certo che sia l’ordine giusto…

1. Ma voi umani non avete niente di meglio da fare che massacrarvi di continuo?
2. Voi che vi definite “occidentali”, sì proprio voi, perché vi sentite così superiori agli altri?
3. Come mai continuate pervicacemente e sistematicamente ad incasinare il Medio Oriente da un secolo a questa parte?
4. Chi ha favorito la nascita dell’Isis? (rispondete sinceramente guardandomi nei globi oculari; stessa domanda per Osama Bin Laden e Al-Qaeda alcuni decenni fa)
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