Posts Tagged ‘haiti’

Ludwig, Giacomo e le pene di Haiti

sabato 23 gennaio 2010

(Era mia intenzione intitolare questo post E’ come un giorno d’allegrezza pieno – utilizzando il celebre verso leopardiano. Poi c’è stato il terremoto di Haiti, e le parole, i pensieri, le intenzioni, come sempre, si sono curvati sotto il peso di un altro umore…)

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Ho avuto la fortuna di assistere agli inizi dell’anno all’esecuzione della Sesta sinfonia di Beethoven: una sorta di rito augurale e propiziatorio. Nota anche con il nome di Pastorale, era stata tra l’altro utilizzata in uno degli episodi del magnifico film di animazione musicale Fantasia (tra i più memorabili della Walt Disney, che non ha prodotto solo danni all’immaginario collettivo).
Quel che colpisce di questa straordinaria sinfonia è la serenità, la perfezione formale, la godibilità melodica. Il mondo che ci circonda – nella fattispecie la natura nella quale siamo immersi – viene rappresentato musicalmente attraverso i registri della bellezza e della soavità: sonorità idilliache, alquanto stridenti con altre cui Beethoven ci ha abituato (va registrato oltretutto che mentre lavorava alla sesta, in contemporanea componeva la quinta, e le due sinfonie vennero eseguite insieme per la prima volta nel 1808).
Tutto è così liscio e perfetto, ricolmo di bellezza e di gaudio, di dolcezza e di festosità; tutto, tranne quell’episodio di pochi minuti verso i tre quarti dell’esecuzione (il IV movimento), quando si scatena il temporale. (more…)

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I dannati dalla terra

mercoledì 13 gennaio 2010

L’esterno e l’interno, il centro e la periferia, la linea netta dei confini, il gioco delle identità – tutto oscilla e si confonde quando a cedere e a sbriciolarsi sono le case, i corpi, i volti, i destini.
E questo è un lato, quello della buona intenzione fraterna e leopardiana. Abbarbicati come i cespi di ginestra ad un’unica fragile condizione, esposti ai quattro venti e ai morbi maligni, sul fianco roccioso dell’unica montagna.
Poi però c’è l’altro lato, il lato oscuro della luna; il divenire di quelle linee filo spinato e muri invalicabili; l’inferno sotto il grattacielo di Horkheimer; e la vita che si sfalda e si decompone sulle dune sabbiose del deserto – perché altro non c’è, quasi sempre sottratto, a lasciare terra impoverita e dannati. Dannati della e dalla loro stessa terra.

Ciascuno faccia allora qualcosa. Ne basta una, una soltanto.
Doni dei soldi, se crede.
Dica una preghiera, se crede.
(Sono entrambi dei, ma meno potenti di quanto appare).
Accenni a un gesto pietoso.
Dica una parola. Ne basta una, una soltanto.
E pensi – almeno una volta nella vita – alla povera gente di Haiti.