Posts Tagged ‘ignoto’

Ancora su Agamben

martedì 21 aprile 2020

Ho avuto ieri una lunga chiacchierata tramite telefono con un’amica filosofa su Giorgio Agamben. Con tutto quello di cui uno potrebbe parlare, si dirà…
Son tempi strani, torti e contorti. E Agamben contribuisce a contorcere ancora di più la situazione. La mia amica, che ha letto quasi tutto di Agamben e lo conosce meglio di me, mi dice che le sue uscite sull’epidemia di queste settimane non la convincono per nulla.
Io le ho esposto qual è il mio pensiero in merito, e cioè che del suo discorso mi pare importante la denuncia della scissione tra bios e zoè, tra la vita complessa di cui ciascuno di noi è portatore e la sua mera riduzione a corpo biologico-animale, nuda vita. D’altro canto sono altrettanto convinto che lo stato biopolitico non vada per il sottile, e che in una logica immunitaria di addomesticamento (quella detestata da Nietzsche, per intendersi), quella scissione è inevitabile. Il sospetto, poi, che l’uomo totale sia solo una finzione (o una proiezione utopica, quando va bene) sta sempre sullo sfondo.
La domanda che Agamben con i suoi interventi urticanti ha posto agli uomini-massa è dunque la seguente: vi sta bene che venga sequestrata una parte rilevante, se non essenziale, della vostra individualità – libertà di movimento e di relazione – al fine di proteggere un supposto bene maggiore (il vostro mero corpo), e, ancor più, il corpo sociale?
La sua risposta – irrisa da molti, ma non da tutti – è stata no, a me non sta bene.
Ora, la mia amica ha argomentato che trova debolissime queste sue argomentazioni per varie ragioni, che cerco di ricostruire – in modo sintetico – a modo mio. Queste sono, più o meno, le conclusioni a cui siamo addivenuti:

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Le parole del contagio

lunedì 30 marzo 2020

La morte – come da un’alta vetta –
riformula i criteri di giudizio
e ciò che non credemmo
ora scorgiamo chiaro
(Emily Dickinson)

«Non ho visto, pertanto, nient’altro da fare che provare, come chiunque altro, a sequestrarmi a casa mia e nient’altro da dire che esortare chiunque altro a fare lo stesso», così scrive Alain Badiou.
E alla domanda: “Che cosa possiamo imparare dal virus?”, Massimo Cacciari risponde seccamente: Nulla. A stare fermi un po’. Cosa volete imparare? Basta con questa retorica che dalle difficoltà si esce migliori. Il nostro cervello è lo stesso di 100.000 anni fa…

Qualcuno si sarà senz’altro chiesto che cosa può dire o fare la filosofia di fronte ad un evento come quello che stiamo vivendo, così violento e inaspettato (uno dei problemi è anche quello della sua definizione e qualificazione). Hanno ragione Badiou e Cacciari: la filosofia non può nulla. La filosofia non può modificare il corso degli eventi, la filosofia non può prevenirli, la filosofia non può nemmeno consolare gli animi. Ciò che forse può fare la riflessione filosofica è aiutare le menti ottenebrate degli umani a vedere con maggior chiarezza quel che hanno davanti (o sotto i loro piedi o alle loro spalle o dentro di loro), anche se in un senso radicalmente diverso da quello della scienza. Ecco, la scienza può provare a prevenire, modificare, curare, salvare (anche se non è detto che ci riesca), la filosofia no. La religione può provare a consolare, confortare, rasserenare, ma non la filosofia. Compito della filosofia è solo quello di dire il vero, o di provarci. La verità, una parola che può anche svelare cose che non vorremmo né vedere né sapere.
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Quinto fuoco: toccati dall’ignoto

venerdì 12 febbraio 2016

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Massa e potere di Elias Canetti è un testo unico nel panorama culturale, letterario e scientifico del ‘900, così com’è unico il suo autore (che scrive tra l’altro un unico romanzo, Auto da fé, considerato uno dei più rilevanti del secolo). Non è un saggio di sociologia, né di psicologia o di antropologia, e nemmeno può essere considerato un testo storico o filosofico (di filosofi non ne vengono praticamente citati): pur tuttavia si fa ampio riferimento a racconti etnografici così come a referti clinici, a casi storici (spesso poco noti), alla zoologia, all’etologia – anche se non vi è nessuna di queste discipline a prevalere. Massa e potere non ha in sostanza un taglio specialistico, e rimane un testo inclassificabile – cosa che ne fa senza dubbio aumentare il fascino e l’interesse.
Leggerlo è un’esperienza quantomai “straniante”: al termine ogni nostro più piccolo gesto ci apparirà sotto tutt’altra luce (da questo punto di vista lo ritengo filosofico nel senso più alto: massima gioia conoscitiva e disagio e angoscia crescenti nel progredire spiazzante della conoscenza di sé).
Potremmo dire che quella di Canetti è una ricerca di tipo “genealogico”, che va alle origini, alle spalle, alla base delle nostre pulsioni più profonde: massa e potere non sono solo concetti o “astrazioni”, ma il modo in cui i nostri corpi agiscono e interagiscono.
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