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L’omino di burro

giovedì 18 marzo 2010

“Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi.

Sono ormai innumerevoli i tentativi di spiegare l’anomalia (o normalità?) politica italiana di questi ultimi due decenni, riassunta nella (resistibilissima) ascesa del berlusconismo. Si fa riferimento ora all’intramontabile propensione all’autoritarimo degli italiani, ora alla tecnocrazia mediatica, ora al populismo fondamentalista. C’è chi mette in rilievo il capitalismo autoritario, chi la fabbricazione del consenso, chi la logica della paura; il filosofo sloveno Slavoj Zizek ritiene Berlusconi una sorta di abolizionista dell’alienazione-scissione classica tra bourgeois e citoyen, e quello italiano un laboratorio politico piuttosto emblematico, quanto cinico e volgare. Circolano poi in rete accostamenti tra Berlusconi e Mussolini (l’ultimo di cui ho notizia è relativo a uno scritto di Elsa Morante del 1945, di cui però è bene controllare la fonte originale). C’è poi la questione del “corpo” del sovrano, del giovanilismo, dell’eterno italiano medio (e mediocre), del “sono uno di voi”, eccetera eccetera. La lista si può allungare, ma i temi sono grosso modo gli stessi.

A proposito del Berlusconi “licitazionista”, spacciatore di desideri, sogni e consumi facili, vorrei partecipare anch’io al gioco degli accostamenti: trovo che la figura collodiana dell’omino di burro che conduce Pinocchio e Lucignolo al Paese dei Balocchi, gli si attagli alla perfezione. Oltretutto alcuni grandi illustratori del più bel libro per ragazzi di tutti i tempi, ce ne hanno offerto alcune rappresentazioni straordinarie. Ne cito qui due, quella di Attilio Mussino e quella di Roberto Innocenti.
Il primo, a giudizio del libraio e scrittore per ragazzi Roberto Denti, raffigura l’omino di burro nell’edizione del 1911 delle Avventure di Pinocchio della Bemporad (quasi un secolo fa!), con un viso che, per quanto tondeggiante, non può non ricordare quello della maschera berlusconiana.
Ma è Roberto Innocenti (che ho avuto la fortuna di conoscere proprio ieri alla Libreria dei ragazzi di Milano) che ci dà nel suo meraviglioso Pinocchio edito da La Margherita, la rappresentazione pittorica più efficace del Paese dei Balocchi: l’omino sta in alto a dominare la scena del bengodi e della festa – “un’allegria, un chiasso, uno strillio da levar di cervello! […] in mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane, passavano come tanti baleni”, così ce la descrive Collodi –  ma lo sfondo crepato e la sua posizione sul palcoscenico, ci mostrano quella che in realtà è una scena fittizia, con un cielo e un sole di cartapesta.
Rimane solo da auspicare che tanto l’omino con la faccia di burro, quanto il paese di cuccagna, si squaglino presto prima che ci si ritrovi tutti quanti con le orecchie da ciuco staccate a morsi!