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Proprietà, deiezioni, deviazioni

venerdì 18 settembre 2009

SerresNel suo breve e però densissimo saggio Il mal sano: contaminiamo per possedere? (Le Mal propre, edito in Italia dal Melangolo nel 2009), il filosofo francese Michel Serres delinea con il suo linguaggio tipicamente enigmatico-allusivo una sorta di fenomenologia umano-animale delle strategie di appropriazione. La domanda cruciale, per quanto antropomorficamente posta, è se gli esseri viventi, esistenti in quanto insediati in un luogo, sono di questo “proprietari” o “affittuari”. Naturalmente non sarebbe così fondamentale rispondervi se una specie animale non avesse sopraffatto tutte le altre proprio per quanto concerne le dinamiche di appropriazione e non si fosse messa così nella situazione di farsi domande vagamente apocalittiche. Resta però il fatto che quella specie, autodenominatasi Homo sapiens, si innesta originariamente nello spazio che ha poi via via integralmente occupato, attraverso modalità del tutto “naturali”: gli umani (specie maschi) marcano in origine gli oggetti, i territori, gli spazi, ed anche gli altri corpi (specie di donne e bambini), attraverso le secrezioni del corpo – dall’urina allo sperma, fino ad arrivare al sangue che inzuppa le terre delle nazioni in guerra.
Questo marcare (Serres, che è anche un linguista, ci apre spesso interessanti scenari etimologici), in origine “duro“, cioè secondo la terminologia utilizzata dall’autore attinente alle forze fisiche, all’energia, alla materia, si propaga lungo tutta la storia ominescente della specie fino alla modalità “dolce” dell’epoca attuale, una forma cioè eminentemente costituita da codici, segni, linguaggi – quelli ad esempio dei marchi pubblicitari, dei loghi, delle firme.

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