Posts Tagged ‘insensatezza’

La catasta del significato

mercoledì 23 marzo 2016

index.phpInseguivo la lettura di questo libro da tempo. Parlando di (e rivolgendosi a) ragazzi, quand’era uscito, ormai quindici anni fa, aveva suscitato molto clamore. E persino qualche censura.
È un libro terribile, non c’è dubbio. Ma non così terribile se commisurato alla crescente insensatezza del mondo – con le sue guerre ed atrocità, compreso l’ormai irreversibile destino entropico della biosfera.
Il racconto si basa su un assunto molto semplice: non c’è niente che abbia senso – slogan proclamato da Pierre Anthon, che all’inizio del nuovo anno scolastico, senza apparente motivo, esce dalla classe, abbandona la sua  normale vita di tredicenne e sale su un albero di susine. Dal quale comodamente seduto (si suppone sia anche diventato fruttariano), comincerà ad urlare ogni giorno ai compagni di classe che passano lì sotto di non darsi pena, che tanto nulla ha significato, e che tutto è destinato a perire. [Con buona pace, evidentemente, di Parmenide e, soprattutto, di Emanuele Severino].
Ma i suoi coetanei non intendono accettare quel verdetto e raccolgono la sfida: contro il nichilista appollaiato sul ramo cominciano a radunare oggetti simbolici volti a formare una vera e propria “catasta del significato”, al fine di contraddirlo. Ciascuno sacrifica qualcosa dell’altro, in una catena che da grottesca si fa via via sempre più macabra, in un crescendo di assurdità e crudeltà che rischia di sfuggir loro di mano.
Al punto che proprio l’eccesso di significazione rischierà di sprofondare tutto e tutti nell’abisso dell’insensatezza – come quando si guardano le cose troppo da vicino e non se ne comprendono più forma e lineamenti.
L’autrice spinge il gioco fino in fondo, fino alle estreme – terrificanti – conseguenze, perché lei sa, come i suoi giovani protagonisti “che con il significato non si scherza”. E che di significato – o di nichilismo – si può anche morire.

Brezza di primavera

sabato 19 marzo 2016

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Siamo essenzialmente animali simbolici, si sa.
Ci siamo così tanto trasferiti in quella dimensione, che nel momento in cui proviamo a metterla tra parentesi o la disconnettiamo dalla nostra base biologica, siamo colti da vertigine. Proprio perché guardiamo a quel che siamo cercandovi un significato. Che talvolta – a pensarci troppo – finisce per eclissarsi.
Proprio ieri scrivevo questo appunto su un foglietto di carta, poi abbandonato tra le pagine di un libro: “Ci ostiniamo a conferire significato a cose che non ne hanno. Perché ci fa orrore ammettere che nulla ha significato. Soprattutto ammettere che ciascuno di noi – ed anzi l’intera specie umana – nell’economia del cosmo conta meno di zero”.
Era ieri. Ed ero cosciente che si trattava pur sempre di una tonalità emotiva transitoria.
Oggi la biblioteca presso cui lavoro è stata dedicata a Lea Garofalo, eroica vittima innocente di mafia.
Una stratificazione straordinaria di significati, in una sola targa ed intitolazione: una donna che si ribella alla mafia, al codice patriarcale e maschile, al potere, al familismo, e che desidera altro per sé e per la propria figlia, e il cui destino assurge a simbolo che si innesta in un luogo altamente simbolico, com’è quello di una biblioteca – una summa di memorie e di radici, un’intricata foresta di significati perennemente ricercati. Ovvero: desideriamo ardentemente significare qualcosa; risplendere per un attimo nel cosmo gelido e indifferente.
È ormai sera, e dopo una giornata così intensa e vorticosa, dopo aver ripensato all’abisso di ieri, dopo aver spento ogni cosa – tra poco spegnerò anche questo schermo – rimango pensoso e pur sempre colto da vertigine. E però nel contempo attraversato da passioni con striature liete. Non gioia o felicità piena. Quello no. Non posso. Solo una tonalità serena. Una lieve brezza di primavera.

Filosofia della contingenza – 3

martedì 20 dicembre 2011

Il tempo è un bambino che gioca coi dadi:
di un bimbo è il regno.
(Eraclito)

[Sommario: 1. La freccia del tempo – 2. Sassi vaganti – 3. Di nuovo: natura e cultura – 4. Parentesi ontologica: la crisi del fondamento – 5. Etica della contingenza – 6. Ancora una filosofia della storia? – 7. Due dilemmi a chiudere – La stoffa delle stelle]

1. Dalla teoria – corroborata da una serie di fatti – che la vita non ci avrebbe previsti (a rigore non avrebbe previsto nessuna delle sue creature o evoluzioni – ma, conseguentemente, essa stessa sarebbe del tutto contingente, cioè poteva benissimo non esserci), Telmo Pievani inclina verso una radicale filosofia della contingenza, ed ecco il motivo del titolo di questa serie di post.
La storia naturale è essenzialmente contingente poiché priva di alcun progetto a priori, ogni specie ed ogni storia di ciascuna specie essendo unica e contraddistinta da serie causali indipendenti la cui congiunzione ha prodotto, a posteriori, quel determinato risultato storico. Il nastro di ciascuna storia non è riavvolgibile, e la freccia del tempo evolutivo corre in una determinata direzione mossa da molteplici serie causali che si congiungono in modo improbabile, inaspettato ed univoco, e non c’è alcuna ragione perché debbano farlo sistematicamente o necessariamente. Questi sarebbero, tra l’altro, gli ingredienti non ancora metabolizzati della rivoluzione darwiniana, che finiscono per storicizzare quel che di solito si pensa sia immutabile: la natura e le sue leggi. Non solo la natura scorre, scorrono anche le sue leggi – e questo scorrimento, come abbiamo già annotato nel post precedente, non è uno svolgimento necessario e predeterminato,  ma un fluire radicalmente contingente.
Questo, tra l’altro, sembrerebbe non valere solo per la vita (tutto sommato un fenomeno minuscolo nell’economia del tutto) ma addirittura per il cosmo o i cosmi, l’universo o i poliversi. La domanda metafisica essenziale fa qui capolino – pure nel bel mezzo di un diluvio bioscientista – e fa risuonare la sua flebile (ma inflessibile) voce: perché, allora, l’essere e non il nulla?

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