Posts Tagged ‘intelligenza artificiale’

Antropocene 5 – Homo deus

sabato 16 febbraio 2019

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Il termine Antropocene fu coniato negli anni ’80 dal biologo Stoermer, e ripreso dal chimico olandese Paul Crutzen nel 2000 per sottolineare il cambio di paradigma nella definizione delle ere geologiche: non siamo più nell’Olocene, ma nell’Antropocene, cioè nel periodo in cui è la specie umana a determinare le condizioni generali di vita nel pianeta. Questo smottamento è dovuto essenzialmente alla principale delle caratteristiche specie-specifiche di homo sapiens, la più variabile delle sue invarianze biologiche, ciò di cui parleremo principalmente stasera – Nostra Signora Tecnica.

Possiamo ritenere che la tecnica [dal greco téchne: arte, saper fare,  da intendersi sia come imitazione che come manipolazione della natura: ciò che è artificiale ed artefatto, contrapposto a naturale] sia la facoltà di costruire protesi e dispositivi, la potenza di agire sull’ambiente esterno e su di sé (a fini adattativi e trasformativi) – ciò che è coessenziale alla stessa natura umana. Ovvero: l’essere umano non è concepibile senza le proprie capacità tecniche, non esiste un homo sapiens che non sia tecnico.
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Un mondo senza di noi

venerdì 1 febbraio 2019

Nella sua visione piuttosto apocalittica, criticando un mondo in cui si fa fatica ad immaginare le conseguenze dell’azione della tecnica, Günther Anders rovescia proprio ľassunto che Marx aveva criticato nella celebre XI tesi su Feuerbach – e che Enzensberger aveva reso con lo slogan il problema non è più trasformare il mondo, ma risparmiarlo. Scrive a tal proposito Anders: «Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche ďinterpretarlo. E ciò, precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi».
Ma c’è un aspetto ancora più inquietante nella profezia di un mondo senza uomo (che non è però detto che sia peggiore della prospettiva di un uomo senza mondo): mentre i vecchi utopisti, per definizione, non potevano produrre ciò che immaginavano, in quella che Anders definisce la sua epoca finale, l’homo sapiens ipertecnologico non è più in grado di immaginare ciò che produce. È questa discrasia – e la crescente divaricazione tra ľantica coscienza e una superintelligenza meccanica – a costituire il vero dilemma epocale nel quale ci stiamo imbattendo. In tutto questo, ľumanità potrebbe finire per essere concepita come la parentesi di un errore – e però proprio ľerrore diventare la nostra essenza più pura, in bilico tra due abissi temporali dominati dal meccanicismo.

A.I.

sabato 26 gennaio 2019

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«L’intelligenza artificiale potrebbe compiere un balzo in avanti apparentemente brusco per puro effetto dell’antropomorfismo, ossia della tendenza umana a pensare l'”idiota del villaggio” e “Einstein” come estremi sulla scala dell’intelligenza anziché come punti quasi indistinguibili sulla scala della mente in sé. Tutto ciò che è più stupido di un essere umano stupido può sembrarci semplicemente “stupido”. Siamo portati a immaginare la “freccia dell’AI” in costante ascesa sulla scala dell’intelligenza, la vediamo superare i topi e poi gli scimpanzé, pur restando “stupida”, in quanto incapace di parlare fluentemente e di scrivere saggi scientifici. Solo che ad un certo punto la freccia dell’AI colmerá il minuscolo divario esistente tra l’infra-idiota e l’ultra-Einstein nel giro di un mese, o in un periodo di tempo compatibilmente breve».

(Nick Bostrom, Superintelligenza: tendenze, pericoli, strategie)

Sesta parola: reale

lunedì 16 marzo 2015

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1. Realitas è termine coniato nel Medioevo e costruito sul latino res, cosa. Lo si rinviene per la prima volta nel filosofo Duns Scoto che lo utilizza all’interno di una discussione molto tecnica a proposito del problema degli universali: l’idea astratta è reale (esiste da qualche parte) o è soltanto il nome (che dunque sta solo nella nostra testa) volto ad indicare una cosa concreta?
La domanda – che cosa è reale? – potrebbe sembrare oziosa, ma vedremo che non lo è affatto.
Siamo portati a pensare che tutti sappiano bene che cosa sia reale e che cosa no: le cose che vedo e che tocco, il cibo che ingurgito, le persone e gli animali domestici con cui vivo, il lavoro che faccio – tutto questo è senz’altro reale. Ma un nome, un’idea, un sogno, un software, un simbolo, un’immagine, un ippogrifo o un drago – sono reali o no?

2. Siamo soliti contrapporre ciò che è reale ad entità inesistenti, fittizie od immaginarie, ai sogni, a ciò che è soltanto prodotto dalla nostra mente – ovvero al lato soggettivo della conoscenza (anche se tutti questi termini richiamano, per opposizione, la propria esterna ed oggettiva alterità).
C’è un oggetto proprio perché c’è un soggetto: un lato viene dato insieme all’altro, io (soggetto) conosco o percepisco qualcosa (oggetto), e questo oggetto è sempre correlato con il mio modo di intenderlo.

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