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Trinacriablog – 1. Ipocondriache vigilie

lunedì 10 agosto 2009

zombie

“Se noiosa ipocondria t’opprime…”
(G. Parini)

Se non ho commesso errori nella programmazione del buon vecchio WP, questo post dovrebbe comparire mentre sarò in volo per l’isola. Nelle prossime settimane, fino al mio ritorno alla base, avrei intenzione di pubblicare pensieri ed impressioni legati ai miei periodici ritorni “a casa”. Vecchi pensieri – se riemergeranno – e nuovi – se ce ne saranno. A metà, inevitabilmente, tra l’intimità biografica e la generalità filosofica. Chi quindi non gradisce lo stile diaristico (genesi del mezzo stesso sul quale sto scrivendo) salti pure a piè pari tutta questa parte e attenda, se vuole attendere, la metà di settembre.
Devo però preventivamente registrare un disagio che m’assale ormai ogniqualvolta torno laggiù. Sarà per l’acuirsi della sensibilità e della “tonalità emotiva” (rieccola!), sarà per una maggiore eccitabilità dovuta al sovraccarico di aspettative, o perché la “vacanza” è innanzitutto una disposizione (e una voragine che si va aprendo) dell’anima – fatto sta che la “scheggia nelle carni” dell’angosciatissimo danese s’infiamma sempre più spesso quando sono in procinto di partire. E così quest’anno si è presentata in forma di ipocondria. Già il “mio” omeopata di una stagione di molti anni fa mi disse senza peli sulla lingua che ero affetto da ipocondria. Chissà, magari aveva ragione. E allora una piccola ferita diventa un purulento anfratto che si fa incunabolo del tetano (so che il termine giusto è “incubazione”, ma l’assonanza è evidente, e cunabula sta per culla); ogni passo può essere foriero di una brutta caduta; e persino una pedalata nei boschi può diventare un incubo (di nuovo: da cubare, giacere, che quindi pesa sul dormiente).
E però quest’ultimo episodio ansiogeno ha ben poco a che fare con l’ipocondria…

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