Posts Tagged ‘ira’

Bìa

lunedì 17 ottobre 2011

(Non si può non essere colpiti dalla duplice assonanza nella lingua greca tra bìos e bìa – ed in quella latina tra vita e vis. L’intreccio tra forza, impulso vitale, vigore e violenza è troppo potente ed inestricabile fin nel linguaggio che li denota, per non lasciare impressionati. Nell’Iliade ciò appare in maniera nettissima, là dove la parola bìa viene addirittura usata in endiadi con arete: “la virtù e la violenza”, “la virtù cioè la capacità di usare violenza” – come annota Mario Vegetti. L’invenzione della pòlis – e dunque della sfera politica – è il tentativo di arginare l’ira funesta di Achille…)

Ieri pomeriggio, mentre mi recavo ad un mercato di prodotti biologici, stavo riflettendo sui fatti di Roma di sabato 15 ottobre, quando ho assistito alla seguente scena: un anziano alla guida di un’automobile, nel fare manovra per uscire dal parcheggio, sembra non vedere una famiglia  (padre, madre e tre bambini) in quel momento di passaggio. La reazione, che anch’io ho avuto, è stata comprensibilmente del tipo “ma guarda questo stordito!” – però il padre va molto oltre, ed esclama a voce alta: (more…)

Grrr!

mercoledì 28 luglio 2010

Chiedi il permesso!
Se tocchi cose mie, chiedi il permesso!
Le mie cose sono un regno
Custodito dai miei draghi
Chiuso dentro un duro scrigno
Incantato dai miei maghi
Sprofondato in neri antri
Tu non entri!
Tu sei grande, hai tutto il tempo, hai tutto il mondo
Io ho solo questo
Ma questo è mio
E’ un regno piccolo ma lì ci sono io
E io son piccolo
Ma fa lo stesso
Se tocchi le mie cose
devi chiedere il permesso!

***

Sono una più bella dell’altra queste Rime di rabbia di Bruno Tognolini, degno successore di quel mago delle parole che era stato Gianni Rodari (e di cui quest’anno ricorrono insieme il 30° della morte e il 90° della nascita). La poesia – poco importa che si rivolga ai bambini o agli adulti – ha il dono di dire quel che altri registri linguistici non sanno dire, o non sanno fare altrettanto bene e con profondità.

Esprimere i sentimenti dei bambini – in particolare quella passione oscura che è la rabbia – suggerendone anche una possibile autocomprensione: questo era l’obiettivo alto e, direi, mirabilmente raggiunto dall’autore. Anche perché lo spirito con cui Tognolini lo fa è quello che emana dalla poesia riportata sopra, un profondissimo rispetto per l’autonomia e la dignità dei bambini e dei ragazzi – un piccolo regno inviolabile, uno scrigno i cui tesori devono poter maturare con i loro ritmi, pena il regicidio di pasoliniana memoria e l’annullamento delle possibilità. Ecco perché la rabbia è legittima, laddove questa dignità venisse lesa e infranta, come (ahimé) spesso accade: di orchi non son piene solo le favole!

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