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Uniformi invisibili

giovedì 25 maggio 2017

Jihad

La teologia politica dell’Isis discute la questione delle vittime halal (lecite), ovvero quelle che nel linguaggio occidentale vengono definite vittime collaterali, in sostanza i non-combattenti (donne, bambini, adolescenti, vecchi). L’Occidente ne sa qualcosa, visto che la categoria di mobilitazione totale e l’indistinzione tra vittime militari e civili nelle guerre è tipica della sua storia novecentesca (con la coda lunga del macello jugoslavo).
Ma le tesi jihadiste aggiungono qualcosa, poiché parlano di “uniformi invisibili” legate allo stile di vita dei “crociati”, che li fa essere indistintamente “membri di un esercito di valori empi”, partecipi del kufr, della condizione di infedeli, e che quindi non distingue tra deboli e abili, inermi o combattenti. (La fonte è Renzo Guolo, che commenta la rivista Rumyah del Califfato).
Ora, il problema è capire come mai queste tesi si infilano nelle teste dei radicalizzati europei (che non sono né profughi, né immigrati recenti, ma a tutti gli effetti cittadini inseriti nel tessuto sociale e multietnico d’Occidente). Cioè, qual è il meccanismo che permette a un ventenne di vedere dei suoi coetanei come rivestiti di quella uniforme invisibile (spesso la stessa che portava lui fino a poco tempo prima).
I meccanismi di disumanizzazione/animalizzazione sono tipici di ogni guerra di sterminio (da Auschwitz al Rwanda, dove i nemici erano scarafaggi), soprattutto perché consentono al non-combattente, alla persona comune, di nascondere ai suoi occhi il corpo della vittima (innocente) e di rinchiuderla in una categoria.
Se non si disinnesca questo meccanismo, la guerra (e la sua variante terroristica) non finiranno, e ci saranno sempre dei “perdenti radicali” pronti ad arruolarsi nei suoi eserciti. E a credere che c’è sempre un fine che giustifica qualunque mezzo, un’astrazione che fagocita i corpi, un universale sanguinoso cui sacrificare ogni diversità.

Né né: note dal margine

mercoledì 25 novembre 2015

indexLe seguenti vogliono essere note a margine di uno scritto parecchio interessante di Pierre Rousset e François Sabado, militanti francesi dell’NPA – dunque di quel che rimane a sinistra del fronte anticapitalista; e, insieme, note dal margine, da parte cioè di chi non intende schierarsi né con i guerrafondai “buoni” e in doppiopetto, né con quelli “cattivi” con le barbe lunghe e le bandiere nere.
Oltre alla vastità dello sguardo, ho apprezzato di questo lungo articolo di Rousset e Sabado la lucidità dell’analisi – anche se naturalmente vi è un grosso deficit, non certo dovuto agli autori, per quanto concerne la prospettiva militante a sinistra. Ciò non toglie che una prassi cieca è inutile tanto quanto un’analisi puntualissima ma solo teoretica ed autoreferenziale – e sta proprio qui la scommessa, far convergere la lucidità intellettuale (la “cultura” da tutti invocata, ma solo a parole) con una ricomposizione sociale dopo decenni di devastazione neoliberista e iperconsumistica.
Detto questo, mentre rinvio per completezza all’articolo, vorrei al contempo sottolineare gli aspetti urgenti ed essenziali che vi ho colto:

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30 domande aliene sulla guerra globale in corso

lunedì 16 novembre 2015

Space Alien --- Image by © Mike Agliolo/Corbis

Un alieno mi è apparso in sogno e mi ha consegnato questa lista di domande.
Qualcuna potrà sembrare ingenua, qualcun’altra fin troppo informata, accalorata e persino irriverente; ce ne sono poi alcune piuttosto sospette e maldestre, come se volessero già suggerire la risposta. Strano, per uno che viene da così lontano, e che dovrebbe avere la decenza di mantenersi neutrale. Comunque le riporto qui di seguito, così come mi è stato ordinato, anche se non sono certo che sia l’ordine giusto…

1. Ma voi umani non avete niente di meglio da fare che massacrarvi di continuo?
2. Voi che vi definite “occidentali”, sì proprio voi, perché vi sentite così superiori agli altri?
3. Come mai continuate pervicacemente e sistematicamente ad incasinare il Medio Oriente da un secolo a questa parte?
4. Chi ha favorito la nascita dell’Isis? (rispondete sinceramente guardandomi nei globi oculari; stessa domanda per Osama Bin Laden e Al-Qaeda alcuni decenni fa)
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