Posts Tagged ‘labirinto’

7 parole per 7 meditazioni – 2. Verità

venerdì 15 novembre 2019

«Bello, senza riserve, è l’amore della verità. Esso porta lontano, ed è difficile giungere al termine del cammino. Più difficile però è la via del ritorno, quando si vuol dire la verità. Voler mostrare la verità nuda è meno bello, poiché turba come una passione. Quasi tutti i cercatori di verità hanno sofferto di questa malattia, da tempo immemorabile».

Per quanto il concetto di verità sia un concetto-chiave del discorso filosofico (per certi aspetti lo fonda), è forse proprio per questo che risulta problematico da definire: un po’ come succede per parole come “essere”, “realtà”, “conoscenza”, “totalità”, “bene”, troppo estesi per essere chiaramente intesi, eccessivi ed eccedenti le nostre capacità discorsive. Quale paradosso! La mente evoca un concetto nel quale finisce per smarrirsi…
Siamo qui in presenza di fondamenti, di assiomi, di elementi costitutivi senza i quali il discorso filosofico non sarebbe nemmeno possibile, un po’ come quando la ragione ragiona su se stessa. Sono categorie nelle quali siamo immersi, così come siamo immersi nel linguaggio, che è il presupposto di ogni nostro discorso: per poter dire che qualcosa è vero dovrei già possedere un criterio di verità, ma da dove lo posso ricavare? Un tempo ci pensavano la fede, gli dei, i miti, le credenze – ma l’epoca del lògos e della sapienza greca ha rivoluzionato ogni cosa…

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La biblioteca-labirinto

lunedì 22 ottobre 2018

C’è questa meravigliosa storia che non conoscevo, e che ho appreso leggendo Il tempo degli stregoni, bel libro biografico di Wolfram Eilenberger sui 4 più importanti filosofi di area tedesca negli anni ’20 (Benjamin, Cassirer, Heidegger e Wittgenstein). Come sempre succede, ogni bel libro trasuda più d’una storia, che rinvia a un’altra e a un’altra ancora – che è poi l’essenza di questa biblioteca magica.
Dunque, un tal Aby Warburg, esperto di arte rinascimentale, decide di rinunciare alla direzione del cospicuo patrimonio di famiglia per dedicarsi alla cultura, e ponendo però come condizione quella della possibilità di fondare una biblioteca ad Amburgo.
Ma non si tratterà di una biblioteca qualunque, bensì della realizzazione di un preciso progetto mentale e di un’idea: quella del labirinto. Una biblioteca-labirinto (che tanto sarebbe piaciuta a Borges), a partire da alcune parole chiave, per la precisione 4: Azione, Orientamento, Parola, Lingua. Niente Dewey, niente ordine alfabetico – ma l’invito al lettore a costruirsi all’interno degli scaffali (ovviamente aperti, cosa anch’essa piuttosto innovativa per l’epoca) il proprio percorso di lettura e di scoperta del sapere, o meglio dei saperi. Visto che anche la scelta della collezione è piuttosto insolita, quando non bizzarra: non solo arte, filosofia, poesia ma anche superstizione, magia, alchimia, scongiuri, preghiere, erotismo, etnologia… Si parte cioè dall’idea del “buon vicinato” delle materie – che è esattamente la prossimità di ogni cosa ad ogni cosa, il garbuglio della storia della coscienza e dei simboli umani. La biblioteca cerca cioè di riprodurre questo disordine antropologico, senza suggerire catalogazioni o ordini stringenti e pregiudizievoli ad una comprensione larga, lasciando al visitatore curioso di immergersi nel proprio inconscio e di trovare da sé il filo dei significati (onto e filogenesi, se si vuole).
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Labirinti imbarazzanti

venerdì 1 novembre 2013

Labyrinth_labirinto

«Ci sono due labirinti famosi, nei quali la nostra ragione assai spesso si smarrisce: uno riguarda il grande problema di ciò che è libero e di ciò che è necessario, soprattutto in rapporto alla produzione e all’origine del male; l’altro consiste nella discussione della continuità e degli indivisibili, che sembrano esserne gli elementi, discussione nella quale deve entrare la considerazione dell’infinito. Il primo labirinto imbarazza pressoché tutto il genere umano, il secondo mette alla prova soltanto i filosofi».
[Leibniz, Scritti filosofici, vol. III]

Straniati e labirintici

giovedì 14 marzo 2013

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Gli/le insegnanti sanno bene come sia pressoché impossibile ottenere il silenzio a scuola. E ci si sono assuefatti, alzando tra l’altro loro stessi il volume della voce di quel tot di decibel in più, senza nemmeno rendersene conto.
Eppure l’altro giorno la mia quinta filosofica ha dato una straordinaria prova di crederci davvero, in quel minuto di silenzio e di concentrazione con cui son solito aprire gli incontri. Il rumore di fondo della scuola – che credo permanga persino durante le vacanze estive, da quanto è connaturato con le sue strutture – si è come dissolto: davvero non volava una mosca, e persino la mente di F. – il guastatore (figura che non manca mai) che finge di non partecipare e di farsi gli affari suoi – è rimasta impigliata in quel minuto di epoché.
Bene, ora possiamo cominciare.
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