Posts Tagged ‘lega nord’

Livor verde

lunedì 16 aprile 2012

Dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

Il leghismo è programmaticamente quanto di più lontano e avverso alla mia mentalità, al mio essere sociale, politico ed antropologico. Sia nei suoi connotati ideologici: razzismo, familismo, machismo, etnocentrismo, conservatorismo; sia nei suoi tratti psicosociali: fobia, rancore, livore, cieco e bieco egoismo, piccineria piccolo-borghese; sia nelle sue manifestazioni politiche: contiguità con le peggiori destre italiane ed europee, costruzione di figure abominevoli di nazisindaci (veri e propri borgomastri in camicia brunoverde), alleanza strategica con il berlusconismo; sia per gli aspetti folclorici e la sua sbandierata incultura: le barbe verdi, i raduni e i riti, le ampolle, le corna, la barbarie da incubo (più che sognante), l’invenzione di piccole patrie inesistenti. Insomma: non c’è una sola cosa che abbia a che fare con il leghismo che non mi provochi forti conati di vomito, sia fisico che spirituale.
Detto questo, cercherò di mettere tra parentesi i miei conati (l’effetto sulla pancia dovuto al loro costitutivo ragionare con la pancia), e proverò a schizzare qualche riflessione generale sulla questione settentrionale che la Lega ha utilizzato come volano per la sua ascesa, e su cui rischia – sperabilmente presto – di rompersi le luccicanti corna barbariche.

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Il partito delle fobie

lunedì 11 luglio 2011

La mia amica filosofa Nicoletta Podimani, impegnata da anni sul fronte delle battaglie sociali, antimilitariste, antirazziste, libertarie, femministe, per i diritti LGBT – insomma, per tutto ciò che potrebbe rendere migliore e più vivibile questo derelitto paese – ha scritto di recente un contributo per un opuscolo distribuito durante la festa antileghista che si è tenuta a Brenta lo scorso 3 luglio. Ho pensato di pubblicarlo sul blog per almeno due motivi:  il primo è che rispecchia esattamente quel che penso sul tema del leghismo, delle ossessioni identitarie, delle fobie, del razzismo (del tutto in linea con quanto espresso da anni su questo blog); ma soprattutto perché mi è piaciuto il taglio con cui Nicoletta lo ha scritto, insieme biografico (che attinge al vissuto e all’esperienza diretta) ed antropologico, oltre che teorico-politico. Cito solo due aspetti dello scritto che trovo molto interessanti: la “scalata nella gerarchia etnico-sociale” e il presunto “riscatto” da parte dei “terroni”; la contiguità ideologico-culturale del leghismo con il nazifascismo e l’integralismo cattolico. Sono certo che potrà interessare anche i lettori della Botte…

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Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza in un paesello della Brianza. Erano gli anni Sessanta-Settanta, caratterizzati dall’immigrazione dal Sud. Mio padre, in realtà, era arrivato a Milano anni prima, durante la guerra, spedito dalla Sicilia a fare il servizio militare al Nord. Lì ha conosciuto mia madre.
Il mio cognome diceva chiaramente le origini paterne e per i parenti da parte materna nonché per coloro che, come unica lingua, conoscevano e parlavano il dialetto brianzolo, io ero “la figlia di un terrone” o, addirittura, “la mezzo sangue terrona”. La prova “scientifica” del mio “mezzo sangue” era, per tutti costoro, la mia profonda e viscerale ribellione contro ogni forma di disciplina. Perfino mia madre ne era convinta.
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