Posts Tagged ‘lettura’

Al supermercato della meraviglia

venerdì 24 aprile 2015

fruttiLa circostanza social #ioleggoperché in occasione della Giornata mondiale del libro, mi ha dato l’opportunità di ritornare con la mente ad un curioso episodio, risalente ormai ad almeno 40 anni fa, che racchiude forse, al di là dell’elemento personale, la cifra sociale dell’epoca.
Non ero un gran divoratore di libri, per il semplice fatto che non ne avevo molti a disposizione: in casa non ce n’erano, mio padre era analfabeta mentre mia madre aveva fatto la terza elementare, e di biblioteche neanche l’ombra. Il primo libro che ricevetti (un regalo dei miei padroni di casa) fu un atlante geografico De Agostini, che consultai fino alla consunzione. Poi i miei mi acquistarono un’enciclopedia di estrema sinistra (immagino a loro insaputa) intitolata Io e gli altri, molto ben fatta e che conservo ancora (fu la mia essenziale fonte di sapere scientifico, cosmologico, politico, antropologico e finanche sessuale).
Niente romanzi, niente libri per ragazzi (salvo un lacrimevole Incompreso, mi pare un Ragazzi della via Paal e poco altro). Avevo piuttosto una morbosa attrazione per le enciclopedie, non so per quale ragione: dati geografici di ogni tipo, classificazioni botaniche e zoologiche, nomi, nozioni, dati, date… l’idea che tutto lo scibile potesse venire ficcato a forza in un certo numero di pagine (e che fosse a mia disposizione) mi affascinava. Un’estate scoprii, in un cortile dove fui ospite per alcuni giorni, un’enciclopedia universale che ai miei occhi bambini dovette parermi immensa: tanto che preferivo star lì nel chiuso della stanza a sfogliarla, anziché andare a giocare all’aria aperta.

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Consigli di lettura di Kafka

domenica 17 maggio 2009

“E’ bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono […] un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi”.

(da Lettera a Oskar Pollak)

Ronda su ronda

venerdì 15 maggio 2009

isolaonda

Nella mia consueta selezione bibliotecaria dei libri per ragazzi più interessanti dell’anno precedente, ho avuto la fortuna di intercettare e presentare (e spero utilizzare largamente in futuro) due libri molto particolari, sia per i loro contenuti – specie in termini grafici – che per l’alto significato simbolico che rivestono in questo periodo a dir poco oscuro della nostra storia.

Parto dal primo, L’isola, di Armin Greder, tradotto da Alessandro Baricco, edito da Orecchio Acerbo. Come recita il sottotitolo, è “una storia di tutti i giorni” nella quale ci viene narrato di un naufrago che approda ad un’isola, tramite una zattera di fortuna. Qui viene raccolto (non accolto), grazie all’intermediazione di un pescatore. Lo straniero passa così attraverso il più classico dei calvari: prima recluso in una stalla maleodorante, poi messo ai lavori forzati e infine cacciato senza pietà. Quel che però colpisce di più in questo libro è la tecnica illustrativa, di un impatto che trovo inquietante e, a tratti, sconvolgente: lo straniero viene rappresentato nella sua nudità (l’inerme, la nuda vita); spesso sono i forconi imbracciati da poderosi omaccioni a indicargli il suo destino; la paura suscitata dall’estraneo viene rappresentata attraverso volti deformati dal terrore; infine, l’isola diventa una fortezza dai muri altissimi e insormontabili, dove persino i gabbiani e i cormorani vengono trafitti affinché nessuno possa rilevarne l’esistenza dall’esterno. E di fatti i colori delle tavole sono scuri, cupi, desolanti, così come cupo e desolante è lo stato d’animo degli abitanti, ossessionati dall’altro al punto da immunizzarsi con il risultato di espungere da sé la vita, rendendola grigia ed esangue.
Un libro crudo e spietato, troppo duro, si dirà, per dei ragazzi (anche se spesso si dimentica che la tradizione fiabesca è piuttosto orrorifica). Ma d’altra parte perché nascondere loro una realtà che lo è ancor di più?

***

Veniamo al secondo, molto più arioso e poetico, apparentemente di tutt’altro genere, in realtà contiguo per alcuni temi col primo: L’onda, dell’illustratrice coreana Suzy Lee, edito da Corraini.

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SEMPRE NEL MAI

venerdì 19 settembre 2008

Non amo molto i best-sellers. Sono costretto ad occuparmene per motivi professionali – un po’ come un bravo insegnante si deve occupare suo malgrado di registri e burocrazia, infinite e pallose riunioni, ma poi torna ai suoi ragazzi e all’insegnamento e riprende a respirare. Così anch’io da bibliotecario scrupoloso, dopo essermi occupato di statistiche, ordini e fatture, con quintali di cartaccia contenente thrilleroni grondanti sangue o l’ultimo mistero sul santo graal o lo shopping delle mutande di pizzo nelle boutiques di New York… alla fine riemergo e mi prendo una boccata di ossigeno aprendo un libro e leggendo qualcosa di sensato. Sì, ogni tanto succede.
L’eleganza del riccio è indubitabilmente un best-seller (400.000 copie in Italia, 1 milione in Francia), oltretutto fa parte di quelli non annunciati o programmati, ma come si suol dire dovuti al passaparola (che comunque non è lo stesso una garanzia, visti i precedenti di Moccia o Melissa P.), eppure è un libro interessante, ben scritto e a tratti geniale. Ne parlo qui perché ha anche la caratteristica di essere a tutti gli effetti un romanzo filosofico – o, per la precisione, sociofilosofico o antropologico-filosofico, o come si preferisce.

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MAIEUTICA

martedì 25 settembre 2007

Incontrare un libro è in generale un’esperienza straordinaria. Per i ragazzi lo è ancora di più: un libro è un oggetto misterioso, una promessa, una scoperta, ed è fatto per suscitare sorpresa e meraviglia. L’incanto di un libro può segnare l’esistenza in modo indelebile. Bisogna far sì che questi oggetti meravigliosi si trovino, anche solo per caso, sulla strada dei bambini fin dai primi anni di vita.

Con in mente questa premessa, qualche giorno fa sono stato chiamato a tenere una “lezione” in una quinta elementare sui generi letterari. Si trattava di lavoro, questa volta, non di piacere. Infatti mi trovavo lì in veste di bibliotecario. Ma non ho saputo resistere, e allora ad un certo punto ho virato di 180° e ho chiesto ai ragazzi: “che cos’è il libro secondo voi?”. Ho così proposto loro di ricercarne la definizione astratta, il concetto. Niente meno! Siccome non ho visto nelle loro facce nessun segno di smarrimento o di sgomento, abbiamo cominciato insieme a cercare.

Senza nemmeno farlo apposta il primo termine che è venuto fuori (tutta farina del loro sacco, giuro, io mi sono limitato a condurre il gioco e a fare da “maieuta”) è stato: idee. Sì: un ragazzo ha affermato che nel libro ci stanno delle idee. Cos’altro? ho chiesto io. Un attimo di pausa, qualche tentennamento, e poi un fiume in piena. Il libro è quell’oggetto che è fatto di:

informazioni
storie
disegni
emozioni
scoperte
parole
poesia
numeri
capitoli
ordine
inizio-fine
tempo
spazio
trama
immaginazione
linguaggio
sorpresa

e poi, alla fine, qualcuno ha tirato fuori la parola magica: “tutto”. Nei libri c’è tutto, o meglio ci può essere tutto. Non solo: il libro è una totalità, è completo, perfetto, compiuto, finito, autonomo, che vive di vita propria e non ha più bisogno di niente.
Ecco l’altra parola magica – il “niente” – molto più difficile da far venir fuori, e di fatti ho utilizzato una qualche metafora sostitutiva per parlarne. Pensate ad un contenitore, ho detto loro, una bottiglia vuota ad esempio, e immaginate di riempirla con quello che volete, il liquido o la bibita che preferite. Ecco, il libro è un insieme di pagine bianche dove tutto può essere scritto. Anche le vostre storie, emozioni, sensazioni… Il tutto si riversa nel niente. La potenza del nulla (la pagina bianca!) che genera il tutto. Naturalmente queste ultime espressioni le ho tenute per me…

Ad un certo punto, inevitabilmente, è anche saltata fuori la questione della differenza tra libro e internet, la fisicità dell’uno e impalpabilità dell’altro, ma ho dovuto tagliar corto, ché la cosa si stava facendo piuttosto complicata.

Una piccola e banale lezione di biblioteconomia o di letteratura tramutata in un vero e proprio simposio filosofico. Non è un caso che uno dei ragazzi ad un certo punto abbia esclamato: nel libro c’è anche la filosofia! Ma tu sai cosa significa questa parola? – gli ho chiesto. Naturalmente non lo sapeva, ma suonava bene, era anch’essa una parola magica!

Foto: biblioragazzi foto
coinsquolino foto (entusiasta lettore di Harry Potter, in lingua inglese!)

IL SOGNO DI MATTEO

lunedì 16 luglio 2007

sogno-di-matteo.jpg

C’era una volta Leo Lionni, uno dei più grandi illustratori contemporanei… La casa editrice Babalibri, che Dio la benedica, ne sta ripubblicando gli albi. L’ultimo, Il sogno di Matteo, è un piccolo gioiello, come tutti gli altri del resto. Lionni lo ha scritto e illustrato nel 1991. Con la semplicità del tratto e del testo che lo contraddistinguono, riesce qui a costruire una storia di livello altissimo in cui si intrecciano il tema della povertà, del riscatto sociale, del rapporto tra arte e realtà, tra sogno e realtà, la trasfigurazione della mediocrità del reale in bellezza, l’importanza dello studio, ecc. Da non credere come abbia fatto a fare tutto ciò in poche pagine. Le tavole sono straordinarie! Il libro si presta anche per essere utilizzato come introduzione all’arte per bambini molto piccoli. Ma è godibilissimo da tutti, grandi e piccini, come si suol dire…

Qualche brano, giusto per dare l’idea:

“Nella penombra di una soffitta polverosa tappezzata di ragnatele, viveva una coppia di topi e il loro unico figlio Matteo. In un angolo, fra mucchi di vecchi giornali, pile di libri sfasciati, una lampada rotta e quella che una volta era stata una bambola, c’era il giaciglio di Matteo. I topi erano poverissimi e il piccolo Matteo era la loro unica speranza. Andava bene a scuola e chissà…”
La stessa stanza, qualche pagina dopo, farà dire a un Matteo appena risvegliatosi da un sogno bellissimo che si svolge all’interno di un quadro: “Come è brutto il mondo!”. “Ma ecco che, – continua Lionni – come per magia, tutto cominciò a cambiare: le forme si abbracciarono teneramente, i colori emersero dal disordine e acquistarono una nuova vivezza…”.

Indovinate un po’ che cosa corse a dire subito Matteo ai suoi genitori a proposito di quello che avrebbe fatto da grande!