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Ich bin der Welt abhanden gekommen

mercoledì 2 ottobre 2019

Sono ormai perduto al mondo
Col quale ho anche perduto gran tempo;
Tanto a lungo non ha saputo più niente di me,
Che può pensare ormai che io sia morto!
Ma non mi importa niente
Che mi creda morto.
E non posso neanche contraddirlo,
perché sono veramente morto al mondo.
Sono morto al chiasso del mondo,
E riposo in un luogo silenzioso!
Vivo solo nel mio cielo
Nel mio amore, nel mio canto.

[dai Rückert-Lieder di Mahler – dov’è lui sono io]

L’allodola di Richard Strauss e le ceneri di Hitler

domenica 27 gennaio 2013

VanGogh_Campo di grano con allodola

Quattro anni sono probabilmente pochi per fare i conti con il nazismo – laddove Heidegger, ad esempio, ne ebbe a disposizione una trentina, senza peraltro farli mai davvero. Un mio docente sosteneva che l’opposizione antinazista di Heidegger stesse tra le righe delle sue lezioni su Nietzsche dei tardi anni ’30, al che mi verrebbe da rispondere: bah! Heidegger era e rimane un nazista.
Richard Strauss (che morì nel 1949) era oltretutto un musicista, non un pensatore – per quanto fosse stato probabilmente, almeno negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, il più grande musicista vivente – ma non si era particolarmente compromesso col regime, ed anzi si era persino impuntato e aveva ottenuto una sorta di dispensa direttamente dal Führer, a proposito della sua collaborazione con lo scrittore ebreo Stephan Zweig, il suo librettista preferito. Salvo poi comunque dovervi rinunciare e diventare un artista del Reich, volente o nolente (ad un certo punto venne nominato presidente della Reichsmusikkamer nazista).
Ecco perché in questi casi provo un certo imbarazzo (ne avevo parlato a suo tempo, a proposito di alcuni fascistissimi poeti), anche se in verità l’imbarazzo (o meglio, la vergogna) dovrebbero essere dell’artista – ma chi è morto non può più provare alcunché. Di solito se ne esce distogliendo lo sguardo dall’autore e dalla sua accidentata biografia, fatta (come per tutti) di luci e di ombre, e ci si concentra solo sull’opera, come se si fosse fatta da sola e come se si stagliasse limpida, al netto delle scorie e delle sozzure della storia (sia individuale che collettiva). Ma si può fare davvero?
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