Posts Tagged ‘lukàcs’

Quando ero cristiano…

domenica 12 aprile 2009

locandinajcsuperstar_feb2005

Andrebbe aggiunto al titolo: e sottolineo quell’ero, anche se periodicamente mi vengono dei dubbi proprio sul tempo imperfetto. Per una certa fase della mia vita, anche se breve, lo sono stato, certo, e anche in maniera profonda e convinta. Ho bazzicato chiese e raduni, condividendo linguaggi, fedi, convinzioni, speranze. Poi, nell’ultimo quarto di secolo, ho proceduto ad una inesorabile scristianizzazione della mia vita, quasi si trattasse di estirpare erbacce o di eliminare tossine dal mio corpo. Prima ero cristiano, cioè superstizioso, poi sono cresciuto e ho cominciato a ragionare con la mia testa.

Rimane il fatto che non si può uscire dalla propria epoca – è ancora Hegel ad illuminarci con le sue puntuali metafore – più di quanto non si possa cambiar pelle… Come dire: le strutture profonde, e spesso inconsce, della cultura, del linguaggio, del Dasein, ci inchiodano ad un modo di essere del quale non si può disporre a piacimento. Volenti o nolenti, qualcosa di quel complesso che definiamo “tradizione” si è depositato per sempre nelle nostre testoline, e, per quanto noi la rifiutiamo, espungiamo e vomitiamo fuori, un po’ di scorie e di residui restano depositati da qualche parte. E anzi questi “resti” del passato si intrecciano talvolta così inestricabilmente coi nostri vissuti, che non è più possibile reciderli o scrostarli del tutto. In definitiva: non sarei quel che sono senza quella parentesi cristiana. Non dico che sarei migliore, o peggiore; sarei solo diverso.

(more…)

Annunci

L’accetta di Lukàcs

giovedì 19 marzo 2009

800px-accetta

Approfittando, anche se con un po’ di ritardo, del commento lasciato nell‘Altra stanza da Matteo, il compagno di banco di Valerio, giovanissimi frequentatori del blog – torno un momento su Schopenhauer e sulla sua celebre, quanto irritante, posizione circa il rapporto tra pensiero filosofico e azione morale, teoria e prassi. Egli sostiene che il filosofo non è per nulla impegnato dagli insegnamenti della filosofia: “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Che è come dire che è del tutto legittimo predicare bene e razzolare male. Schopenhauer conclude il suo ragionamento con una definizione di filosofia che non lascia molto spazio alla prassi: rispecchiare in concetti l’intera essenza del mondo, questo e non altro è filosofia.

E’ una posizione questa squisitamente “borghese” e “reazionaria”, direbbe il filosofo ungherese Lukàcs, in linea con la sua interpretazione della storia del pensiero filosofico moderno.

(more…)