Posts Tagged ‘lutto’

Spettri digitali

martedì 3 dicembre 2019

[avevo cominciato a scrivere questo post, a metà tra la recensione e la riflessione, un anno fa, subito dopo aver letto il bel libro di Davide Sisto, filosofo e “tanatologo”, come lui stesso ama definirsi; lo riprendo e concludo in questi giorni, mentre mi dedico ad una meditazione sulla morte, nonostante il divieto spinozista, in vista del prossimo incontro del gruppo di discussione filosofico – al centro del quale ci sarà Il libro contro la morte di Elias Canetti]

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Lo psichiatra Eugène Minkowski sostiene che la morte è il suggello della vita, ciò che dà senso alla biografia, altrimenti sfilacciata e insensata  (Pasolini parlava della morte come  di un “fulmineo montaggio”): è a partire da questa angolazione apparentemente paradossale – oltre che dalla considerazione di una epocale rimozione della morte – che Davide Sisto avvia la sua interessante analisi sulla nuova configurazione del rapporto morte/vita (morti/sopravviventi dolenti) nell’epoca dei social, di Facebook e di Instagram.
Facebook, in particolare, col suo dilagare dalla vita on line a quella off line (e viceversa), sembra quasi orientare questo elemento ri-costruttivo della morte: proprio perché si è degli spettri digitali lo scopo è una narrazione il cui senso sia dato dalla morte a venire, dal compimento. Ma, vien da aggiungere, la stessa vita viene ri-orientata e riplasmata da questo perenne montaggio virtuale.
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L’inizio

martedì 14 dicembre 2010

(Sono stato quasi partorito dalla morte – ed è forse per questo che amo ancor più la vita.
Tre fratelli morti – due gemelli di pochi giorni, una sorella a due anni – ti fanno sentire una specie di sopravvissuto ad una strage…)

Il 14 dicembre di mezzo secolo fa, per una casuale combinazione di fattori, nasceva mia sorella, Giuseppina Lucia detta Pinuccia. Sarebbe morta, tragicamente e altrettanto casualmente, meno di due anni dopo, annegando in una vasca del bucato colma d’acqua. Le nostre vite si sono casualmente sovrapposte per soli due mesi – io non ne serbo alcun ricordo diretto, mentre la sua esperienza percettiva di me (se così posso definirla) è andata per sempre distrutta – o per lo meno non si sa dove sia finita, se non nel pallido riflesso dei rimandi psichici dei sopravvissuti.
Certo, l’influsso che su di me quella morte ha avuto non è stato casuale – credo anzi che sarei affatto diverso senza quella morte e senza la narrazione oleografica e il culto della memoria (specie da parte di mia madre) che ne sono seguiti – tutte cose cucitemi addosso fin dalla culla; ma ancor più grande quell’influenza sarebbe stata se lei mi avesse accompagnato da viva in tutti questi anni. Sarei potuto essere – relativamente a lei – tre persone diverse: io con la sua morte (che è quel che sono), io con la sua vita (che è quel che avrei preferito essere), io senza né la sua vita né la sua morte. Sono invece vissuto, nel bene e nel male, entro il cono d’ombra della sua assenza.
Il gioco del come sarebbe stato se invece lei fosse vissuta (e convissuta con me) copre uno spettro di possibilità così ampio ed evanescente da rasentare di volta in volta il mistero, la curiosità, l’angoscia, il caso (di nuovo), la follia – ma soprattutto l’inanità e l’assurdità. Mi sottraggo a quel gioco (e giogo), così come al libero flusso dell’emotività (che preferisco tenere soltanto per me), e mi limito a celebrare la vita anziché la morte, pubblicando un piccolo racconto sul tema della nascita banalmente intitolato L’inizio.
Con questo mi piace pensare che lo spettro delle possibilità di Giuseppina Lucia detta Pinuccia – che oggi compirebbe 50 anni -, è ancora lì, sospeso e congelato da qualche parte. E vorrei che fosse l’unico spettro ad aleggiare su di me.

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