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Il volto e il corpo dell’altro – 3. Follia, (a)normalità, istituzioni totali, antipsichiatria

martedì 20 dicembre 2016

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“Io voglio entrare fuori”
(uno dei matti di Basaglia)

Diversi gli approcci e i discorsi possibili sulla follia, che è quanto di più sfuggente e storicamente determinato ci sia: di ordine psicologico, antropologico, sociologico, medico – ma anche, anzi direi prima di tutto filosofico. D’altro canto chi definisce dissennato qualcuno se non il pensatore in grado di argomentare? che cos’è la follia se non l’antagonista della ragione?
Eppure filosofia a follia sono legate fin dalle origini, ma in tutt’altro senso rispetto a quel che potrebbe sembrare “normale”. Anzi, è proprio quella normalità che viene messa in discussione, se è vero che il filosofo tende a scardinarla fin dalle fondamenta, per gettare una luce straniante sul mondo, sulle cose, sulla realtà.
Già nell’aneddoto di Talete – il “primo filosofo” – che mentre osserva gli astri cade in un pozzo, è iscritta la stranezza originaria del pensiero filosofico: la serva tracia lo prende in giro perché mentre guarda in su (altrove), egli non vede quel che ha davanti a sé. Il sapiente fin dalle origini non ha i piedi per terra, ma la mente tra le nuvole, e da lì – straniato – guarda il mondo.
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25 luglio (a volo d’uccello)

domenica 25 luglio 2010

Prologo. Da qualche tempo osservo il volo degli uccelli, come mai mi era capitato prima. C’è sempre un momento in cui il già da sempre noto viene messo sotto attenta osservazione – e allora è come se un nuovo mondo si aprisse di fronte ai nostri occhi. Così mi va capitando con gli amici volatili negli ultimi tempi. Tanto che ieri mi sono trovato a pensare a quella strana parola che è l’auspicio, che in prima battuta significa presagio, pronostico. L’àuspice romano guardava il volo e prediceva, con la variante dell’arùspice che osservava invece le viscere e vaticinava – entrambi comunque si affidavano ad un’attività piuttosto irrazionale e ben poco filosofica.
Il significato corrente (ed ora più usato) della parola non è meno irrazionale: augurio, desiderio, speranza. D’altro canto contiene il verbo latino specio che è “guardare, osservare”, termini resi anche con specto, per non dire speculor… Cioè, va a finire che il pre-dire (un dire a basso tasso di logica ed empiria) rischia di diventare filosofia speculativa! Niente di strano, visto che certi filosofi non si peritano di vestire all’occorrenza i panni sacerdotali…

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Una data come quella del 25 luglio – l’inizio della fine del peggior capitolo della storia italiana – è sempre un’occasione per ragionare sui lati oscuri di quella storia: (more…)