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L’anima? Nient’altro che un grafema!

mercoledì 21 marzo 2012

[Sommario: New Realism - Dualismo immaginario - La lettera e lo spirito - Mente-tabula - Lo spirito in un iPad - Il corpo di Spinoza - La macchina di Cartesio - L'automa di Leibniz - Homme machine - L'osso hegeliano - Scritture essoteriche]

Ho letto con molto interesse Anima e iPad di Maurizio Ferraris. Mi è piaciuto innanzitutto il tono ben poco accademico, non so dire se per le eventuali contaminazioni popsophiche o per quel piglio militante che fa dell’autore uno dei più convinti assertori del cosiddetto nuovo realismo in filosofia (so che è uscito in questi giorni per Laterza il suo Manifesto del nuovo realismo, i cui contenuti essenziali si trovavano già in un articolo comparso su La Repubblica dell’8 agosto 2011 ). Il costante riferimento a pratiche sociali, linguaggi audiovisivi, film, letteratura, canzoni, fatti di cronaca e aneddoti rende piacevole la lettura, anche se immagino possa far storcere il naso a certi filosofi un po’ ingessati, nonostante l’eventuale professione di postmodernismo. Comunque mi interessa poco dare etichette o valutare le mode filosofiche del momento, e dunque vado subito al nocciolo.
Le tesi di fondo – per lo meno quelle che mi sembrano più interessanti e in sintonia con le questioni più volte discusse in questo blog – sono almeno due, che è poi una soltanto, e che si può inscrivere nel dibattito su che cosa si debba intendere per natura umana, e, conseguentemente, sulla peculiarità spirituale delle produzioni umane:
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Trinacriablog – 8 (e ultimo). Physis kai techne

lunedì 7 settembre 2009

Con la circolarità tipica del pensiero, concludo questa parentesi siciliana con un post che doveva in realtà stare all’inizio, dato che è sorto un mese fa dalle acque che circondano l’isola, subito dopo il mio arrivo in Sicilia. Del resto non c’è inizio, non c’è fine, se non attraverso segni e convenzioni che spezzettano il mondo e ce lo rendono fruibile.
Siccome avrei potuto intitolarlo anche “natura ovvero tecnica”, un po’ come succede per il sive spinozista, potrebbe anche servire a riprendere il filo dei discorsi lasciati in sospeso, a connettere il prima con il dopo – anche se quel vacuum del mezzo è solo illusorio, se è vero che i pensieri e le questioni aperte sono sempre le medesime e agiscono sottotraccia, senza mai concedere un’effettiva tregua. Forse, soltanto il respiro riesce talvolta a farsi più largo e disteso, e questo è sempre un bene. Del resto ero “a casa” nella mia isola, sono “a casa” anche qui, per quanto costretto nel flusso angusto della quotidianità. Cercherò allora di far mio il motto filosofico-nostalgico di Novalis provando a trovarmi dappertutto come a casa – ma perché, in ultima analisi, la mia vera casa è dappertutto.
Ad ogni modo ben ritrovati, amiche e amici della Botte!
Si ricomincia ancora una volta a filosofare…

Torreciavole

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