Posts Tagged ‘materialismo’

Tertium datur?

mercoledì 30 novembre 2016

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La vita, la mente, la coscienza sono spiegabili solo con la fisica e la chimica delle particelle elementari? E l’unica alternativa possibile è quella del disegno divino?
Ridotto all’osso, il programma di ricerca del filosofo Thomas Nagel (quello che nel 1974 aveva scritto il celeberrimo articolo What is it like to be a bat? – Che cosa si prova ad essere un pipistrello?) si riduce a questa duplice domanda, discussa nel saggio Mente e cosmo: perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa, pubblicato di recente in Italia da Cortina editore.
La scommessa di Nagel è di non accettare la prospettiva riduzionistica come l’unica e totalizzante spiegazione delle cose: vi sono alcuni fenomeni – la vita e in particolare la mente, la coscienza e il mondo dei significati e dei valori – che non sono riconducibili e men che meno riducibili alla spiegazione fisico-chimica degli elementi. D’altro canto Nagel suggerisce una prospettiva anti-riduzionistica a sua volta non riducibile al partito avverso dei materialisti, ovvero i fautori del disegno intelligente (creazionisti, anti-darwiniani, spiritualisti e teologi vari). Vi è secondo lui una terza via possibile – e fondabile razionalmente – che pur inscrivendosi nella tradizione idealistica (non soggettiva ma oggettiva, e dunque platonico-hegeliana) non disdegna affatto di dialogare con le scienze. Semplicemente sostiene che la fisica-chimica non è in grado di spiegare tutto: la realtà e molteplicità dell’essere è più varia e più ricca di quanto le leggi fisiche possano ricomprendere. La mente non è riducibile alla materia, che non è così in grado di assorbirla integralmente.
Nel brano riportato qui sotto, in breve, il programma nageliano (o la speranza-progetto che vi sta dietro):

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L’anima? Nient’altro che un grafema!

mercoledì 21 marzo 2012

[Sommario: New Realism – Dualismo immaginario – La lettera e lo spirito – Mente-tabula – Lo spirito in un iPad – Il corpo di Spinoza – La macchina di Cartesio – L’automa di Leibniz – Homme machine – L’osso hegeliano – Scritture essoteriche]

Ho letto con molto interesse Anima e iPad di Maurizio Ferraris. Mi è piaciuto innanzitutto il tono ben poco accademico, non so dire se per le eventuali contaminazioni popsophiche o per quel piglio militante che fa dell’autore uno dei più convinti assertori del cosiddetto nuovo realismo in filosofia (so che è uscito in questi giorni per Laterza il suo Manifesto del nuovo realismo, i cui contenuti essenziali si trovavano già in un articolo comparso su La Repubblica dell’8 agosto 2011 ). Il costante riferimento a pratiche sociali, linguaggi audiovisivi, film, letteratura, canzoni, fatti di cronaca e aneddoti rende piacevole la lettura, anche se immagino possa far storcere il naso a certi filosofi un po’ ingessati, nonostante l’eventuale professione di postmodernismo. Comunque mi interessa poco dare etichette o valutare le mode filosofiche del momento, e dunque vado subito al nocciolo.
Le tesi di fondo – per lo meno quelle che mi sembrano più interessanti e in sintonia con le questioni più volte discusse in questo blog – sono almeno due, che è poi una soltanto, e che si può inscrivere nel dibattito su che cosa si debba intendere per natura umana, e, conseguentemente, sulla peculiarità spirituale delle produzioni umane:
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Delle due l’una

lunedì 22 agosto 2011

Gira e rigira, vengo tirato per i capelli (che non ho) nelle questioni teologiche (che pure non cerco). Da più parti mi giungono sollecitazioni in tal senso – dio, teismo, ateismo sono anch’esse (come quelle identitarie) questioni che bruciano. Personalmente credo di averle risolte una volta per tutte tre decenni or sono, al mio primo impatto (vitalissimo e imponente) con la filosofia, quando la questione del divino si pose alla mia mente sotto una nuova luce: delle due l’una, o la fede o la ragione. Che, da un punto di vista logico, è nota anche come disgiunzione: o…o.
Ma è bene chiarire – anche perché l’espressione “una volta per tutte” in filosofia non vale granché. Nel momento in cui, però, la ragione – cioè quell’organo del pensiero che è solo una parte di esso e, se vogliamo, una parte esigua dell’intero fenomeno mentale (entro cui ricomprendo anche l’elemento sentimentale e passionale) – quando la ragione, dicevo, comincia ad occuparsi di questioni come quella teologica (ma, vorrei dire, di qualunque questione), non vi è spazio per altre modalità conoscitive. Nostra signora ragione si comporta in maniera tirannica ed esclusiva.

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Sinistro immaterialismo

lunedì 1 novembre 2010

Per quanto il simbolico vada sempre ricondotto al materiale, fatico non poco a ragionare in termini politici “classici”, in un’epoca in cui la sostanza delle cose è ridotta ad apparenza, a fatue e cangianti superfici, mentre regna sovrano il marasma del tanto peggio tanto meglio. Con oltretutto il desolante ed incontenibile spettacolo di una deriva cialtronesca e parolaia (quando non spudoratamente criminale) della classe dominante, mai stata dirigente quanto piuttosto digerente (e defecante) in questo povero paese. Anzi, pare proprio che al peggio non ci sia limite.
L’indecoroso spettacolo attraversa tutti gli schieramenti e (quasi) tutte le (de)formazioni politiche: naturalmente lo stile fascistoide, machista e volgare della destra italiana è diventato egemone e detta l’agenda politica, mentre la “sinistra” (o quel che ne rimane) balbetta ed esprime, al più, la questione della leadership per le prossime elezioni, ponendosi di nuovo (ed anzi, definitivamente) sul medesimo terreno dell’avversario.
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Extravagante sorella morte

lunedì 4 ottobre 2010

Ho ripreso in mano in questi giorni alcune opere di Luciano Parinetto, in vista della stesura di un contributo per una raccolta collettiva che dovrebbe essere pubblicata nel 2011 (decennale della morte). Tra le pagine di uno dei libri c’era un foglio (extra) vagante del testo di una poesia dedicata alla “Sorella morte”, che Luciano scrisse nel luglio del 2001, pochi mesi prima della fine. Si tratta di un testo molto denso, che in realtà richiama parecchi dei temi di cui il filosofo bresciano si era occupato, e che si potrebbe quasi considerare una “summa” del suo pensiero sulla natura umana e sul suo rapporto con il cosmo e la materia.
Ora non so dire che cosa Parinetto pensasse di San Francesco, anche se l’allusione alla sua laude è piuttosto esplicita. Da materialista e ateo (o, per meglio dire, in posizione che intenda prescindere da ogni teismo o trascendenza e dalle sue conseguenti negazioni), avrebbe forse laudato la sua scelta pauperistica ed anticipatamente anticapitalistica, il conflitto con il potere costituito, la sua vicinanza alla natura e la pietas che lo legava al cosmo. E ne avrebbe poi indicato limiti e contraddizioni, com’era nel suo stile eminentemente dialettico.
Ma qui conta di più una concezione epicurea della morte, che è interruzione di quel progetto infinito e diveniente che è il farsi dell’umano, inscritto in un farsi terrestre che lo ingloba, ma che resterebbe muto ed insensato (ad occhi umani), senza l’incessante tessitura di sé. E senza il desiderio di mutare ciò che è indegno.

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La torta e la glassa. Note sulla natura umana

giovedì 25 febbraio 2010

La cultura è una glassa, la biologia una torta
(C. Geertz)

Poiché negli ultimi tempi si sono generate lunghe discussioni – talvolta confuse per l’inevitabile sovrapporsi  ed accavallarsi dei temi – vorrei provare a fare il punto su quello che si sta manifestando come uno dei filoni più consistenti e persistenti del blog, e che lo ha caratterizzato fin dalla sua apertura: la questione della natura umana e del rapporto umano-naturale, con le loro inevitabili ricadute etico-politiche. Non vuole (né può) essere una sintesi esaustiva, né tantomeno la (mia) parola definitiva sull’argomento – anche perché nel quindicennio in cui me ne sono occupato c’è stato un divenire (non saprei dire se uno sviluppo o un “inviluppo”), ma certo un mutamento, delle mie opinioni in merito.
Sento l’esigenza però, onde evitare continui fraintendimenti (che pure ci saranno ugualmente), di chiarire per sommi capi il mio pensiero in proposito. E, insieme, di fornire alcune coordinate di base ai sopraggiungenti, o a coloro che vorranno partecipare alla discussione in un prossimo futuro.

1. Che siamo

L’inaggirabile orizzonte ontologico di ogni discussione resta la constatazione insieme logica ed empirica del nostro essere – o, per  meglio dire, del nostro essere in uno con l’essere. Siamo, e nel dirlo c’è l’autoevidenza assiomatica e non contraddicibile di quella particella verbale. Dico “siamo”, non “sono” non a caso: intendo così prendere le distanze da quella tradizione filosofica che trova la sua massima espressione nel cogito cartesiano, che tende insieme a  soggettivizzare la dimensione ontologica e ad espellerne l’elemento sociale, naturale, storico e biologico. Una prima presa di distanza dal riduzionismo, filosofico e scientifico che sia.

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Eigentlichkeit

martedì 16 febbraio 2010

Recensisco volentieri questo breve saggio di Vito Mancuso per almeno due ragioni: la prima è che affronta molti dei temi quotidianamente discussi su questo blog; la seconda è che non potevo lasciarmi scappare l’occasione di misurarmi con il fronte teologico – per quanto si tratti di una posizione aperta e, direi, illuminata, del campo cristiano, oggi minoritaria visto lo spazio occupato dalle posizioni reazionarie ed oscurantiste del Vaticano.

La prima domanda (da far tremare i polsi) che Mancuso si fa è: che cos’è la vita? – deviata ben presto sul binario del senso (e dunque dello sguardo antropocentrico su di essa). Tanto nella tradizione teologica o biblica quanto in quella filosofica si giunge inevitabilmente a delle antinomie, poiché sia la risposta “la vita ha senso” sia la contraria “la vita non ha senso” sono entrambe fondate. L’autore fa una scelta di campo (il senso), tenendo comunque d’occhio quel che succede nell’altro campo (questo è il suo pregio principale, credo), e dialogando di continuo con tradizioni di pensiero diverse.
Mancuso sostiene che la vita umana è libera, che l’uomo può scegliere che cosa essere, se limitarsi ad essere bios o no – e questa sua libertà è manifestata proprio da quell’antinomia, dal fatto che non riesce a darsi una risposta definitiva. L’oscillazione e l’indecisione costituiscono ontologicamente la sua stessa libertà. (Rilevo en passant una considerazione controcorrente, rispetto alle posizioni vaticane più retrive, a proposito della “sacralità” della vita e della sua “indisponibilità”, che a parere di Mancuso devono valere per quella altrui, non per la propria).

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