FEDE E RAGIONE, ovvero dell’oxymoros perfetto

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C’è una parola che va molto di moda da qualche tempo, che è “ossimoro”. Deriva dal greco oxymoros, ed è composta da oxùs, acuto e moròs, stupido: come dire capra con cavoli, cioè accostare due termini che non c’entrano l’uno con l’altro, o meglio che sono agli antipodi (basti come esempio quello della “guerra umanitaria”). Mi pare che parlare di “fede e ragione” sia uno dei tanti ossimori oggi ricorrenti. Proverò a mostrare perché.

Iuxta propria principia! – ecco che cosa dà sui nervi al conservatorismo teocratico di cui papa Ratzinger è l’estremo (e speriamo ultimo) celebre rappresentante – non diversamente dal “pensiero” di Osama Bin Laden, magari meno raffinato ma sostanzialmente identico. Tutto ciò che non è mosso dall’esterno (in ultima analisi da Dio: vi ricordate il detto “non si muove foglia che Dio non voglia”?), e che si prova a spiegare attraverso principi propri e razionali, ebbene ciò va respinto come foriero di relativismo e di nichilismo. Dalle concezioni cosmologiche all’autodeterminazione della donna, il fronte che separa l’eteronomia ecclesiastica e fideistica dall’autonomia umanistico-razionale sta tutta in quel principio discriminante.

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