Posts Tagged ‘mediterraneo’

Il pane e i gelsomini

mercoledì 23 febbraio 2011

Oggi nasce il nuovo uomo arabo, la nuova donna araba
– e questo gli occidentali se lo devono ficcare in testa!
(un giornalista egiziano)

Questa fu dunque una splendida aurora. Tutti gli esseri pensanti
hanno celebrato concordi quest’epoca.
Dominò in quel tempo una nobile commozione,
il mondo fu percorso e agitato da un entusiasmo dello spirito,
come se allora fosse finalmente avvenuta
la vera conciliazione del divino col mondo.
(un filosofo tedesco)

1. Venti anni dopo la “fine della storia” con il “crollo del comunismo” (ma da qualche parte c’era stato?); dieci anni dopo la fine della fine della storia con l’attacco alle Torri di New York; dopo il tentativo imperiale di esportare a suon di bombe la democrazia, finito piuttosto male; dopo la scoperta tardiva da parte dell’Occidente che non era più l’ombelico del mondo, ma che là fuori c’era una realtà multipolare e irriducibile ad unità; dopo l’avvio del secolo cinese; nel bel mezzo di questo processo ancora in divenire di eterna uscita dal Novecento, ben poco chiaro nella direzione che prenderà – ecco esplodere un bel quarantotto là dove gli occhi dell’Europa si posavano solo per esotiche vacanze o ataviche paure – gestite da amichevoli e però infidi tiranni…

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Trinacriablog – 7. Teoria e prassi del viaggio in generale e di quello siculo in particolare

martedì 1 settembre 2009

EtnaParco dei NebrodiGangi panoramicaGangi vecchi in piazzaMorgantina teatroPiazza Armerina S.Maria della NeveSofianaNoto balconeScicli

Dopo avere percorso oltre mille chilometri di strade secondarie interne alla Sicilia, avere attraversato i Peloritani e i Nebrodi e lambito le Madonie, essere andato alla ricerca del cuore dell’isola (una sorta di centro del suo centro); dopo avere visitato decine di città (molte delle quali piccole e poco note, e forse anche per questo le più belle, poste quasi sempre sopra rocamboleschi colli o poggi), avere ammirato le facciate di centinaia di chiese e palazzate di ogni epoca, veduto cupi dipinti, lignee agonie, gaginiani stucchi, cadenti balconi barocchi; calcato pietre e resti millenari, essermi perso lungo le sfuggenti linee delle colline divorate dal sole o ristorato all’ombra di fitte foreste di eucalipti, di faggi o di pinete… – ebbene, che cosa è rimasto di tutto ciò?

Il viaggio mostra sempre impietoso il lato inesauribile delle cose da attraversare, vedere, conoscere, in qualche raro caso da far proprie – così stridente con la sua natura transeunte ed effimera. Il viaggiatore reca sulla propria fronte il segno del rinvio e della provvisorietà, con quell’impronunciato ma visibile “tanto tornerò” in punta di lingua – anche se sa che non sempre sarà vero o possibile.
Del resto, come si possono visitare integralmente zone, paesi o città che contengono (o che sono contenuti in) luoghi naturali bellissimi, oggetti artistici innumerevoli e incastrati tra di loro come matrioske, spesso pregevoli quando non straordinari? Si può solo restare annichiliti dallo splendore e, storditi, ripetere quell’inutile ritornello: “prima o poi tornerò” – con la cauta aggiunta di un forse (come se tornando anche mille volte cambiasse davvero qualcosa!).

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Trinacriablog – 6. Stordimenti

martedì 25 agosto 2009

26.Caltagironemigranti eritrei sopravvissuti

Ho appreso la notizia della colpevole e programmata distruzione di 73 vite umane da parte di un’inedita alleanza criminale di vari stati mediterranei (tra cui il “nostro”), con la complicità del cinismo imperante, di mattina presto, mentre ero in viaggio verso Caltagirone. Attorno a me paesaggi trasognati e meravigliosi, mentre dalla radio colavano impietose quelle notizie, riguardanti una tragedia che si era oltretutto consumata nel tratto di mare verso cui ero diretto.
(Trentasei ore dopo avrei sostato di fronte a quel mare, intrico quant’altri mai di una millenaria storia di scambi e relazioni. Culla di mille civiltà. Oggi della più crudele e fetida delle inciviltà).
Ascoltavo, piangevo e mi guardavo attorno. Sgomento e impotenza accanto alla bellezza e alla gioia. Una lacerazione intollerabile che produceva una sorta di stordimento.
Arrivato a Caltagirone, a quelle sensazioni si è aggiunto lo “stordimento verticale” – quell’ossessivo guardare in alto, e poi in ogni direzione, che ad un certo punto diventa un non saper più dove posare lo sguardo – che le città siciliane, specie quelle intrise di barocco, inducono nel visitatore.
Caltagirone è un gioiello e un vertice di bellezza; quelle vite provenienti dalla martoriata Eritrea non sono più – e io rimango sempre più preda dello stordimento.