Posts Tagged ‘milano’

Selfie globale

venerdì 1 maggio 2015

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Expo 2015. Voglio essere malmostoso, come il cielo sopra Milano, oggi.
Dicono “nutrire il pianeta”, io dico risparmiarlo.
Dicono “universale”, io dico che chi dice universale è in malafede.
Dicono “energia per la vita”, io dico che non sanno quel che dicono.
Millantano idee, ma ci sono solo ideuzze: business, commercio, turismo e cemento (certo, reso trasparente da architetture e tecnologie avveniristiche).
Volevano farci credere che c’era una visione del futuro, ma io vedo soltanto una sterile autocelebrazione.
Ecco, di Expo 2015 rimane solo l’esposizione.
Un banale ed enorme selfie globale. Ribattezzatelo pure Selfiexpo 2015.
Resteranno sei mesi di quel nulla narcisistico che è la cifra del nostro tempo.

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Il flâneur

lunedì 11 agosto 2014

flaneurIl mio primo impatto serio con la filosofia – ne ho già narrato qui – avvenne esattamente 30 anni fa. Ed è indissolubilmente legato ad una persona – Franco Crespi – che da 3 anni non calca più questa terra. Non è un caso che utilizzi questa metafora (una delle tante perifrasi per non nominare la morte), dato che la sua figura è indissolubilmente legata a quella di un tipico flâneur cittadino. Un flâneur in verità un po’ ammaccato negli ultimi tempi, per ragioni di salute e di trascuratezza. Ma mi piace tornare col pensiero a quel 1984, l’anno in cui lo conobbi e in cui mi innamorai follemente della filosofia: lui fu uno dei tramiti seducenti e fascinosi di questo innamoramento che, tra alti e bassi, perdura tuttora, anche se è ormai più un amore consunto e abitudinario, con dei ritorni di fiamma sempre più rari (non è vero che è così, ma mi piace scriverne così, è letterariamente più interessante e romantico).
Ma torniamo alla flânerie crespiana: incedeva per le vie della città col suo metro e ottanta e la sua chioma argentea e svolazzante, gli occhi celesti (che talvolta guardavano chissà dove) e bisognava a tutti i costi percorrere chilometri e chilometri con lui, discutendo di ogni cosa, dato che pensare e camminare erano intimamente legati. Ma non parlo di un camminatore qualsiasi (camminare è anche l’andare ciondolante e svagato in campagna o quello ascendente e da marcia delle montagne – esistono molti camminatori, molti modi di camminare, così come molti modi di pensare), parlo proprio di un flâneur profondamente cittadino e radicato nella metropoli, allo stesso tempo antagonista, incazzoso ma anche sognante ed in perenne movimento.
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lunedì 30 maggio 2011

 

Se Milano

sabato 14 maggio 2011

Se non fosse diventata la capitale immorale d’Italia.
Se non fosse diventata la città più triste d’Italia.
Se la sua illuminata borghesia non si fosse rivelata come la più ottusa e oscena delle borghesie.
Se il suo proletariato di ieri – un tempo progressivo – non si fosse fritto il cervello.
Se il suo vero proletariato di oggi – caotico e multilingue – non fosse escluso dalla cittadinanza e dal voto.
Se non fosse diventata la città della ferocia anti-rom.
Se non fosse antropologicamente diversa.
Se la ‘Ndrangheta non l’avesse ghermita come un cancro alla gola.
Se la Compagnia delle Opere non l’avesse ghermita come un cancro alla gola.
(chissà quale delle due è peggio, e chissà che non sia un unico male)
Se l’Unico Vero Cancro e Valore – i dané – non l’avesse devastata con le sue metastasi.
Se la sinistra non avesse smesso di fare la sinistra.
(e se anch’io, che mi ritengo di sinistra, non mi fossi ritirato in campagna)
Se la Milano da bere, la Milano da pippare, la Milano modaiola, la Milano creativa (di cazzate) non fosse diventata l’unica Milano.
Se i poveri bimbi di Milano non fossero così soli (e così pochi).
Se avesse ancora un senso, urbanistico architettonico estetico, e non fosse diventata una città senza capo né coda, senz’anima, pronta a farsi divorare dal lucroso affaire dell’Expo.
E se…
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Ipocrisia analcolica

domenica 19 luglio 2009

alcool_e_giovaniA parte il forte odore di Stato etico (ma forse ha ragione il vecchio prussiano, in qualche misura lo stato non può non esserlo) – ciò che trovo davvero incredibile è che una classe politica dove è di casa l’ipocrisia, la doppia se non tripla morale, il fanatismo e il razzismo (questi però esibiti), l’apparenza e l’amore smodato per il denaro e il potere, il tutto condito da sniffate di bamba, festini e lupanari – si senta legittimata ad impartire lezioni di moralità a giovani e adolescenti. La paideia è cosa troppo seria per lasciarla nelle mani di lorsignori!

IT IS DIFFICULT

venerdì 30 gennaio 2009

jaar

Riporto qui sotto l’appello dell’artista cileno Alfredo Jaar, fino a pochi giorni fa in mostra all’Hangar Bicocca e allo Spazio Oberdan con “It’s difficult” e con la serie “Questions questions” (in cui si chiedeva:

“cos’è la cultura?” “la cultura è emergenza?” “in cerca della cultura a Milano”.), appello scritto in difesa di Cox 18 in cui invita tutti i milanesi a difendere lo spazio e definisce lo sgombero un “crimine vero e proprio”.

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MANI SULLA CITTÀ (rapaci, adunche, fasciste)

domenica 25 gennaio 2009

cox11

(Avvertenza: questo post trasuda rabbia, schifo e veleno, con qualche scurrilità. Eviti di leggerlo, dunque, chi ha lo stomaco delicato…)

L’ineffabile fascistissimo vicesindaco di Milano, ha detto chiaro chiaro quel che pensa di un pezzo importante della storia sociale, politica e culturale della città:
a) non ha (e non c’è) nessun valore se non quello della pecunia (cioè del “valore-valore”, quello vero), e diciamocela tutta, lo stabile di Conchetta per dove è posizionato varrà una bella somma, e mica ci si può far fregare dall’automatismo dell’usucapione, anche perché…
b) i frequentatori e gli attivisti dei centri sociali sono tutti terroristi, così come, per estensione, lo sono pure tutti i fautori del conflitto sociale (dunque sillogisticamente anch’io son terrorista!).
La figlia di Primo Moroni si chiede com’è che ci possa essere un’amministrazione così rozza e ignorante da voler spazzar via con uno sgombero la storia, i simboli, la memoria. In realtà, l’idea che questo comitato d’affari ha della città (anche in vista dell’Expo) è chiarissimo e si sostanzia nella triade decoro-denaro-dominio.
Meglio quindi che i giovani a venire trovino apparecchiata una bella tabula rasa, che non pensino troppo e che si rinchiudano nelle loro discoteche e nei loro pub alla moda, con i loro eterni aperitivi, le allegre sniffate di bamba e i macchinoni – purché consumino e non rompano troppo i coglioni agli onesti cittadini che lavorano. E che Milano diventi irreversibilmente e una volta per tutte, dopo il primo grandioso tentativo craxiano degli anni ’80, il laboratorio socio-antropologico del modello Mediaset modaiolo, festaiolo e calcistico-velinaro.

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