Posts Tagged ‘mirò’

In metamorfosi

venerdì 17 giugno 2016

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«Pietra sul sentiero, tu sei più forte di me! Albero nel prato, tu mi sopravviverai, e magari perfino tu, piccolo cespuglio di lamponi, e forse anche l’anemone ombreggiato di rosa.
Per un attimo sento più profondamente che mai la fugacità della mia forma e l’attrazione della metamorfosi – in pietra, terra, pianta di lampone, radice d’albero. La mia sete s’aggrappa al carattere stesso della caducità: a terra, acqua e fogliame secco. Domani, forse dopo domani, tra poco, presto, sarò te, sarò fogliame, sarò terra, sarò radice e non scriverò più parole sulla carta, non odorerò più il magnifico odore della violaciocca gialla, non girerò più con la parcella del dentista in tasca, non sarò più tormentato da pericolosi funzionari per il certificato di cittadinanza, ma nuoterò come nuvola nel blu, scorrerò come onda nel ruscello, germoglierò come foglia sul cespuglio, sarò nell’oblìo, sarò in metamorfosi mille volte attese».

(H. Hesse, Camminare)

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La mia Europa

venerdì 9 maggio 2014

Maig, 1968 by Joan Miro  http://www.easyart.com/scripts/zoom/zoom.pl?pid=33413

L’Europa di Leonardo e di Pico della Mirandola.
L’Europa di Marx e di Spinoza, di Giordano Bruno e di Vanini.
L’Europa dell’Umanesimo, del Rinascimento, dell’Illuminismo, della grecità.
L’Europa gotica, l’Europa delle libere città.
L’Europa dell’89, del ’48, del ’17.
L’Europa dei popoli, non delle nazioni.
L’Europa di Botticelli e di Rubens.
L’Europa di Munch, di Chagall, di Klimt, di Picasso, di De Chirico.
L’Europa di Rousseau e di Rimbaud.
L’Europa di Dante, di Shakespeare, di Goethe.
L’Europa di Dostoevskij e di Tolstoj.
L’Europa di Joyce, di Thomas Mann, di Proust, di Musil, di Cervantes.
L’Europa di Mozart, di Machaud, di Vivaldi, di Bach.
L’Europa di Beethoven, di Bruckner, di Mahler, di Shostakovich.
L’Europa di Artemisia Gentileschi, di Mary Shelley, di Rosa Luxemburg – e delle donne che avanzano.
L’Europa del ’68, del maggio, delle lotte studentesche e operaie.
L’Europa antiautoritaria, ribelle, libertaria, comunista.
L’Europa accogliente, multilingue, multicolore, multietnica, moltitudinaria.
L’Europa dei Lumières e di Fellini, di Ejsenstejn e di Murnau.
L’Europa del pop inglese, della psichedelia e del punk.
L’Europa del Volga, della Senna, del Rodano, del Reno, del Danubio.
L’Europa del Mediterraneo, del Mare del Nord e del Baltico.
L’Europa dei ghiacci e dei vulcani.
L’Europa dell’Alhambra e quella delle icone. Delle eresie, di Francesco d’Assisi e di Dolcino.
L’Europa di Newton e Einstein e quella delle “streghe”, dei mendicanti, dei pellegrini.
L’Europa della Resistenza.
L’Europa dei migranti – che vanno, e che vengono accolti.
L’Europa muta, senza voce, senza nome, senza volto dei militi ignoti, dei contadini, degli sfruttati, delle donne, delle minoranze.
La mia Europa è la nostra Europa, non la loro.
L’Europa di tutte e di tutti.

Amletismi – 18

sabato 15 marzo 2014

Mirò_Scala della fuga (o dell'evasione)

Sto prendendo maledettamente, esistenzialmente, visceralmente sul serio la questione della critica alla “società della stanchezza”: fare, produrre, pensare, parlare, leggere, scrivere, affastellare idee e plasmare concetti meno – viceversa contemplare, oziare, svagarsi, camminare, poetare, ascoltare musica, bere vino, ri-creare il corpo, passare del tempo con gli amici di più.
Insomma: lavorare meno, vivere di più. Togliere, non aggiungere, levare, non mettere, ritirarsi, non avanzare.

Psicosofie estive – 2. Pre-sumere

giovedì 4 luglio 2013

Blu III_ Mirò

Certo che ci vuole una bella dose di presunzione per intitolare un post Psicosofie estive – 1…, ma non per le psichìe e nemmeno per le sofìe, né per la loro discutibile commistione; in verità alludevo alla faccia tosta della numerazione seriale, come se contenesse in sé una garanzia certa del seguito (il numero 2, ovvero il qui presente, che pure avevo pensato e scritto subito dopo aver pubblicato il primo, e che quindi sarebbe potuto rimanere nel limbo della virtualità). E che dire del 2 che ammicca al 3?
Possiamo essere eterni quanto vogliamo, e considerare la morte un errore, una contraddizione, persino una figlia del nichilismo, ma in quel dubbioso succedersi dell’1, poi del 2 e (forse) del 3 – un succedersi ansiogeno e psichico, affetto da radicale incertezza – deve pur celarsi qualcosa di inafferrabile e tremendamente avverso alla nostra presunzione. Un pre-sumere che as-sume il sum, l’estì, come fondamento assoluto e indiscusso (è bene però precisare che è sul latino sumo=prendo, e non sum=sono che quei verbi sono costruiti).
Ed ecco allora la ragione di quel 2 tremolante posto subito dopo un 1 di pietra e prima di un 3 che è solo tratteggiato nella mia mente. E che oscilla indeciso tra essere e non-essere, essere e non-essere, essere e non-essere…